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	<title>Piero Ricca</title>
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	<description>Il Blog Di Piero Ricca</description>
	<pubDate>Sat, 10 May 2008 09:18:49 +0000</pubDate>
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		<title>Da Belo Horizonte</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Oct 2007 11:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Italiani all'estero</category>
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		<description><![CDATA[
La lettera di Francesco, italiano a Belo Horizonte, Brasile.   
Caro Piero,
mi chiamo Francesco, sono laureato in Scienze Politiche, compirò trent&#8217;anni a dicembre e ti parlo dal Brasile, Belo Horizonte per la precisione. A differenza degli altri amici che ti hanno scritto, la mia scelta è stata dettata non da ragioni professionali ma dall&#8217;amore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src=" http://www.itinerari-viaggi-vacanze.biz/img/Sudamerica/brasile/mappa.jpg" alt="" /></p>
<p>La lettera di Francesco, italiano a Belo Horizonte, Brasile.   </p>
<p>Caro Piero,</p>
<p>mi chiamo Francesco, sono laureato in Scienze Politiche, compirò trent&#8217;anni a dicembre e ti parlo dal Brasile, Belo Horizonte per la precisione. A differenza degli altri amici che ti hanno scritto, la mia scelta è stata dettata non da ragioni professionali ma dall&#8217;amore per una donna. Eppure, trasferendomi qui, non ho fatto che guadagnarci anche dal punto di vista della qualità della vita e della realizzazione personale, in tutti i campi. Lasciami fare una piccola premessa e poi capirai meglio. Anch&#8217;io ho avuto le mie esperienze professionali in Italia, quasi tutte deludenti, mal pagate e temporanee. Ho iniziato da studente universitario lavorando come operaio in un&#8217;azienda dolciaria. Questo contratto lo avevo ottenuto prima che fosse entrata in vigore la cosiddetta &#8220;legge Biagi&#8221;. Era un contratto temporaneo, il termine tecnico-giuridico era &#8220;lavoratore stagionale&#8221;, perciò lavoravo solo sei mesi l&#8217;anno. Però, proprio perché disponevo di un contratto a termine, prendevo il 20% in più di stipendio rispetto agli operai &#8220;fissi&#8221;. Inoltre godevo di ferie pagate, malattia e tredicesima; senza dimenticare che al termine del contratto mi veniva riconosciuta una liquidazione corrispondente più o meno ad una mensilità. Ma venne la &#8220;Biagi&#8221; ed iniziarono i problemi anche per me. Dopo l&#8217;esperienza da operaio ho lavorato per una società di comunicazione (lavoro interessante ma che non mi dava prospettive) e infine, prima di laurearmi e di recarmi in Brasile, ho trovato un posto con contratto co.co.co valido un anno in una cooperativa che gestiva le registrazioni audio ed eseguiva le trascrizioni delle udienze penali presso il Tribunale di Perugia. Ti dico solo questo: quando registravo le udienze prendevo solo 5 euro lordi ad ora e la cooperativa mi pagava OGNI TRE MESI SOLO IL 50% DI QUELLO CHE MI DOVEVA&#8230;<br />
Per non parlare del fatto che un&#8217;udienza poteva durare dieci minuti come dieci ore e naturalmente l&#8217;addetto alla registrazione doveva essere sempre presente, nonostante il contratto prevedesse totale libertà del lavoratore. Insomma, ogni giorno, io, studente universitario, dovevo dare la disponibilità totale della mia presenza e la durata della mia giornata di lavoro era decisa dal caso. Ma aspetta, non finisce qui. Scaduto il contratto ho continuato a lavorare in nero per questa cooperativa e non sai quante volte mi è capitato di lavorare sedendo accanto ad un giudice mentre si stava tenendo un&#8217;udienza di una persona accusata proprio di sfruttare lavoratori non in regola. Non è paradossale? </p>
<p>In seguito, sempre quando svolgevo la mia parte di &#8220;schiavo moderno&#8221;, è avvenuta una tragedia nella mia famiglia (praticamente sono rimasto solo). A seguito di questo ho avuto occasione di fare un viaggio in Brasile e qui ho conosciuto la mia attuale compagna, Zara. Morale della favola? Sono tornato in Italia, ho mandato a quel paese la cooperativa (che teoricamente mi dovrebbe ancora 1500 euro, che già so che non riceverò mai) mi sono laureato e mi sono trasferito a casa di Zara. E qui comincia la parte positiva. </p>
<p>Da bravo &#8220;scienziato politico&#8221; sapevo che il Brasile è un paese in crescita, ma in ogni caso mi aspettavo di trovarmi una realtà arretrata rispetto a quella italiana, anche dal punto di vista politico-istituzionale. Mi sbagliavo e di grosso. Alcuni esempi? Proprio in questi mesi in Brasile il Presidente del Senato è stato indagato per accuse di possesso e lavaggio di denaro sporco. Bene, tale Renan Calheiros si è rifiutato per settimane di dare le dimissioni. Ma la stampa gli é stata addosso costantemente, tutti i giorni i telegiornali aprivano le news con la sua foto accompagnata alle accuse pendenti sul suo capo, non poteva uscire dal Senato che subito veniva assalito dai fotoreporter, tutte le copertine dei giornali venivano dedicate a lui. Insomma, un vero assedio. Ebbene, alla fine Calheiros ha dovuto cedere e si è dimesso. Vuoi sapere di Lula? Lula è molto apprezzato dal popolo brasiliano, anche perchè sotto la sua presidenza il Brasile è cresciuto tantissimo ed ora sta diventando una potenza mondiale. Però Lula è all&#8217;inizio del suo secondo mandato e già tutti parlano di chi sarà il suo successore. Lula potrebbe ricandidarsi ma nessuno prende in considerazione questa ipotesi, nemmeno lo stesso Presidente. Il perché? Perché una sua terza elezione, parole sue, &#8220;potrebbe costituire un precedente pericoloso per la democrazia&#8221;. Proprio come i nostri politici&#8230; Ma parliamo della vita quotidiana. Internet? Il collegamento a 56 kb è GRATIS per tutti, si paga solo la banda larga (a prezzi molto ragionevoli). Vuoi fare un deposito in banca? Niente fila, qui l&#8217;internet banking è molto più diffuso che in Italia e se non sai usare internet puoi fare tutto con gli sportelli bancomat, ci puoi addirittura fare depositi con contanti o con assegni. Gli uffici pubblici per il cittadino? Hanno tutti dei distributori di acqua gratuita per gli utenti ed è sempre prevista una fila privilegiata per anziani, donne incinta e portatori di handicap. L&#8217;ambiente? Nonostante il Brasile sia un paese produttore di petrolio (e questo pochi lo sanno) e quindi autosufficiente da questo punto di vista, come ben saprai è proprio qui che è nato il famoso biodiesel. Per questo ormai il 70 per cento delle auto qui è flex, cioé puó andare indifferentemente ad alcol o a benzina. Solo che l&#8217;alcol costa il 30% in meno e quindi avrai giá capito quale combustibile la gente preferisce. E infatti grazie a questa risorsa verde lo smog da auto praticamente qui non esiste. Certo, non voglio dire che il Brasile sia la Svizzera; ma, credimi, anche in questa parte a Sud del mondo ormai sono più avanti di noi. </p>
<p>La mia situazione personale? Fino adesso sono andato avanti dando lezioni private di italiano, ma a breve otterrò la &#8220;permanençia&#8221; e potrò lavorare come un normale cittadino brasiliano, con un contratto vero. E poiché la mia laurea europea qui in Brasile ha un grande valore, ho giá diverse ed interessanti offerte di lavoro da vagliare. In pratica stanno aspettando la mia regolarizzazione e stanno facendo a gara a chi mi offre di più. Proprio come succede in Italia con i giovani laureati&#8230;<br />
Ah, dimenticavo, il prossimo mese io e Zara ci sposiamo.</p>
<p>Un saluto, Francesco</p>
<p>PS: Per chi volesse saperne di piú: www.zaraetripo.blogspot.com
</p>
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		<title>Da Berlino</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2007/10/26/da-berlino/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2007 10:15:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Italiani all'estero</category>
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		<description><![CDATA[
Ancora lettere dall&#8217;estero. Pubblico quella di Fabrizio, da Berlino. A seguire una dal Brasile. QUI trovate un resoconto video della manifestazione per la Lista Civica nazionale del 6 ottobre a Roma.
Caro Piero,
anch&#8217;io ho scelto la via dell&#8217;esilio verso una prospettiva di lavoro futura.
Io sono un musicista, ho terminato gli studi di pianoforte l&#8217;anno scorso a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/travelblog/portadibrandeburgo.jpg" alt="" /></p>
<p>Ancora lettere dall&#8217;estero. Pubblico quella di Fabrizio, da Berlino. A seguire una dal Brasile. <a href=" http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Search&#038;testo=dal+v-day+alla+lista+civica+nazionale&#038;tipo=testo">QUI</a> trovate un resoconto video della manifestazione per la Lista Civica nazionale del 6 ottobre a Roma.</p>
<p>Caro Piero,</p>
<p>anch&#8217;io ho scelto la via dell&#8217;esilio verso una prospettiva di lavoro futura.<br />
Io sono un musicista, ho terminato gli studi di pianoforte l&#8217;anno scorso a Roma, col massimo dei voti. Ma già sapevamo tutti quanti, io e i miei compagni di corso, che ciò non sarebbe servito a nulla. La vita di un musicista è dura ovunque, ma in Italia la situazione è veramente imbarazzante. Se la cultura è all&#8217;ultimo posto nelle manovre finanziarie, la musica è considerata l&#8217;ultima delle arti. E pensare che ogni anno c&#8217;è un uomo che su Rai uno parla del festival di Sanremo come di una vetrina mondiale per la musica italiana&#8230; Mi si accappona la pelle. </p>
<p>Abbiamo poche orchestre, e quelle poche che ci sono non sono neanche lontanamente comparabili all&#8217;orchestra più scarsa francese o tedesca.</p>
<p>Prospettive? insegnare nelle scuole dell&#8217;obbligo dov&#8217;è previsto l&#8217;insegnamente della musica, perché tra l&#8217;altro non è un insegnamento obbligatorio. Inoltre, essendo l&#8217;unico sbocco possibile, tutti i diplomati nei conservatori fanno quello. </p>
<p>Da quando sono a Berlino ho respirato un&#8217;aria così frizzante, così piacevolmente piena di cultura, che non c&#8217;ho pensato due volte: voglio vivere qui, dove le persone normali vanno a sentire concerti, dove la gente ti guarda con rispetto se dici che sei un musicista; in Italia ti rispondono: &#8220;Musicista? carino, poi che altro fai?&#8221;. </p>
<p>Ma la cosa veramente impressionante è vedere come sono trattati gli studenti: sono portati sul palmo della mano dalle istituzioni; hanno tutto quello che uno studente può sperare di avere per poter lavorare e costruire il suo futuro e quello del Paese che lo ospita: mezzi gratis, riduzioni su tutto, affitti bassissimi, e tasse universitarie ridicole (con strutture di eccellente qualità). Un esempio di cosa vuol dire investire sul futuro.<br />
Da noi uno studente cosa ottiene? Un euro di sconto alla mensa dell&#8217;università, quando va bene.</p>
<p>La burocrazia c&#8217;è, le regole ci sono, come da noi. Con una differenza, si rispettano le regole perché il sistemi funzioni per tutti. Un esempio. Quando ho preso una multa in metro ho provato col pianto greco all&#8217;italiana, e mi sono accorto che non avrebbe mai funzionato con la signora dell&#8217;ufficio multe (in effetti io la tessera mensile l&#8217;avevo acquistata; ho dimenticato il portafogli a casa, quindi ero anche nel giusto&#8230;) ma tant&#8217;è: le regole sono le regole. Talvolta è dura come mentalità, e non stupisce che poi i tedeschi abbiano molte più turbe psichiche delle nostre; tuttavia è un conforto sapere che c&#8217;è uno Stato presente nel vero senso del termine, lo Stato che aiuta ed è al servizio dei suoi cittadini. </p>
<p>Non nego che è dura anche qui, ma ci sono senz&#8217;altro ottimi motivi per sperare bene.<br />
L&#8217;arte qui è di casa. E questo per me è fondamentale.</p>
<p>Ti mando un caro saluto, avevo perso le speranze che potessero esistere ancora uomini liberi. </p>
<p>Fabrizio Tentoni
</p>
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		<title>Da Londra</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2007/10/19/da-londra/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 15:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Italiani all'estero</category>
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La lettera di Luigi, architetto napoletano a Londra.
Caro Piero,
mi aggiungo a tutti i fratelli (d&#8217;Italia) costretti ad emigrare dal
loro Paese perché stanchi di dover sempre chinare il capo e chiedere aiuto
a questo politico o a quel vescovo.
In verità devo ammettere che io non ci ho neanche provato, per essere più
precisi non mi è stata data [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src=" http://www.oldmapviaggi.com/pdc/immagini/londra1(2).jpg" alt="" /></p>
<p>La lettera di Luigi, architetto napoletano a Londra.</p>
<p>Caro Piero,</p>
<p>mi aggiungo a tutti i fratelli (d&#8217;Italia) costretti ad emigrare dal<br />
loro Paese perché stanchi di dover sempre chinare il capo e chiedere aiuto<br />
a questo politico o a quel vescovo.<br />
In verità devo ammettere che io non ci ho neanche provato, per essere più<br />
precisi non mi è stata data nemmeno la possibilità di provare.<br />
Ho 27 anni, sono di Napoli, mi sono brillantemente laureato in architettura lo scorso anno e<br />
quando, dopo qualche settimana, mi sono presentato nello studio del<br />
professore che mi ha seguito, lui senza troppi preamboli mi ha detto di<br />
andare via dall&#8217;Italia perché non c&#8217;è posto per nessuno, a cominciare<br />
dall&#8217;università, in cui ormai non cambiano neanche più i nomi sulle<br />
scrivanie tanto se le passano di padre in figlio come fossero un titolo<br />
nobiliare. Sconvolti, ma non troppo, da queste crude dichiarazioni, io e la<br />
mia compagna, anche lei architetto, decidemmo di fare i bagagli e partire.<br />
Venimmo a Londra, dove viviamo e lavoriamo da più di un anno. Si hai capito<br />
bene, lavoriamo, abbiamo una bella casa al centro di Londra e, cosa ancora più<br />
incredibile, riusciamo a rispiarmare, a mettere ogni mese qualcosa da parte<br />
per poter un giorno, non so, comperare un casa, aprire una nostra<br />
attività. Tutte cose che nel nostro Paese e nella nostra città<br />
ci sarebbero state negate. Probabilmente ora saremmo ancora a casa dei nostri<br />
genitori lavoricchiando come schiavi in qualche studio per 400 euro al mese.<br />
Lo so è difficile, ci vuole tanto coraggio e tanta forza per stare lontano<br />
dai tuoi genitori, dai tuoi fratelli e dai tuoi amici, ma qui tutto è<br />
diverso. Quel che più mi ha colpito in questo anno è il rispetto che si<br />
ha per il lavoro e per la preparazione, qui il concetto di &#8216;lavoro nero&#8217;<br />
non esiste. Ho provato a spiegarlo ai miei colleghi ma a loro sembra<br />
qualcosa di fantascientifico: lavorare senza contratto, senza tassazione e<br />
senza una posizione riconosciuta è inconcepibile.<br />
E&#8217; vero, quando parli dell&#8217;Italia la battutina sulla mafia esce sempre, ma<br />
non ci sono preconcetti o pregiudizi, se fai il tuo lavoro onestamente e con<br />
impegno non importa da dove vieni, che dio veneri, di che colore hai la<br />
pelle o con chi fai l&#8217;amore. Nel mio studio siamo in tredici e di sei nazionalità<br />
differenti. E&#8217; cosi`ovunque, la multiculturalità qui è una realtà.<br />
L&#8217;informazione funziona, i trasporti pubblici sono, forse, i più cari al<br />
mondo ma funzionano: se la metro fa un minuto di ritardo l&#8217;autista ti chiede<br />
scusa ad ogni fermata; ci sono, dove possibile, piste ciclabili e zone<br />
verdi, tutti i musei sono gratis (perché la cultura è di tutti). Le tasse<br />
(il livello è paragonabile a quello italiano per il lavoro dipendente con quattro<br />
fasce di contribuzione) vengono direttamente prese dal tuo stipendio così<br />
non ti devi preoccupare di nulla e ogni anno, se hai pagato qualcosa in più<br />
ti viene immediatamente restituita. Aprire una partita iva non costa quasi<br />
nulla e cominci a pagare tasse solo se superi le 5000 £ di guadagno in un<br />
anno (ovviamente solo se non hai altri redditi). Aprire, chiudere, gestire<br />
un conto in banca non costa niente, per i conti base. Sono anni<br />
ormai che le unioni gay sono riconosciute dalla legge allo stesso modo di<br />
quelle etero. Insomma le differenze sono abissali, quelli che da noi sono<br />
obiettivi qui sono ormai diritti consolidati. Non so se mai tornerò in<br />
Italia, ma certo non ora, ormai mi sento lontano anni luce, vedo le cose in<br />
un&#8217;altra prospettiva. Io amo il mio paese. Qualcuno potrebbe dire che sono<br />
un codardo che è scappato senza lottare, che ha preferito andare via<br />
piuttosto che impegnarsi personalmente. Non so, forse è la verità.<br />
Personalmente ho deciso di vivere la mia vita nel migliore modo<br />
possibile e se il mio paese non mi dà la possibilità di farlo, di<br />
costruirmi una mia vita, allora non mi sento un vigliacco ma forse un esule.</p>
<p>Grazie.</p>
<p>Luigi</p>
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		<title>Da Delft</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2007/10/19/da-delft/</link>
		<comments>http://www.pieroricca.org/2007/10/19/da-delft/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 11:11:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Italiani all'estero</category>
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		<description><![CDATA[
La lettera di Gianni, ricercatore a Delft, Olanda.
Ciao Piero,
ti scrivo anch&#8217;io dall&#8217;Olanda, ma spero di dire cose nuove.  Sono già tre anni che sono a Delft, una cittadina di 80mila abitanti a metà strada tra Rotterdam e L&#8217;Aja. Faccio il ricercatore presso una famosa università tecnica, molto frequentata da stranieri da tutto il mondo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src=" http://theocornelissen.sp.nl/images/delft2.jpg" alt="" /></p>
<p>La lettera di Gianni, ricercatore a Delft, Olanda.</p>
<p>Ciao Piero,</p>
<p>ti scrivo anch&#8217;io dall&#8217;Olanda, ma spero di dire cose nuove.  Sono già tre anni che sono a Delft, una cittadina di 80mila abitanti a metà strada tra Rotterdam e L&#8217;Aja. Faccio il ricercatore presso una famosa università tecnica, molto frequentata da stranieri da tutto il mondo. Ricercatore devo dire per scelta perché lavorare in un&#8217;azienda davvero non è impossibile, ma la vita accademica, seppur remunerata un po&#8217; peggio, offre una eccezionale flessibilità.<br />
 Alla fine degli studi in ingegneria a Roma ero depresso e stanchissimo, desideravo la pensione. Fortunatamente non ho avuto tempo neanche per riposarmi una settimana che gia mi avevano &#8220;convocato&#8221; qui per iniziare un (per loro) misero anno di contratto. Che poi sono diventati due, e ora ho un altro tipo di trattamento. Con i miei attuali 2700 euro lordi mensili, 43 giorni di ferie PAGATI e che prendo quando mi pare e piace, diversi benefit e un ambiente di lavoro stimolante e internazionale non potrei INIZIARE meglio. Incredibile a dirsi, qui in Olanda chi fa il ricercatore è considerabile uno sfigato!<br />
Sorvolo sulla qualita dei servizi pubblici, argomento gia trattato in altre lettere, volevo solo portare la mia testimonianza per quei poveri appassionati di scienza che in Italia purtoppo sono brutalmente ridotti a fare doppi e tripli lavori per produrre qualcosa e magari vivere.<br />
Ultime due cose.<br />
- Al mio dipartimento quest&#8217;anno si sono prodotte decine di pubblicazioni, report tecnici e consulenza varia, che significa soldi immediatamente reinvestiti in uffici, computer fiammanti e corsi di aggiornamento: no comment. Il mio boss, il professore di cattedra, ha 38 anni e una visione moderna ed eclettica della ricerca.<br />
- La mia ragazza, che guadagna appena meno di me, con soli 4 anni di contratto ha chiesto un mutuo di 150mila euro, concessogli perché un ingegnere può solo guadagnare di più da queste parti. </p>
<p>L&#8217;Olanda non è l&#8217;Italia, e forse come l&#8217;Italia non c&#8217;e nulla al mondo, ma - maledizione - come si fa? </p>
<p>Saluti, Gianni </p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Da Dusseldorf</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2007/10/18/da-dusseldorf/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2007 12:33:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Italiani all'estero</category>
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		<description><![CDATA[
Landscape di Dusseldorf, dalla riva del Reno.
Come anticipato nel precedente post, pubblico di seguito la lettera del mio amico Luigi da Dusseldorf. Vi ricordo ancora il Mondadori day, sabato 27 ottobre. 
Caro Piero, 
mi unisco al coro degli espatriati che leggono il tuo blog e che ogni tanto si vergognano di essere italiani. Mi chiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/luigiviggiano/sets/72157601024325643/" title="Condivisione di foto"><img src="http://farm2.static.flickr.com/1003/831318661_0adf2c19d7.jpg" width="500" height="375" alt="The Rhein" /></a><br />
<em>Landscape di Dusseldorf, dalla riva del Reno.</em></p>
<p>Come anticipato nel precedente post, pubblico di seguito la lettera del mio amico Luigi da Dusseldorf. Vi ricordo ancora il <a href=" http://www.pieroricca.org/2007/10/09/27-ottobre-mondadori-day/">Mondadori day</a>, <strong>sabato 27 ottobre</strong>. </p>
<p>Caro Piero, </p>
<p>mi unisco al coro degli espatriati che leggono il tuo blog e che ogni tanto si vergognano di essere italiani. Mi chiamo Luigi, ho 30 anni, sono un torinese da qualche mese trapiantato a Dusseldorf. Ho letto la lettera di Fabrizio dall&#8217;Olanda, e voglio precisare che nel mio caso non ho riscontrato lo sberleffo e il disprezzo verso il nostro popolo. Qui in Germania, di italiani ce ne sono tanti, e forse si sono ben distinti. Fatto sta che non mi capitano apprezzamenti sconvenienti. Anche se di recente, a qualche chilometro da qui, c&#8217;è stata la tristemente famosa strage di Duisburg. A proposito dell&#8217;episodio, forse noi italiani non ci facciamo più caso se la mafia sparge sangue tutti i giorni per le nostre strade, ma qui la cosa ha impressionato tutti profondamente. Non esiste che un&#8217;organizzazione mafiosa regoli i suoi conti in questo modo in Germania&#8230; Vista dal popolo tedesco e dagli italiani che vivono in Germania, è davvero stata una cosa imbarazzante. Vergognosa.<br />
Anche la censura preventiva del tuo blog, ad opera di un giornalista abusivo, ha dell&#8217;incredibile, vista da un luogo dove la libertà di parola è qualcosa di più che un articolo scritto sulla carta.<br />
E&#8217; capitato anche a me di parlare dell&#8217;Italia con stranieri e quando si parla di certi personaggi l&#8217;equazione Puffone=Mafia e Politici Italiani=Corrotti, è ben conosciuta all&#8217;estero. Ma al di là di questo, penso che siamo apprezzati e ci riconoscono la dignità che come popolo meritiamo. Non so come ci vedono: forse per loro siamo un popolo sfortunato che è un po&#8217; meno distante di tanti altri. D&#8217; altronde noi italiani non prendiamo in giro i cinesi o i birmani per il fatto che vivono oppressi da una dittatura. Loro hanno le dittature, noi abbiamo la Mafia e la Malapolitica. Che poi sono la stessa cosa. </p>
<p>Per quanto riguarda me, io sono venuto qui perché il mio lavoro (programmatore di computer) è più richiesto ed apprezzato, anche dal punto di vista economico. La qualità della vita è ottima mentre il costo della vita è più basso rispetto alla mia città.<br />
Ti racconto qualcosa di Dusseldorf, qualcosa della vita di tutti i giorni. La città è bella e pulita. Le persone ci tengono che lo sia: una volta una signora in bicicletta ha sgridato un nostro collega perché ha gettato un mozzicone di sigaretta a terra. Strano eh? Ci tengono davvero a vivere in un luogo decoroso, immaginate quella signora come reagirebbe a vedere una Napoli sommersa dai rifiuti.<br />
I mezzi pubblici sono un po&#8217; costosi ma funzionano bene, spaccano il secondo, sono puliti e non sono le scatole di sardine a cui ero abituato in patria.<br />
Ci sono piste ciclabili ovunque, e devi stare attento a non camminarci sopra se non vuoi far arrabbiare i ciclisti. Con la bici puoi salire in pullman, e attraversare la città.<br />
Andare in giro in macchina è un po&#8217; complicato: ovunque i parcheggi sono a pagamento, ma le autostrade sono gratuite, e le strade cittadine sono scorrevoli. Prendi un verde e vai dritto fino a destinazione. Da noi, lo sappiamo: ti fermi col rosso ad ogni semaforo, così qualche sindaco può guadagnare voti bastonando i lavavetri (che qui non esistono).<br />
L&#8217;aria è pulita, e si sente. C&#8217;è un sacco di verde, ci sono parchi, ed è bello passeggiare la sera lungo il Reno. E&#8217; proprio una bella città.<br />
Le persone sono gentili e disponibili verso gli stranieri. Forse perché Dusseldorf è piena di stranieri. Trovandoti con una cartina in mano, gli abitanti si avvicinano per chiederti se hai bisogno di aiuto a trovare la strada. A me è capitato due volte.<br />
Quasi tutti parlano inglese: giovani e anziani, anche in panetteria ti rispondono senza problemi.<br />
Alla sera le vie del centro sono piene di giovani, che (purtroppo) bevono come spugne e lasciano bottiglie in giro, ma al mattino tutto è magicamente pulito e in ordine.<br />
I tedeschi fanno raccolta differenziata su tutto. Quando compri qualcosa in bottiglia paghi una sovrattassa per lo smaltimento sul vuoto, ma se riporti la bottiglia in negozio ti rimborsano. Così un modo per arrotondare per i poveri è raccogliere le bottiglie in giro per la città. Nei supermercati, all&#8217;uscita c&#8217;è uno spazio per lasciare gli imballaggi inutili, e comprare detersivo alla spina. </p>
<p>Da quello che ho sentito, la pressione fiscale è paragonabile a quella italiana, le tasse vengono prelevate direttamente dal tuo conto e così anche le restituzioni crediti. Alle famiglie ci sono notevoli sconti e sono possibili molte detrazioni. Però i servizi pubblici esistono e funzionano BENE. Pare che se rimani senza lavoro hai il sussidio per un certo periodo. Non so quanto siano stipendiati gli amministratori locali e i politici, ma a differenza del nostro paese, loro si guadagnano il loro stipendio e si vede.</p>
<p>Da quando sono in Germania, ho il cuore sereno, non mi arrabbio più quando vedo il Puffone e il Mortadella che si scambiano favori, e provo soltanto pena quando ne leggo notizie.<br />
Non so ancora se e quanto resterò, ma una cosa che comincia ad essere certa, è che in Italia non mi conviene vivere. Per fortuna il mondo è grande. </p>
<p>Luigi </p>
<p>P.S. Se volete vedere Dusseldorf, fate <a href="http://www.flickr.com/search/?q=dusseldorf">un salto su flikr</a>.
</p>
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		<title>Da San Francisco</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2007 11:43:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Italiani all'estero</category>
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		<description><![CDATA[
Continuo a ricevere lettere dall&#8217;estero. Dedicherò una pagina del blog a chi mi scrive da fuori Italia. Ne pubblico un&#8217;altra: di Paolo, da San Francisco. A seguire la lettera di Luigi, da Duesseldorf. Vi ricordo il Mondadori day, sabato 27 ottobre. 
Caro Piero,
mi sono trasferito negli Stati Uniti (Berkeley, California) per una serie di coincidenze, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src=" http://161.58.103.51/calahec/Portals/0/san-francisco.jpg" alt="" /></p>
<p>Continuo a ricevere lettere dall&#8217;estero. Dedicherò una pagina del blog a chi mi scrive da fuori Italia. Ne pubblico un&#8217;altra: di Paolo, da San Francisco. A seguire la lettera di Luigi, da Duesseldorf. Vi ricordo il <a href=" http://www.pieroricca.org/2007/10/09/27-ottobre-mondadori-day/">Mondadori day</a>, sabato 27 ottobre. </p>
<p>Caro Piero,</p>
<p>mi sono trasferito negli Stati Uniti (Berkeley, California) per una serie di coincidenze, ma la motivazione si può riassumere in questo modo: voglia di cambiare aria e di ricominciare qualcosa di nuovo. Non per &#8220;cercare fortuna&#8221;. Ora vivo qua da oltre sette anni, l&#8217;Italia mi manca ma non ci tornerei a vivere. Ci sono in realtà una serie di pro e contra, dal mio punto di vista e in base alla mia esperienza s&#8217;intende. Mi soffermo brevemente sui pro, quelli principali.<br />
Innanzi tutto nella zona in cui vivo (San Francico Bay Area) convivono persone appartenenti alle etnie, culture e religioni più disparate. Questa diversità si traduce in una comunità assai interessante ed eccitante. In Italia, specie al nord, si respira invece un&#8217;aria completamente diversa. C&#8217;è una diffusa insofferenza nei confronti della diversità: chi ha paura delle moschee, chi dei gay, chi guarda agli extracomunitari con sospetto, chi come agli animali nello zoo o come a quelli venuti a rubare il lavoro. Questa mediocrità culturale mi deprime.<br />
Altra ragione è il lavoro, che nel mio caso è il campo dell&#8217;informatica. Negli USA un&#8217;azienda ti assume e ti rispedisce a casa senza tante storie, talvolta pure senza preavviso. Esperienza<br />
provata sulla pelle mia e di molti miei colleghi. Ma non esiste il concetto di precariato perché, almeno in questa zona, di lavoro ce n&#8217;è tanto. Le aziende cercano di tenersi strette le persone migliori, anche perché potenzialmente potrebbero trovare offerte migliori. In una tipica azienda italiana, invece, ogni semestre ti si presenta puntuale qualche bellimbusto col fazzolettino, a piangere di mancati guadagni, per evitare che qualche sprovveduto si metta in testa di chiedere aumenti.</p>
<p>Ciao, Paolo</p>
<p>Web: http://pguiducci.com<br />
Blog: http://pguiducci.com/blog</p>
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		<title>Da Breda</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Oct 2007 14:21:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Italiani all'estero</category>
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Un&#8217;altra lettera: di Fabrizio, da Breda, Olanda.
Caro Piero,
accolgo il tuo invito a raccontare i pareri degli europei nei nostri confronti. Mi chiamo Fabrizio, ho 29 e sono uno dei tanti laureati e &#8220;masterini&#8221; di Pescara (Abruzzo). Dopo continue frustrazioni sul lavoro (incapaci che ti fanno carriera davanti perché sono amcici di&#8230;), due anni fa decisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src=" http://rimaweb.com/reservations/europa/olanda/olanda_map.jpg" alt="" /></p>
<p>Un&#8217;altra lettera: di Fabrizio, da Breda, Olanda.</p>
<p>Caro Piero,</p>
<p>accolgo il tuo invito a raccontare i pareri degli europei nei nostri confronti. Mi chiamo Fabrizio, ho 29 e sono uno dei tanti laureati e &#8220;masterini&#8221; di Pescara (Abruzzo). Dopo continue frustrazioni sul lavoro (incapaci che ti fanno carriera davanti perché sono amcici di&#8230;), due anni fa decisi con la mia ragazza di lasciare l’Abruzzo (buono per pensionati e vacanzieri) per vedere cosa offriva l’Europa ad uno come me pieno di ambizione e voglia di fare.<br />
Dapprima ho scelto Londra, dove ho vissuto per quasi due anni ed ora sono a Breda (in Olanda), da luglio. Non ti nascondo che l’impatto è stato traumatico, per la lingua (la pronuncia londinese è terribile) e per le altre iniziali difficoltà che si trovano quando uno si trasferisce all’estero. Mi ha colpito molto tuttavia la facilità nel trovare lavoro qualificato (qui puoi scegliere tra permanente e temporaneo e, nel secondo caso, la paga è circa il 20% superiore perché ti viene pagata la temporaneità, al contrario dell’Italia). Dalle nostre parti se trovi un lavoretto interinale da impiegato sei fortunato (o raccomandato!).<br />
In Inghilterra deridono e disprezzano l’Italia, come anche i miei attuali colleghi che provengono da Olanda, Belgio e Francia. E man mano che leggevo i giornali internazionali ho capito perché&#8230;<br />
Alll’estero c’è moltssima informazione su tutti i Paesi europei (al contrario di noi che parliamo solo di politica interna e del Papa) e sanno chi sono Berlusconi, Dell’Utri, Mastella, Cuffaro, la lega nord e compagnia bella. Ci trovano ridicoli e da non prendere sul serio (e difatti è cosi!) ma abbiamo una terra buona per le vacanze, per il cibo, utile per installare basi militari e acquistare aziende o banche (come la Antonveneta). Tutti gli europei sanno dei legami tra mafia e politica, del monopolio del sistema radiotelevisivo, del mercato frenato dalla politica, di Fazio che faceva arbitro e tifoso nella banca popolare di Lodi, del flusso migratorio, della prostituzione e della droga al di fuori di ogni controllo.<br />
Qui si fanno le matte risate per il caso Mele, per Selva, per i pompieri che vengono accolti a fucilate se cercano di spegnere un incendio, della Cicciolina in Parlamento e della Zarri nel circolo delle libertà, degli stipendi dei parlamentari italiani (5 volte quello del Belgio!), del Mastella ministro della Giustizia, di Berlusconi che deve avere l’immunità per andare a parlare al Parlamento europeo, insomma siamo una barzelletta europea! Però ho notato ammirazione per Prodi e per Antonio Di Pietro, per quello che stanno cercando di fare e fatto. Ma non riescono a capire perché non ci diamo da fare e perché il comico Grillo sia più politico dei politici. Sanno che per fare carriera ci vuole la raccomandazione (loro dicono “political guy&#8221; e “in Italia non è importante cosa conosci ma chi conosci”) e che il nostro principale interesse è per il cibo e le donne.<br />
La sentenza di un giudice tedesco (vecchia di un anno, tra l’altro) su uno stupro ad opera di un sardo inquadra perfettamente come vedono il sud Italia: una zona di cavernicoli e selvaggi con mentalità mafiosa e retrograda. In Europa l’Italia è sempre associata al film &#8220;il Padrino&#8221;, certezza rafforzata dalla strage di Duisburg in Germania di poco tempo fa. Anzi ti dico che per qualche settimana dopo l’episodio, quando chiamavo i colleghi con il dito sorridendo mi dicevano: ”non mi sparare eh!”<br />
Questa è l’Italia vista dall’Europa, ora capisci perché nei tg italiani non leggono mai giornali stranieri o non fanno interviste a politici stranieri su cosa pensano dell’Italia?<br />
L’Italia è l’ultima in Europa per investimenti dall’estero e magari i nostri tg potrebbero spiegare agli italiani per quale motivo, ma sono troppo impegnati a mentire quotidianamente al telespettatore.<br />
Comunque, a parte queste note negative resto ottimista e credo che l’Italia ce la possa ancora fare. Il primo passo, secondo me, dovrebbe essere quello di mettere l’Adsl in tutta Italia, in modo da elevare l&#8217;accesso all&#8217;informazione.<br />
A Milano e dintorni forse non si percepisce con chiarezza l&#8217;ignoranza che c’è al Sud, un freno per tutta l’Italia. Ciao a tutti,</p>
<p>Fabrizio Cardinale </p>
<p><strong>ps</strong></p>
<p>Consiglio a tutti gli italiani una esperienza di almeno sei mesi a Londra perchè fa davvero curriculum. Moltissime aziende europee che cercano figure di livello medio-alto si rivolgono ad  agenzie di recruiting londinesi. Anch&#8217;o sono arrivato in Olanda da Londra grazie ad un recruiter londinese. Per informazioni www.italianialondra.com, www.flatmateclick.co.uk, www.reed.co.uk, www.monster.co.uk.</p>
<p>FC</p>
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		<title>Da Aalborg</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2007/10/17/da-aalborg/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2007 22:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Italiani all'estero</category>
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Mi ha scritto Luca, catanese in Danimarca.
Caro Piero,
sono Luca, ho 28 anni e sono (ancora) un cittadino italiano. Ho vissuto per 27 anni a Catania, mia città natale, ma ho deciso di abbandonare l&#8217;Italia per venire a vivere nel nord della Danimarca, precisamente ad Aalborg.
I motivi che mi hanno spinto a questa sofferta decisione sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/e/e7/Aalborg_NyTorv_2004_ubt.jpeg/300px-Aalborg_NyTorv_2004_ubt.jpeg" alt="" /></p>
<p>Mi ha scritto Luca, catanese in Danimarca.</p>
<p>Caro Piero,</p>
<p>sono Luca, ho 28 anni e sono (ancora) un cittadino italiano. Ho vissuto per 27 anni a Catania, mia città natale, ma ho deciso di abbandonare l&#8217;Italia per venire a vivere nel nord della Danimarca, precisamente ad Aalborg.<br />
I motivi che mi hanno spinto a questa sofferta decisione sono molteplici: credo che Catania negli ultimi 6-7 anni sia peggiorata enormemente e sembra sia caduta in uno stato comatoso.<br />
Pochi la tengono in vita, mi riferisco a quei gruppi di ragazzi che cercano di smuovere le acque: meetup di Beppe Grillo, Greenpeace, Addiopizzo e altri.<br />
La cosa che più mi faceva e fa male è la completa rassegnazione da parte del popolo siciliano e, credo, italiano. Questa incapacità di trovare la forza per capire che così non si può andare avanti.<br />
Ho provato a fare qualcosa nella mia Catania ma, dopo averne viste proprio tante (cito per esempio una causa di lavoro che intentai ad un datore di lavoro fottutamente mafioso che non hai idea dei problemi &#8220;medievali&#8221; che mi ha creato) non ho resistito più perchè la mia vita si stava spegnendo.<br />
Adesso vivo qui, a circa 3000 km dalla mia amata Sicilia. L&#8217;anno scorso lessi un articolo su uno studio della Cambridge University in cui si diceva che il popolo più felice d&#8217;Europa è quello danese mentre l&#8217;ultimo&#8230;beh non lo dico&#8230; I danesi si sentono felici perché hanno una grande fiducia nelle istituzioni e nel loro sistema sociale. Nonostante la politica danese sia considerata dai cittadini qualcosa di molto &#8220;noioso&#8221; essa è apprezzata perché riesce a mantenere una bassissima disoccupazione e perché al suo vertice vi è la famiglia Reale, molto amata qui. Cosa fondamentale: i politici non hanno stipendi esagerati, anzi superano non di molto quelli di un &#8220;comune&#8221; dipendente statale&#8230;(essendo anche loro dipendenti credo sia normale!) e poi l&#8217;età media è molto ma molto più bassa rispetto alla quella, ultracentenaria, italiana!<br />
Se un politico commette un errore o non rispetta un impegno preso non ci pensa due volte a dare le DIMISSIONI, anche per cose che a noi fanno sorridere: è dell&#8217;anno scorso l&#8217;esempio di un ministro che aveva fatto dei lavori in casa completamente in nero: si è saputo e ha dato le dimissioni dopo due giorni, senza nessun ripensamento, solo la richiesta di scuse pubblica sul giornale nazionale: cose normali in un paese civile e soprattutto rigoroso.<br />
Non sto qui a dilungarmi, dico che sto per aprire un negozio di prodotti tipici siciliani, dico che ho ottenuto la partita iva in 10 minuti collegandomi ad un sito internet del ministero, dico che lo Stato danese mi sta pagando un corso per la lingua di un anno e che ti seguono e ti aiutano in qualsiasi decisione o scelta da prendere, dico che non esiste la parola BUROCRAZIA e che invece esiste, e si sente ovunque, la parola RISPETTO.</p>
<p>Mi manca la mia terra, è chiaro, ma mi mancavo troppo io.</p>
<p>Un abbraccio e non mollare mai,<br />
Luca
</p>
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		<title>Da Amsterdam</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2007 09:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Italiani all'estero</category>
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		<description><![CDATA[
Tornerò presto sul partito democratico, che sabato 27 riunisce a Milano la sua agile &#8220;assemblea costituente&#8221; di quasi tremila delegati&#8230; Non riesco a provare entusiasmo per il pd, lo ammetto, eppure mi auguro di essere stupito, nei fatti, dalla promessa &#8220;discontinuità&#8221;. E non mancherò di segnalare possibili scelte stupefacenti, per esempio: non candidare più personaggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src=" http://europa.tiscali.it/Media/foto/quiz/giovani/amsterdam.jpg" alt="" /></p>
<p>Tornerò presto sul partito democratico, che sabato 27 riunisce a Milano la sua agile &#8220;assemblea costituente&#8221; di quasi tremila delegati&#8230; Non riesco a provare entusiasmo per il pd, lo ammetto, eppure mi auguro di essere stupito, nei fatti, dalla promessa &#8220;discontinuità&#8221;. E non mancherò di segnalare possibili scelte stupefacenti, per esempio: non candidare più personaggi con accertate frequentazioni mafiose, quand&#8217;anche non condannati, come l&#8217;onorevole Vladimiro Crisafulli da Enna.<br />
Chiedo troppo?<br />
Mi stanno arrivando diverse lettere di italiani all&#8217;estero. Oggi pubblico la lettera di Christian, da Amsterdam. Continuate a scrivermi.   </p>
<p>Caro Piero,</p>
<p>ti mando il mio resoconto di italiano all&#8217;estero. Mi definisco &#8220;uno della Diaz&#8221; perché ho vissuto sulla mia pelle lo stato della democrazia in Italia. Mi riferisco alla nota (miracolosamente nota, vista l&#8217;omertá dei media) vicenda della notte del 21 Luglio a Genova: 70 feriti gravi all&#8217;ospedale su 93 arresti illegali basati su prove fasulle introdotte dalla polizia. E in seguito tutti i dirigenti sotto indagine promossi ad alti incarichi, i processi generalmente ignorati dall&#8217;attenzione dei media, e i politici che tra false promesse o reiterate menzogne si rifiutano di individuare le responsabilitá. Questa è l&#8217;Italia di oggi: media, politici, polizia come caste chiuse a riccio nei loro privilegi e voci unanimi nel reprimere e gettar discredito su ogni forma di dissenso. Se tutto ciò non fosse sufficiente per emigrare, lo è la semplice mancanza di opportunitá. Io sono di Benevento, dove le opportunitá si dividono in due categorie: o sei amico di Mastella e affini, e allora puoi raggiungere le vette della societá pur essendo un inetto e un incompetente; oppure non lo sei, e allora pur essendo laureato e specializzato puoi solo restare attaccato al biberon oppure emigrare. E allora io ho scelto di emigrare, giá prima della Diaz: prima a Roma nel &#8216;99, poi a Barcellona nel 2000, e infine ad Amsterdam nel 2006.<br />
Non intendo dilungarmi troppo sulle mie esperienze. A Roma è stata dura: studiavo e lavoravo tre volte la settimana, il che mi consentiva di arrivare a fine mese solo grazie al sostegno e ai sacrifici dei miei genitori. Poi Barcellona è stata meravigliosa, lì ho potuto terminare gli studi di Scienze Politiche a distanza (ero iscritto a Napoli) e allo stesso tempo sono riuscito a mantenermi e riprendere a studiare illustrazione e design, la mia passione. Ma dopo sei anni nella capitale catalana mi sento di dover correggere in parte il resoconto di Hal: anche a Barcellona i livelli di corruzione sono alti, come le complicità politiche nelle speculazioni edilizie che stanno radendo al suolo il centro storico e hanno fatto triplicare gli affitti in sei anni, sloggiando migliaia di famiglie. Ma senz&#8217;altro, a confronto con l&#8217;Italia, la Spagna offre maggiori opportunitá e garanzie, e i soldi pubblici sono investiti in servizi che gli italiani possono solo sognare: bastai vedere i trasporti, le scuole, i centri civici e le biblioteche pubbliche.<br />
Ma è solo venendo in Olanda che ho scoperto che cosa significa avere un governo che fa il suo dovere. Qui ad Amsterdam, dal punto di vista lavorativo siamo ad anni luce di distanza: perfino un lavoro part time in un call center permette di vivere e risparmiare! Tale é il lavoro che ho trovato in meno di un mese, e poi ho aperto una partita iva nella speranza di trovare qualche cliente come illustratore e designer. Non ho avuto fortuna come autonomo, trovare clienti non è il mio forte. Eppure, qui si puó tenere una partita iva anche senza clienti: non solo se non si guadagna non si pagano tasse, ma addirittura si ha diritto comunque ai rimborsi delle spese relative alla propria professione. E come se tutto ciò non bastasse, dopo solo un anno e mezzo mi hanno assegnato una casa popolare vicino al centro e ho trovato un ottimo lavoro come designer!<br />
Ora, non è che stia tanto bene comunque. Ho lasciato troppi affetti indietro in Italia e Spagna. Sogno ancora di trovare indipendenza come autonomo, e magari di poter tornare in Italia. Ma come si fa a tornare in Italia, non mi sento di venire a fare il cameriere per due soldi e ancor meno di dover baciare le mani a padroni e padroncini che ti sfruttano all&#8217;osso e si comportano come se stessero facendoti un favore. Tali sono purtroppo i resoconti dei miei amici che non hanno voluto lasciare il paese, e poco importa che siano laureati e poliglotti.<br />
Il panorama politico non offre alternative, l&#8217;unica speranza sono i movimenti della societá civile, gli sforzi delle persone per bene. Un saluto e mille grazie.</p>
<p>Christian Mirra
</p>
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		<title>Da Barcellona</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2007/10/14/da-barcellona/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Oct 2007 11:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Italiani all'estero</category>
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		<description><![CDATA[
Inviatemi per email le vostre lettere di italiani all&#8217;estero. Il motivo per il quale siete andati via. Come vedete l&#8217;Italia da fuori. Inizio con questa, di Alberto, da Barcellona.
Caro Piero,
ti mando poche righe sulla mia breve esperienza in Spagna.
Poche righe perché la mia esperienza è sicuramente limitata nel tempo (sono qui dal 2 maggio 2006) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src=" http://magazine.voiaganto.it/img/sagradafamilia.jpg" alt="" /></p>
<p>Inviatemi per email le vostre lettere di italiani all&#8217;estero. Il motivo per il quale siete andati via. Come vedete l&#8217;Italia da fuori. Inizio con questa, di Alberto, da Barcellona.</p>
<p>Caro Piero,</p>
<p>ti mando poche righe sulla mia breve esperienza in Spagna.<br />
Poche righe perché la mia esperienza è sicuramente limitata nel tempo (sono qui dal 2 maggio 2006) ed è inoltre limitata nei fatti, avendo da subito lavorato a tempo pieno (quasi sempre oltre le 12 ore al giorno) nel progetto Enoteca d’Italia.<br />
Io non sono partito dall’Italia. Io sono scappato dall’Italia. Scappato da un’Italia –è ancora il caso di parlare di Milano in quanto icona della città estrema nel bene e nel male, oppure ora è tutta l’Italia a marcire nella struttura e nel contenuto?- dove gli occhi dei giovani sono spenti. Spenti e rassegnati.<br />
Ricordo ancora quando il mio commercialista milanese, nel momento dell’apertura della mia prima partita iva, mi disse: “Caro Alberto, la partita iva ti costerà moltissimo anche senza far nulla. Ti auguro di fare molti soldi in fretta, perché altrimenti diverrà un peso insostenibile”. La chiusi due anni dopo.<br />
Barcellona, invece, cos’ha? Cos’ha in più rispetto a Milano, Torino, Roma? Barcellona è piena di giovani. Giovani che vengono qui da tutto il mondo.<br />
C’è un’aria frizzante che ispira azione, movimento, voglia di fare. E a Barcellona puoi fare. La maggior parte dei sommelier con i quali lavoro hanno tra i 25 e i 35 anni. Parlo di sommelier di alcuni dei più importanti ristoranti di Barcellona nonché di Spagna.<br />
Qui costa molto meno che in Italia aprire una società, ottenere licenze, insomma fare affari.<br />
Centinaia di persone suonano e cantano per strada, nel metrò, in spiaggia. E non devono chiedere licenze per farlo. Glielo si permette, perché non c’è nulla di male nell’esprimersi.<br />
Gli affitti sono alti? Sì. Sono molto alti. Come a Milano. Però qui che succede? Scendono in piazza 15 mila persone per protestare. Non una tantum. Una volta al mese. Bloccano pacificamente il traffico. Attirano l’attenzione. Ora è passato un progetto per la costruzione di 60mila alloggi economici per i giovani.<br />
Il dentista costa anche qui molto? Sì. Entro il 2010 i bambini dai 5 ai 14 anni non pagheranno le spese dentistiche. Anche questo è un nuovo progetto. E sono solo esempi.<br />
Nel mio piccolo: abbiamo iniziato a vendere vini italiani di qualità nel luglio del 2006. L’anno scorso. Oggi, dopo poco più di un anno contiamo oltre 40 ristoranti clienti nella città di Barcellona, spedizioni in tutta la penisola Iberica, oltre 700 visite mensili al nostro blog. Ci stiamo preparando per sbarcare nel nord della Spagna e in un altro paese europeo. Sarebbe mai potuto accadere tutto questo in Italia? Francamente credo di no.<br />
Qui mi sento libero. Qui mi sento vivo. Che peccato però sentirmi esule.</p>
<p>Un abbraccio, </p>
<p>Hal</p>
<p><strong>Post scriptum 1</strong></p>
<p>Ricordo il Mondadori day, sabato 27 ottobre, dalle ore 15. Cliccate l&#8217;icona sulla destra di questa pagina e linkatela. Organizzatevi nella vostra città e datemene notizia. Domani - lo prometto - sarà on line il volantino ufficiale dell&#8217;iniziativa.</p>
<p><strong>Post scriptum 2</strong></p>
<p>Questa sera il direttore del Tg1 Riotta commenterà i risultati delle &#8220;primarie&#8221; del partito democratico (sulle quali torneremo) con Rutelli, Fassino, Maroni e&#8230; Beppe Pisanu. Il ministro dell&#8217;interno che la notte del dieci aprile - secondo Berlusconi - annunciò in privato la vittoria elettorale del centrodestra. E di questo non è mai stato chiamato a dare spiegazioni. Questa sera potrebbe essere un&#8217;occasione. Proverò a telefonare (06-33543170/1 oppure 06-33173509) e scrivere (tg1_direzione@rai.it oppure tg1_speciale@rai.it) alla redazione del programma <a href=" http://www.tg1.rai.it/SITOTG/HPTG1">Speciale Tg1</a>. Fatelo anche voi. </p>
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