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	<title>Piero Ricca</title>
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	<description>Il Blog Di Piero Ricca</description>
	<pubDate>Thu, 15 May 2008 16:14:57 +0000</pubDate>
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		<title>Senza tregua</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 18:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Legalità</category>
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ANDREOTTI CONTESTATO A CONVEGNO A MILANO
(AGI) - Milano, 7 maggio 2008 - Piccola contestazione per Giulio Andreotti all’esterno dell’Ambrosianeum, dove questo pomeriggio il senatore a vita ha ricordato Aldo Moro, nel trentennale dell’uccisione. Poco prima dell’inizio del convegno, Andreotti è stato avvicinato da una giovane donna e successivamente dall’ormai noto contestatore Piero Ricca, che gli [...]]]></description>
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<p><strong>ANDREOTTI CONTESTATO A CONVEGNO A MILANO</strong></p>
<p>(AGI) - Milano, 7 maggio 2008 - Piccola contestazione per Giulio Andreotti all’esterno dell’Ambrosianeum, dove questo pomeriggio il senatore a vita ha ricordato Aldo Moro, nel trentennale dell’uccisione. Poco prima dell’inizio del convegno, Andreotti è stato avvicinato da una giovane donna e successivamente dall’ormai noto contestatore Piero Ricca, che gli hanno chiesto spiegazioni, in modo insistente, sul processo per mafia che lo ha coinvolto. Andreotti non ha perso la calma e ha raccomandato loro di leggere bene la sentenza. “Ho un carattere molto calmo - ha detto il senatore - non vado mai a provocare”. E quando la giovane contestatrice gli ha più volte consigliato di dimettersi, Andreotti ha risposto ricambiando un consiglio: “Faccia una piccola cura a Chianciano”. Il senatore ha infine ricordato che un provvedimento contro la mafia l’ha fatto: “Ho fatto il decreto legge per bloccare le scarcerazioni di un gruppo di mafiosi per decorrenza dei termini”. (AGI) </p>
<p><strong>Dalla sentenza della corte d&#8217;appello di Palermo, 2 maggio 2003 </strong></p>
<p>(confermata dalla Cassazione, che ha respinto sul punto il ricorso di Andreotti)</p>
<p>&#8220;La Corte, visti gli artt. 416, 416bis, 157 e ss., c.p.; 531 e 605 c.p.p.; in parziale riforma della sentenza resa il 23 ottobre 1999 dal Tribunale di Palermo nei confronti di Andreotti Giulio ed appellata dal Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Generale, dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al <strong>reato di associazione per delinquere</strong> a lui ascritto al capo A) della rubrica, <strong>commesso fino alla primavera deI 1980</strong>, per essere Io stesso reato <strong>estinto per prescrizione</strong>; conferma, nel resto, la appellata sentenza&#8221;.</p>
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		<title>Europa 7, udienza finale</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2008 09:01:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Legalità</category>
	<category>Informazione</category>
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		<description><![CDATA[
Alle 11 di questa mattina è fissata davanti al Consiglio di Stato l&#8217;udienza finale per la vicenda Europa 7. Abbiamo sentito ieri sera al telefono l&#8217;editore di Europa 7, Francesco Di Stefano. Dopo nove anni di battaglie giudiziarie e forte del verdetto favorevole della Corte Europea, Di Stefano è fiducioso. In gioco ci sono un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src=" http://www.comunitazione.it/img/216/europa7.jpg" alt="" /></p>
<p>Alle 11 di questa mattina è fissata davanti al Consiglio di Stato l&#8217;udienza finale per la vicenda Europa 7. Abbiamo sentito ieri sera al telefono l&#8217;editore di <a href=" http://www.europa7.it/">Europa 7</a>, Francesco Di Stefano. Dopo nove anni di battaglie giudiziarie e forte del verdetto favorevole della Corte Europea, Di Stefano è fiducioso. In gioco ci sono un consistente risarcimento economico (pagherà il contribuente, per ripianare abusi e leggi su misura che hanno giovato a Mediaset) e l&#8217;assegnazione delle frequenze necessarie a trasmettere &#8220;la tv che non c&#8217;è&#8221;. L&#8217;udienza si apre all&#8217;insegna dell&#8217;ultimo paradosso: le tesi dell&#8217;Avvocatura dello Stato sono ricalcate da una memoria difensiva Mediaset. Stato e Bottega coincidono, anche quando è il Centrosinistra a governare. Ricostruisce il caso <a href=" http://www.antimafiaduemila.com/content/view/4642/78/">questo articolo</a> di Marco Travaglio sull&#8217;Unità di oggi.<br />
Sentiremo Di Stefano nel pomeriggio per un&#8217;intervista telefonica. E appena possibile la metteremo on line.
</p>
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		<title>Genova 2001</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 11:19:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Democrazia</category>
	<category>Legalità</category>
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Napoli 21 gennaio 2008. L&#8217;ex capo della polizia Gianni De Gennaro è in città in qualità di commissario straordinario ai rifiuti. Ci sono anch&#8217;io, con gli amici Diego, Pietro e Ricky Farina, per girare il documentario &#8220;Vietato respirare&#8221;. De Gennaro esce a piedi in piazza del Plebiscito, circondato da numerosa scorta. Un gruppo di abitanti [...]]]></description>
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<p><strong>Napoli 21 gennaio 2008</strong>. L&#8217;ex capo della polizia Gianni De Gennaro è in città in qualità di commissario straordinario ai rifiuti. Ci sono anch&#8217;io, con gli amici Diego, Pietro e Ricky Farina, per girare il documentario &#8220;Vietato respirare&#8221;. De Gennaro esce a piedi in piazza del Plebiscito, circondato da numerosa scorta. Un gruppo di abitanti di Pianura lo implora di non riaprire la discarica. La scena è drammatica. M&#8217;inserisco brevemente per ricordare Genova. Sono (almeno in apparenza) fuori tema. Ma è un&#8217;occasione irripetibile per rammentargli, a nome di tanti, altre scene rimosse. Gli chiedo di dirci la verità sugli abusi di polizia. Lui s&#8217;irrigidisce in una smorfia introspettiva e tace. Insisto. Perché sono stati coperti e promossi i dirigenti responsabili di quei fatti? De Gennaro tira dritto e s&#8217;imbuca nel palazzo dell&#8217;esercito. In strada la gendarmeria neo-borbonica identifica solo me.<br />
<strong>Genova  29 marzo 2008</strong>. La procura della repubblica chiede il rinvio a giudizio di De Gennaro. L&#8217;accusa è di aver pilotato la falsa testimonianza di alcuni dirigenti di polizia nelle inchieste sui misfatti del G8 2001. Non so come andrà a finire la vicenda giudiziaria.  Personalmente auguro a De Gennaro, in caso di rinvio a giudizio, di poter dimostrare la propria innocenza davanti a giudici imparziali, magari senza avvalersi della prescrizione. Ma la sostanza non cambia. Nella sua qualità di ex capo della polizia, Gianni De Gennaro ha il dovere di spiegare ai cittadini italiani il retroscena di Genova 2001: la catena di comando, il motivo dell&#8217;accanimento su giovani inermi alla scuola Diaz, le torture di Bolzaneto, chi ha dato gli ordini e perché tutti i dirigenti tranne uno sono stati promossi anziché puniti. </p>
<p>Genova 2001 è stata una strage di diritti, un buco nero della democrazia. Chi ha avuto incarichi di responsabilità non può cavarsela affermando, come ha dichiarato De Gennaro davanti al parlamento, di essere all&#8217;oscuro di tutto. Le responsabilità morali e istituzionali non si delegano né si prescrivono. Una parte d&#8217;Italia, minoritaria ma tenace, gode di buona memoria. E continuerà a chiedere verità, nonostante che i responsabili politici di quei misfatti siano tornati al governo. Gianni De Gennaro ha il dovere di aiutarci a capire. Teniamogli il fiato sul collo. Vietato delegare.
</p>
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		<title>Stalkers, boiardi e galoppini</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2008 19:47:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Legalità</category>
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		<description><![CDATA[
In attesa che i Pecorella Boys introducano il reato di lesa maestà, magari sotto forma di &#8220;stalking a boiardo di Stato&#8221;, ci resta la libertà di rompere i maroni dicendo la verità. E&#8217; un piacere disperato, che genera dipendenza: chi non lo conosce, lo provi. Con Elia e Franz oggi siamo ritornati a interpellare Paolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/cronaca/inchiesta-eni/inchiesta-eni/ansa_10454378_06320.jpg" /></p>
<p>In attesa che i Pecorella Boys introducano il reato di lesa maestà, magari sotto forma di &#8220;stalking a boiardo di Stato&#8221;, ci resta la libertà di rompere i maroni dicendo la verità. E&#8217; un piacere disperato, che genera dipendenza: chi non lo conosce, lo provi. Con Elia e Franz oggi siamo ritornati a interpellare Paolo Scaroni, il potente amministratore delegato dell&#8217;Eni, ben posizionato nella lista degli obiettivi sensibili di Qml. Era intervenuto a un convegnetto per dire che l&#8217;esaurimento del petrolio è lontano, che le fonti alternative avranno per decenni un&#8217;incidenza da prefisso telefonico, che il futuro è il nucleare. Quando ci vede Scaroni gira la testa, affretta il passo e scappa, come fece in Bocconi e in Statale l&#8217;anno scorso. Scappa perché non regge il confronto con chi gli ricorda la condanna a suo tempo patteggiata per corruzione. Una condanna che non gli ha impedito di essere insignito del titolo di cavaliere del lavoro (lo nominò Ciampi) e che non viene ritenuta incompatibile, essendo il sistema notoriamente marcio, con il ruolo di top manager pubblico. Nessun giornalista gli ha più chiesto conto di quella accertata corruzione, almeno in Italia. Al Financial Times tuttavia il buon Scaroni dovette rispondere. Ecco come: &#8220;In un paese in cui gli affari e il governo erano così strettamente intrecciati, dove le istituzioni erano controllate dai politici, era possibile comportarsi in modo diverso? La risposta semplice è: no, non era possibile&#8221;. Corrompere era indispensabile, insomma. Figuriamoci ora, verrebbe da dire. Anche oggi l&#8217;incolumità psicologica di questo teorico della mazzetta è stata protetta dai soliti, fastidiosi addetti alla persona, a metà fra la guardia del corpo e l&#8217;ufficio stampa. L&#8217;hanno difeso cercando di impedirci il faccia a faccia, bloccandoci l&#8217;accesso a una porta di uscita e trattenendoci fisicamente. In precedenza, riconoscendomi, avevano chiamato la polizia, prontamente accorsa. Durante il convegnetto, ho pure notato che uno s&#8217;è avvicinato a Scaroni per metterlo in guardia da possibili &#8220;provocazioni&#8221;. Moderatrice del dibattito era l&#8217;ex comunista Lucia Annunziata. Interpellata sul tema ha dichiarato: &#8220;Ma allora bisogna fare tutti i nomi di chi si trova in una situazione del genere&#8221;. Noi li facciamo. E veniamo trattati da stalkers. Lei non li fa, e da uno della lista si fa ingaggiare come moderatrice di dibattiti. Insomma: da qualunque parte la guardi, è la solita Italietta.</p>
<p><strong>Post scriptum</strong></p>
<p>Una <a href=" http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=258282&#038;START=0&#038;2col=">consulenza</a> non si nega a nessuno&#8230;
</p>
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		<title>Schiavi alla cassa</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2008/03/05/schiavi-alla-cassa/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Mar 2008 11:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Economia</category>
	<category>Legalità</category>
	<category>Informazione</category>
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		<description><![CDATA[La questione sociale non è separabile dalla questione morale. Insieme compongono un quadro infernale, dove l&#8217;impunità diventa sistema e il lavoro diventa merce. Con gli amici di Qml ci siamo ripromessi di affrontare con attenzione pari a quella dedicata alla questione morale le varie declinazioni dell&#8217;emergenza sociale, a partire da casi concreti. Ecco un primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La questione sociale non è separabile dalla questione morale. Insieme compongono un quadro infernale, dove l&#8217;impunità diventa sistema e il lavoro diventa merce. Con gli amici di Qml ci siamo ripromessi di affrontare con attenzione pari a quella dedicata alla questione morale le varie declinazioni dell&#8217;emergenza sociale, a partire da casi concreti. Ecco un primo video, dedicato al pesante maltrattamento denunciato da una cassiera dell&#8217;Esselunga di Milano. L&#8217;introduzione e le interviste sono di Franz Baraggino.</p>
<p><object width="425" height="355"><br />
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<param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/0tA5YGQSGnA" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p>I diritti di una cassiera valgono meno dei quattrini che deposita in cassa. Meno della fretta dei clienti, quelli che hanno sempre ragione. Valgono così poco che se ti scappa, per farla devi aspettare di finire il turno. Talmente poco da essere considerati indifendibili. E se li difendi, uno zelante collega potrebbe cercare di dissuaderti in nome della politica aziendale.<br />
Qualcosa di simile è accaduto ad una donna di quarantaquattro anni, cassiera in un supermercato Esselunga a Milano. Anni fa mi servivo in quel supermercato!<br />
Nella Repubblica fondata sul lavoro lo sfruttamento dei dipendenti viene ancora considerato uno strumento di profitto. Non si spiegherebbe, altrimenti, il cosiddetto mobbing. Né i tanti soprusi denunciati all&#8217;interno di grandi catene commerciali. Questo ignobile aspetto di talune &#8216;politiche aziendali&#8217; trova terreno fertile nel precariato. Al lavoratore precario si può chiedere di più. Più flessibilità nei turni, più disponibilità di trasferimento, più obbedienza. Se non ti puoi permettere il lusso di rischiare il posto, ti adegui.<br />
Niente a che vedere con la tutela del lavoratore di cui si riempie la bocca anche questa campagna elettorale. I sindacati denunciano la difficoltà crescente nel penetrare certe realtà, la paura di esporsi da parte dei dipendenti. Al Consiglio Comunale di Milano, la maggioranza di centro destra, legata da decennale amicizia e prodiga contribuzione al proprietario di Esselunga, Bernardo Caprotti, non sembra scandalizzarsi più di tanto.<br />
Caprotti ora parla di &#8220;complotto&#8221;, denuncia l&#8217; &#8220;intimidazione&#8221; sindacale e minaccia di querelare i giornalisti che, a suo dire, hanno esposto l&#8217;azienda a una &#8220;bieca luce&#8221;. L&#8217;arroganza di posizioni così spavaldamente inamovibili la dice lunga sull&#8217;attuale condizione di molti lavoratori e sul grado di tutela dei loro contratti.</p>
<p>Franz</p>
<p><strong>Post scriptum</strong></p>
<p>Per l&#8217;otto e il nove marzo è stato indetto uno sciopero della spesa presso i centri commerciali dell&#8217;Esselunga come forma di protesta per le condizioni dei lavoratori.
</p>
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		<title>Giuliano Turone</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2007/11/22/giuliano-turone/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2007 17:51:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Economia</category>
	<category>Legalità</category>
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Nessuna azione antimafia è efficace se non colpisce il riciclaggio. E per questo occorre potenziare gli strumenti di indagine e di controllo, non solo giudiziari.
Il professor Giuliano Turone - che da magistrato ha indagato sulla mafia al nord e, insieme a Gherardo Colombo, ha scoperto gli elenchi della P2 - da tempo avanza una &#8220;modesta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src=" http://digilander.libero.it/inmemoria/foto/riina.jpg" alt="" /></p>
<p>Nessuna azione antimafia è efficace se non colpisce il riciclaggio. E per questo occorre potenziare gli strumenti di indagine e di controllo, non solo giudiziari.<br />
Il professor Giuliano Turone - che da magistrato ha indagato sulla mafia al nord e, insieme a Gherardo Colombo, ha scoperto gli elenchi della P2 - da tempo avanza una &#8220;modesta proposta&#8221; per aggredire i patrimoni mafiosi. Una proposta, come egli stesso ricorda, sempre &#8220;accolta con entusiasmo teorico&#8221;. La spiega in questo testo, che mi ha gentilmente inviato. </p>
<p>&#8220;L&#8217;idea di fondo è  che bisogna assegnare un rilievo centrale alle indagini patrimoniali all&#8217;interno di ogni inchiesta penale che abbia come oggetto una grossa associazione di tipo mafioso, sia che si tratti di Cosa Nostra, sia che si tratti di &#8216;ndrangheta, sia che si tratti di camorra o di “sacra corona unita”.<br />
Nel senso che il pubblico ministero deve acquisire l&#8217;abito mentale di considerare &#8220;indagate&#8221; non soltanto le persone, ai fini dell&#8217;eventuale sanzione penale che potrà essere loro irrogata, ma anche le relative ricchezze;  e non soltanto ai fini dell&#8217;eventuale provvedimento di confisca che potrà essere applicato a queste ultime, ma anche al fine di approfondire al massimo e con un particolare puntiglio la conoscenza giudiziaria degli aspetti economici, imprenditoriali e finanziari dell&#8217;associazione criminosa che forma oggetto dell&#8217;indagine: e per potere così individuare porzioni ulteriori di ricchezza mafiosa da aggredire e da investigare ulteriormente.<br />
Il fatto è che oggi come oggi, quando si parla di indagini patrimoniali, si pensa sempre e soltanto alle scorciatoie che sono offerte dalla normativa sulle misure di prevenzione (articoli 2-bis e 2-ter della legge 575 del 1965), e anche dalla norma più recente costituita dall&#8217;articolo12-sexies del decreto legge 306 del 1992, le quali, però, comportano un concetto di indagini patrimoniali che non è quello cui io sto alludendo.<br />
Queste norme, infatti, sono molto comode, perché consentono di aggredire agevolmente le ricchezze mafiose (quelle già individuate nel corso delle indagini preliminari) con un regime probatorio semplificato e basato su un&#8217;inversione dell&#8217;onere della prova.  Ma proprio per questo motivo queste norme, in un certo senso, disincentivano gli inquirenti dall&#8217;impegnarsi in indagini patrimoniali a tutto campo idonee a sviscerare fino in fondo gli aspetti economici del crimine organizzato:  proprio perché l&#8217;inversione dell&#8217;onere della prova consente di sequestrare e di confiscare almeno una certa fascia di beni mafiosi senza alcuna indagine patrimoniale approfondita, o comunque sulla base di un&#8217;indagine patrimoniale estremamente elementare.<br />
In particolare, nel procedimento per le misure di prevenzione è sufficiente che Tizio sia indiziato di appartenere a un&#8217;associazione mafiosa, ed ecco che allora che i beni di cui egli può disporre direttamente o indirettamente possono essere sequestrati se il loro valore risulta sproporzionato alla reddito dichiarato o all&#8217;attività economica svolta; dopo di che, con l&#8217;applicazione della misura di prevenzione, il tribunale disporrà la confisca dei beni sequestrati di cui l&#8217;interessato non abbia potuto dimostrare la legittima provenienza.<br />
L&#8217;articolo 12-sexies, a sua volta, è più rigoroso della normativa sulle misure di prevenzione, perché non interviene sui beni di una persona meramente indiziata, bensì su quelle di una persona che è stata condannata (con sentenza passata in giudicato) per l&#8217;uno o l&#8217;altro di una serie di gravi reati congeniali alla grande criminalità organizzata, che sono espressamente indicati nella norma. Dopodiché, però, di nuovo, i beni di cui il condannato può disporre direttamente o indirettamente vengono obbligatoriamente confiscati se hanno un valore sproporzionato al reddito dichiarato e all&#8217;attività economica svolta e se l&#8217;interessato non può giustificarne la provenienza.<br />
Tutto questo va benissimo, ma non basta.</p>
<p>Le inchieste penali sui sodalizi mafiosi (non parlo quindi dei procedimenti sulle misure di prevenzione) esigono indagini patrimoniali specifiche, mirate, concatenate tra loro, proiettate verso la ricostruzione a 360 gradi delle ricchezze illecite.  Anche al di là di ciò che è strettamente necessari al fine di consentire la confisca – grazie ai meccanismi di inversione dell&#8217;onere della prova – di quelle fasce di ricchezza più immediatamente individuabili.<br />
Del resto, la centralità dell&#8217;inchiesta penale, rispetto ai procedimenti sulle misure di prevenzione, in tempi relativamente recenti si è imposta nei fatti.<br />
Negli ultimi lustri, infatti, si è avuta una progressiva compenetrazione del procedimento di prevenzione (quello di cui agli artt. 2-bis e 2-ter della legge 575 del 1965) con il procedimento penale:  si sono utilizzate le prove acquisite nel corso delle indagini penali (dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni telefoniche ed ambientali, assunzioni di informazioni da persone informate su fatti) sia per provare il presupposto soggettivo di cui all’art. 1 L. 575/1965 (Tizio è indiziato di appartenere a un’associazione mafiosa), sia, soprattutto, per individuare i beni da sequestrare.  Dopo di che si è fatto leva  sul minore standard probatorio del procedimento di prevenzione per conseguire il risultato della confisca dei beni più immediatamente individuabili. Poi, però, ci si è quasi sempre fermati.<br />
Va detto che un effetto rilevante del  trapianto nel procedimento di prevenzione dei risultati probatori conseguiti nelle inchieste penali è stato quello di individuare molti prestanome degli esponenti mafiosi di spicco:  “teste di legno” che, essendo  al di fuori della cerchia familiare, non sarebbero stati altrimenti individuabili.  Molti sono stati identificati grazie alle dichiarazioni dei collaboratori, altri sulla base di dichiarazioni testimoniali o di intercettazioni telefoniche o ambientali.<br />
Per esempio, in tempi recenti, alcuni beni immobili di personaggi di spicco di cosa nostra, intestati a vari prestanome, sono stati individuati grazie a una serie di intercettazioni.  In particolare, nel corso di un colloquio intercettato, si parlava  della vendita di 12 appartamenti di proprietà di un capomafia, il cui intestatario fittizio era invece un certo imprenditore bene identificato con nome e cognome.  I 12 appartamenti sono stati sequestrati e confiscati.  Poi, però, ci si è fermati, anche perché le Procure della Repubblica sono oberate di lavoro e spesso non possono permettersi il lusso di lavorare a lungo di cesello sulle indagini patrimoniali concatenate.  </p>
<p>Sta di fatto che, partendo da una situazione di questo tipo, si possono ottenere risultati notevoli proprio attraverso la tecnica della indagini patrimoniali concatenate.<br />
Una volta accertato che i 12 appartamenti sono di pertinenza del capomafia e sono fittiziamente intestati al suo prestanome (egli stesso indagato come partecipante o concorrente esterno al reato associativo mafioso), si dovrà sentire come persona informata sui fatti il venditore di ciascun appartamento, si dovrà acquisire il relativo contratto preliminare di vendita, si dovranno ricostruire le fasi della trattativa e le modalità di pagamento, si dovrà ricostruire la provvista degli eventuali assegni bancari e/o circolari impiegati per il pagamento, si dovranno estendere le indagini ai depositi ed ai conti correnti sui quali sono stati spiccati gli assegni bancari o dai quali proviene la provvista degli assegni circolari, si dovranno estendere le indagini agli eventuali bonifici che avessero alimentato tali depositi e conti correnti, e così via a ritroso, ed altresì procedendo lungo tutti gli eventuali percorsi collaterali passibili di ulteriore indagine patrimoniale (i rivoli finanziari che confluiscono o si dipartono dal filone principale), finché è possibile procedere, sia in sede nazionale che in sede transnazionale.  </p>
<p>In altri termini, questa tecnica degli accertamenti patrimoniali specifici e &#8220;concatenati&#8221; prende le mosse da operazioni di carattere economico su cui possono agevolmente innestarsi i primi accertamenti dell’indagine concatenata;  d’altro lato, esse sono poste in essere dagli stessi membri del sodalizio criminoso o comunque coinvolgono direttamente questi ultimi.  Si presenta appunto come tale, almeno in via di ipotesi, l’acquisto di 12 appartamenti, intestati a un prestanome, da parte del capomafia, se si parte dall’ipotesi di lavoro che questi appartamenti siano stati acquistati utilizzando profitti illeciti già sottoposti a precedenti operazioni di riciclaggio.<br />
Questa indagine di partenza, e il suo dipanarsi a ritroso, costituisce poi il terreno favorevole per il riconoscimento di quelle condotte di riciclaggio poste in essere per lo più da persone esperte ed estranee al gruppo criminoso di base, che si sono prestate consapevolmente a riciclare o reimpiegare profitti criminosi, magari attraverso meccanismi sofisticati.  Si tratta di quella fase del riciclaggio che viene comunemente chiamata layering stage, vale a dire “fase della stratificazione”, che è finalizzata al camuffamento dell’origine e delle tracce contabili del denaro sporco ed è affidata ad una pluralità di trasferimenti e conversioni in denaro contante tali da spezzare il paper tracing, cioè  la traccia documentale dei trasferimenti (formazione di assegni circolari dopo prelievi di contanti, eccetera).<br />
Se c’è una possibilità di “perforare” il layering stage, di disvelare i camuffamenti, di ricostruire la traccia documentale, anche in una dimensione transnazionale, questa possibilità si realizza proprio procedendo a ritroso ed avendo come punto di partenza una situazione del tipo di quella di cui sopra&#8221;. </p>
<p>Giuliano Turone  </p>
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		<title>Aldo Bianzino</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2007 12:43:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Legalità</category>
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Una storia di ordinaria ingiustizia: la fine di Aldo Bianzino.
Perugino, falegname, incensurato, Aldo aveva 44 e godeva di buona salute prima di morire in galera a metà ottobre. Non truccava bilanci, non era un mafioso, coltivava canapa indiana: tale colpa gli è stata fatale.
Con la sua compagna, Roberta, il 12 ottobre 2007 è stato arrestato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src=" http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_carcere.jpg" alt="" /></p>
<p>Una storia di ordinaria ingiustizia: la fine di Aldo Bianzino.<br />
Perugino, falegname, incensurato, Aldo aveva 44 e godeva di buona salute prima di morire in galera a metà ottobre. Non truccava bilanci, non era un mafioso, coltivava canapa indiana: tale colpa gli è stata fatale.<br />
Con la sua compagna, Roberta, il 12 ottobre 2007 è stato arrestato con l’accusa di possedere e coltivare nel giardino di casa alcune piante di marijuana. Dopo il trasferimento al carcere di Perugia, i loro destini si dividono. Roberta è condotta nel reparto femminile. Aldo viene portato in cella di isolamento.<br />
Da quel momento Roberta non vedrà più il suo compagno. Domenica 14 ottobre Aldo è trovato agonizzante nella sua cella. Poco dopo muore, lasciando un figlio di quattordici anni.<br />
Le prime indiscrezioni sulle cause della morte, trapelate dalla direzione sanitaria del carcere, parlano di infarto. Ma vengono presto smentite dall’autopsia: il corpo infatti presenta una frattura alle costole, gravi lesioni al fegato, alla milza e al cervello. Difficile non pensare al pestaggio. Aldo era in isolamento, chi gli ha procurato le lesioni che l’hanno portato alla morte, aveva le chiavi della cella. Difficile non sospettare che la mano assassina sia di un esponente della polizia penitenziaria.<br />
Il pubblico ministero di Perugia Giuseppe Petrazzini, il medesimo magistrato che ha ordinato l’arresto di Aldo, apre un fascicolo per omicidio a carico di ignoti e procede per omesso soccorso nei confronti della guardia di turno. Alcuni detenuti hanno dichiarato di aver sentito Aldo lamentarsi tutta la notte senza ricevere soccorsi.<br />
Un<a href=" http://veritaperaldo.noblogs.org/"> comitato</a> s&#8217;è riunito attorno ai familiari per chiedere verità e giustizia sull&#8217;intera vicenda. Per criticare la legittimità dell&#8217;arresto, per sollecitare un&#8217;inchiesta rigorosa, ma anche per denunciare il contesto di profonda ingiustizia dal quale, ultima di una lunga serie, la tragedia di Aldo è scaturita. Il contesto è la pessima legge Fini-Giovanardi sulle &#8220;droghe&#8221;. Il contesto è un sistema giudiziario che sembra studiato apposta per garantire impunità ai criminali dal colletto bianco e &#8220;reprimere gli stracci della società&#8221;, come ha dichiarato ieri a un convegno il magistrato milanese Paolo Ielo.  </p>
<p>Sabato 10 Novembre il comitato Verità per Aldo ha convocato a Perugia una manifestazione nazionale con partenza alle ore 15 da Piazzale Bove. </p>
<p><strong>Post scriptum</strong></p>
<p>Lo speakers corner di Qui Milano Libera, previsto per oggi in piazza della Scala, è rinviato a data da destinarsi, in segno di lutto per la morte di Enzo Biagi.</p>
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		<title>Avocazione di giustizia</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Oct 2007 10:02:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Legalità</category>
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La notizia l&#8217;avrete letta, è sui giornali di oggi. L&#8217;inchiesta &#8220;Why not&#8221; su cui stava lavorando Luigi De Magistris, sostituto procuratore a Catanzaro, è stata avocata dalla procura generale. In pratica, per la seconda volta, gli hanno tolto il fascicolo. Motivo dichiarato: poiché in quell&#8217;inchiesta è finito come indagato il ministro Mastella, che ha promosso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src=" http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/politica/200710images/demagistris02g.jpg" alt="" /></p>
<p>La notizia l&#8217;avrete letta, è sui giornali di oggi. L&#8217;inchiesta &#8220;Why not&#8221; su cui stava lavorando <a href=" http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/politica/mastella-replica/de-magistris-intervista/de-magistris-intervista.html">Luigi De Magistris</a>, sostituto procuratore a Catanzaro, è stata avocata dalla procura generale. In pratica, per la seconda volta, gli hanno tolto il fascicolo. Motivo dichiarato: poiché in quell&#8217;inchiesta è finito come indagato il ministro Mastella, che ha promosso un provvedimento disciplinare per De Magistris, quel magistrato non sarebbe più idoneo a portare avanti l&#8217;inchiesta. Il metodo dell&#8217;avocazione è ben noto alla peggiore storia italiana: quando un magistrato alzava troppo la testa, la gerarchia lo rimetteva in riga. Il motivo dichiarato configura un interessante precedente: se una persona indagata denuncia il suo accusatore può togliergli l&#8217;indagine. Non era riuscito a Previti, riesce ora a Mastella. E&#8217; l&#8217;evoluzione della specie. Essere ministro della giustizia e nel contempo persona indagata per gravi reati, al contrario, è considerato compatibile, anzi normale. E&#8217; la devastazione dell&#8217;etica pubblica. Che non era e non è solo di matrice berlusconiana. Naturalmente l&#8217;inchiesta di De Magistris sulle ruberie dei fondi europei in Calabria - il vero scandalo di cui si preferisce non parlare - non dà fastidio solo a Mastella. Tocca un santuario trasversale di interessi forti, coperto anche dall&#8217;ignavia e dalla complicità di una parte della magistratura calabrese. Questo è il motivo sostanziale tanto della richiesta di trasferimento quanto dell&#8217;avocazione dell&#8217;inchiesta. E a questo punto fa bene De Magistris a parlare con chiarezza all&#8217;opinione pubblica, come ha fatto ieri in diverse interviste. Anche perché, dopo l&#8217;isolamento di solito arrivano le pallottole o il tritolo, come lui stesso ricorda.<br />
La questione non è tecnico-giuridica, ma politico-istituzionale. Dovrebbero affrontarla con urgenza Presidente della Repubblica e Consiglio superiore della magistratura. E non guasterebbe una parola di chiarezza dagli esponenti dell&#8217;attuale maggioranza, Veltroni e Prodi in testa.<br />
Come cittadini non possiamo fare altro che manifestare il nostro dissenso. E dobbiamo far questo. Le avocazioni di giustizia non devono passare sotto silenzio. Vorrebbe dire dargliela vinta.<br />
Occorre una manifestazione per dire che siamo con De Magistris e con gli altri magistrati (non la magistratira in sé, sia chiaro) ancora convinti che la giustizia dev&#8217;essere indipendente dalla politica e la legge uguale per tutti. </p>
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		<title>Luigi De Magistris</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2007/10/05/luigi-de-magistris/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Oct 2007 11:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Legalità</category>
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Ieri sera in tv il sottosegretario alla giustizia Scotti, ex magistrato e persona perbene, ha assicurato che il provvedimento disciplinare contro il sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, impegnato in inchieste scomode e comunque sottoposte alle verifiche procedurali, è stato chiesto per gravi e fondati motivi. Il Consiglio Superiore della Magistratura sarà chiamato presto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src=" http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10025/normal_demagistris.jpg" alt="" /></p>
<p>Ieri sera in tv il sottosegretario alla giustizia Scotti, ex magistrato e persona perbene, ha assicurato che il provvedimento disciplinare contro il sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, impegnato in inchieste scomode e comunque sottoposte alle verifiche procedurali, è stato chiesto per gravi e fondati motivi. Il Consiglio Superiore della Magistratura sarà chiamato presto a esaminarli e potremo farcene, questo almeno è l&#8217;auspicio, un&#8217;opinione più precisa. Ma occorre vigilare. Ed è giusto non lasciare solo questo magistrato. Contesto e precedenti inducono a sospettare che la sua vera colpa sia aver disturbato il manovratore.<br />
Pubblico la lettera di Michele.</p>
<p>Caro Piero, </p>
<p>già sai benissimo che lo Stato Italiano, nella persona del Ministro di Casta e Giustizia, Clemende Mastella ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura il trasferimento del Sostituto Procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris. C&#8217;è, come in ogni storia, una motivazione reale e un pretesto. La motivazione reale è che ha iscritto nel registro degli indagati Mastella (per gli amici Pastella), e Romano Prodi, per qualche losca vicenda di commistione tra affari e politica. Il pretesto, una grave e reiterata inadempienza procedurale: non aveva messo le virgole al posto giusto sul testo di alcuni atti processuali. Rimando alla visione dell&#8217;ottima puntata della trasmissione Annozero di Michele Santoro del 4/10/2007, disponibile sul <a href=" http://www.annozero.rai.it/annozero/default.htm">sito</a>, per saperne di più.<br />
In realtà, la cosa che più stupisce non è questo modo di comportarsi della nostra politica, in fondo le pressioni e i trasferimenti di funzionari corretti costituiscono una prassi nel nostro Paese. Tutt&#8217;altro che abituale è vedere tanti giovani meridionali che si stringono intorno ad un magistrato che fa il proprio dovere. E&#8217; stato commovente; un chiaro segnale che qualcosa nelle nostre teste sta cambiando.<br />
Il Sud vuole e deve tornare a sperare. Per farlo ha bisogno di uno Stato presente sul territorio, e il trasferimento di un magistrato per il fatto che indaghi su fondi europei scomparsi e società di malaffare è un pessimo segnale. Un segno che lo Stato vuole solo tutelare i suoi peggiori funzionari mantenendo in tal modo il Mezzogiorno nel suo degrado istituzionale. L&#8217;otto ottobre, quando il CSM si pronuncerà sul trasferimento di De Magistris, dovremmo tutti stringerci intorno a lui. Io darò un volantino con la sua storia all&#8217;Università, affinché la gente sappia quali sono le pressioni che un magistrato è costretto a subire in questo paese quando viola, con le sue indagini, il santuario della casta. Massima solidarietà all&#8217;uomo e al magistrato Luigi De Magistris.<br />
Firmate <a href=" http://www.ritaatria.it/demagistris-raccolta-firme.aspx">l&#8217;appello per Luigi De Magistris.</a></p>
<p>Saluti, Michele Di Mauro
</p>
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		<title>Europa 7 segna un punto</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2007/09/12/europa-7-segna-un-punto/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Sep 2007 13:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Legalità</category>
	<category>Informazione</category>
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Entro fine anno la Corte Europea sentenzierà sul caso Europa 7. Oggi l’Avvocato Generale, che agisce (in modo indipendente dalle parti e dalla stessa Corte) quale “difensore del diritto comunitario”, ha depositato le proprie conclusioni, favorevoli alle ragioni di Francesco Di Stefano. Sono in gioco,  lo ricordiamo, le frequenze per una nuova tv nazionale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="350"><br />
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<param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/q4Knpl_3rNk" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="350"></embed></object></p>
<p>Entro fine anno la Corte Europea sentenzierà sul caso <a href=" http://www.europa7.it/">Europa 7</a>. Oggi <strong>l’Avvocato Generale</strong>, che agisce (in modo indipendente dalle parti e dalla stessa Corte) quale “difensore del diritto comunitario”, ha depositato le proprie conclusioni, favorevoli alle ragioni di Francesco Di Stefano. Sono in gioco,  lo ricordiamo, le frequenze per una nuova tv nazionale. Qualora la Corte di Giustizia dovesse condividere le conclusioni dell’Avvocato Generale, la decisione della Corte non solo avrebbe un impatto decisivo sul giudizio promosso da Europa 7 dinanzi al <strong>Consiglio di Stato</strong>, ma non potrebbe di certo essere ignorata dal Parlamento italiano, che si appresta a discutere il <strong>disegno di legge Gentiloni</strong>, in cui il problema di Europa 7 viene affrontato in termini ritenuti, anche da forze politiche della maggioranza, ancora troppo timidi.<br />
Occorre dunque vigilare. In attesa di un nuovo incontro con il ministro Gentiloni e con i responsabili Comunicazione dei partiti di maggioranza, ecco una sintesi delle conclusioni dell’Avvocato Generale. </p>
<p>L’Avvocato Generale ha innanzitutto preso atto che la normativa italiana consente «alle vecchie emittenti di usare ancora frequenze per le reti eccedenti la soglia antitrust», come Retequattro, «così da bloccare il rilascio delle stesse [frequenze] per le emittenti nuove, come Europa 7», nonostante Europa 7 abbia ottenuto la concessione nel 1999, all’esito di una gara indetta dallo Stato italiano.<br />
L’Avvocato Generale osserva, però, che il diritto comunitario impone che lo Stato membro, una volta indetta una procedura selettiva per il rilascio di concessioni televisive, sia obbligato a rispettarne l’esito, altrimenti «verrebbe meno la ragione stessa di queste procedure se uno Stato membro (…) consentisse agli operatori privati già presenti di occupare indefinitamente il mercato», così come avviene ancora oggi in Italia con Retequattro.<br />
Il diritto comunitario impone, in particolare, che, all’esito di una gara pubblica per il rilascio di concessioni, lo Stato debba adottare «ogni misura atta a garantire l’esercizio di tale attività», tanto più nel settore televisivo in cui le procedure di selezione vengono indette «per garantire il pluralismo dei mezzi di comunicazione».<br />
In applicazione del diritto comunitario, pertanto, «i giudici nazionali (…) hanno l’obbligo di garantire l’effettiva applicazione del diritto comunitario» e devono, se necessario, ordinare rimedi appropriati per garantire che i diritti acquisiti dai titolari di concessione, come Europa 7, non rimangano «illusori». A tal fine, i giudici nazionali devono esaminare con rigore le eventuali ragioni addotte dallo Stato «per ritardare l’assegnazione di frequenze ad un operatore che ha ottenuto diritti di radiodiffusione televisiva in ambito nazionale a seguito di una gara pubblica».<br />
In nessun caso i diritti acquisiti dai nuovi competitori, come Europa 7, potrebbero «svanire», neppure se gli operatori già presenti sul mercato (come Retequattro) potessero in ipotesi vantare un legittimo affidamento o un diritto consolidato, derivante da una norma di diritto interno. Anche in questo caso (che – per inciso – non sembra potersi prospettare nella specie, in presenza delle sentenze della Corte costituzionale relative alla illegittimità delle reti eccedenti), sarebbe semmai lo Stato a dover farsi carico di eventuali pretese indennitarie di tali soggetti, fermo restando l’obbligo di garantire che i diritti dei nuovi operatori trovino piena attuazione.<br />
In base a tali premesse, l’Avvocato Generale ha così concluso:</p>
<p><strong>«L’art. 49 CE richiede che l’assegnazione di un numero limitato di concessioni per la radiodiffusione televisiva in ambito nazionale a favore di operatori privati si svolga in conformità a procedure di selezione trasparenti e non discriminatorie e che, inoltre, sia data piena attuazione al loro esito. I giudici nazionali devono esaminare attentamente le ragioni addotte da uno Stato membro per ritardare l’assegnazione di frequenze ad un operatore che così ha ottenuto diritti di radiodiffusione televisiva in ambito nazionale e, se necessario, ordinare rimedi appropriati per garantire che tali diritti non rimangano illusori».</strong>
</p>
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