Vincenzo Indolfi
Dicembre 31, 2007 on 3:29 pm | In Libertà | 63 Comments
Il 13 novembre scorso la polizia di Milano mi ha sequestrato Ikarus II, uno dei miei tre megafoni. La procedura prevede una richiesta scritta di dissequestro. Non l’ho ancora inoltrata, per non ridurre la faccenda a pratica burocratica. La questione è più seria e riguarda la libertà di espressione di ciascuno di noi. Ho deciso di scrivere una mail al Questore di Milano, dottor Vincenzo Indolfi, per chiedergli di provvedere personalmente alla riconsegna del megafono. Il testo, riformulato in terza persona, è il seguente. Vi chiedo, se ne condividete le ragioni, di sottoscriverlo (in questa o altra forma) e inoltrarlo anche voi a questo indirizzo: urp.mi@poliziadistato.it. Magari mandatelo in copia anche a piero@pieroricca.org. Se volete scrivere un telegramma o una lettera, l’indirizzo postale è: Questore di Milano, via Fatebenefratelli 11, 20121 Milano. Se volete telefonare, il numero del centralino è: 02-62261. Ditelo ai vostri amici. Più ne arrivano, meglio è. Devono sapere che non sono solo.
Lettera al Questore
Illustrissimo Signor Questore di Milano
il 13 novembre 2007, in piazza della Scala, in occasione dei festeggiamenti per il centenario della casa editrice Mondadori, con sei amici del gruppo Qui Milano Libera il signor Piero Ricca faceva informazione sul reato di corruzione giudiziaria che ha permesso al signor Berlusconi di mettere le mani sulla Mondadori.
Per questa colpa Piero Ricca e i suoi amici hanno passato quasi quattro ore al commissariato di piazza San Sepolcro. Alla fine ne sono usciti con un verbale di denuncia per “manifestazione non autorizzata” e di sequestro di “corpi di reato”. Tra questi, un megafono. E’ il medesimo megafono usato dal signor Ricca in molteplici occasioni per esercitare la propria libertà di critica a difesa di ragioni di semplice buon senso.
In quel megafono c’è anche la mia libertà di espressione. Le chiedo pertanto, illustrissimo Signor Questore di Milano, di provvedere con cortese sollecitudine a riconsegnarlo al legittimo proprietario, in segno di rispetto verso quei cittadini che si mettono in gioco in prima persona per motivazioni ideali riconducibili alla questione morale e al principio di uguaglianza davanti alla legge.
Le chiedo inoltre di verificare con attenzione le forme e i limiti degli interventi di polizia nei confronti di semplici cittadini che non fanno altro che esercitare in modo responsabile e senza inibizioni la propria libertà di dissenso. Un bene, questo, che mi sembra financo più degno di tutela dell’incolumità psicologica del potente di turno.
Un cordiale saluto,
FIRMA
Dura lex
Novembre 26, 2007 on 6:48 pm | In Libertà | 75 Comments
29 gennaio 2005, corso Magenta 61 - Milano
Dovrebbe esserci un maggiore equilibrio nell’applicazione della legge. Che so, uno ruba la più grande casa editrice italiana corrompendo giudici e se la gode accumulando soldi e consenso, ma in compenso è consentito a tre o quattro italiani su sessanta milioni di gridare allo scandalo sulla pubblica piazza senza chiedere il permesso. Invece no. Rubare case editrici è lecito, gridare al ladro è tassativamente vietato.
Mi è giunta voce di un’altra denuncia per manifestazione non autorizzata. Tutta per me. Relativa a uno speakers corner di cinque persone di Qui Milano Libera nell’afa di luglio all’indomani della sentenza che ha stabilito che la Mondadori è posseduta da Berlusconi in virtù dI un atto di corruzione. Questa mattina, quattro mesi e mezzo dopo quello speakers corner, svoltosi in piazza Duomo in presenza di una nutrita pattuglia di polizia, due agenti della digos sono andati a casa del mio amico Diego, operatore e montatore di Qml, per convocarlo in questura a testimoniare la sua versione dei fatti.
Hanno i nostri indirizzi di casa, conoscono il mio numero di cellulare, ci hanno identificati mille volte, sanno benissimo che non abbiamo mai commesso e mai commetteremo un atto di violenza, hanno capito che il nostro unico obiettivo è dire la nostra e fare informazione controcorrente, ogni volta che ci vedono in qualche evento pubblico ci chiedono dove stiamo andando e che intenzioni abbiamo piantonandoci per tutto il tempo, ma hanno ricevuto l’ordine di procedere, con effetto retroattivo. Vuol dire che diamo fastidio. E qualcuno vuole farcela pagare.
Questa è la seconda denuncia relativa a iniziative contro la corruzione Mondadori (e l’abusivismo Rete 4). Me ne aspetto altre, d’archivio. Non sempre, in effetti, mi viene da chiedere il permesso per esprimere il mio diritto al dissenso mediante voce e volantini: per varie ragioni di sostanza e di contesto, non ultima il fatto che nell’era di internet per avere il nulla osta da parte della questura devi prima mandare un fax e poi recarti presso i loro uffici, perdendo almeno quattro ore. Visto che ne facciamo spesso e non posso perdere una mattinata ogni volta, avevo proposto un patto fra gentiluomini: inviare una mail e far valere il silenzio-assenso. Niente da fare, non vale. Con i branchi di tifosi in trasferta c’è maggiore tolleranza. La pena varia da una multa a sei mesi di galera.
Poi ci sono le due querele per diffamazione, entrambe infondate, di Emilio Fede (che ha chiesto e ottenuto per un mese l’abusiva sospensione di questo blog) e Pietro Caltagirone, dirigente dela Sanità lombarda e pregiudicato per abuso d’ufficio e falso. Giudico infondata la querela di Fede perché lamenta come diffamatorio un nostro video che in realtà abbiamo deciso di pubblicare per documentare un fatto, sopperendo alla parzialità di un servizio di Canale 5. La querela di Caltagirone è infondata in quanto si riferisce a un post, poi diffuso come volantino a Lecco, in cui lo criticavo per alcuni fatti veri. Ad oggi le due querele, che pure sono state prese in considerazione con solerzia dalle preposte autorità, non hanno prodotto alcun rinvio a giudizio e non dovrebbero produrne, se è vero che la giustizia non è l’utile del più forte.
La mia querela contro Fede, invece, si è magicamente insabbiata. A distanza di cinque mesi, non ho notizia di alcuna indagine e non ho ricevuto alcun avviso di avvenuta archiviazione. E’ ancora uguale per tutti, la legge?
S’è definitivamente impaludata pure la mia denuncia contro la polizia di Milano, che sabato 29 gennaio 2005 mi sequestrò per un pomeriggio in corso Magenta per consentire a Berlusconi di commemorare Craxi senza dissidenti in platea. Tendo a credere che sia più grave il reato commesso da chi ha dato ordine a cinque agenti di polizia di buttarmi a forza in una macchina rispetto a quello imputabile a cinque cittadini che gridano allo scandalo: voi che ne dite?
Chi dice la verità, chi non fa parte di alcun clan, chi non ha altro potere che la propria voce e non rinuncia a esercitarlo, un prezzo lo paga sempre. Ti chiudono dalla sera alla mattina collaborazioni professionali. Ti mettono la digos alle calcagna. Diventi un obiettivo visibile, setacciato nella privacy. Ti diffamano senza contraddittorio a mezzo stampa e tv padronale. Ti viene impedito di far valere i tuoi diritti davanti alla legge. Sei costretto a difenderti secondo le regole dalle accuse di chi delle regole ha fatto strame. Vieni attaccato, insolentito e talora minacciato dalle opposte tifoserie politiche, che si offendono per conto terzi. Ti denunciano, sapendo che comunque ti faranno perdere tempo e soldi. Cercano di isolarti, mettendo paura a chi ti sta vicino.
Tutto questo e altro ancora fa parte dell’esperienza quotidiana di chi, come me, ha scelto di mettersi in gioco senza inibizioni. Continua a farmi rabbia, ma non me ne lamento. Ne ero perfettamente consapevole quando ho iniziato. E altri hanno pagato un prezzo ben più alto. Non è facile essere liberi in un Paese di servi. Ma ne vale sempre la pena. Smetterò solo quando non mi diverto più.
Conciliazione obbligatoria
Agosto 23, 2007 on 12:37 pm | In Libertà | 54 Comments
Sono indagato a Lecco, per violazione dell’articolo 650 del codice penale.
Qual è il reato? Questo.
Art. 650 - Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità
“Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per
ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o d’igiene,
è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a
tre mesi o con l’ammenda fino a lire quattrocentomila”.
Perché la Procura della Repubblica di Lecco mi ha inviato un avviso di garanzia per questo reato? Perché non ho accettato un suo invito a presentarmi per un “tentativo di conciliazione” con il signor Pietro Caltagirone, che mi ha querelato per diffamazione.
Perché il signor Caltagirone, direttore dell’azienda ospedaliera di Lecco e pregiudicato per abuso di ufficio e falso, mi ha querelato per diffamazione? Perché ha ritenuto offensivo questo articolo, poi accluso a un volantino con gli estremi della condanna, diffuso a Lecco dal mio amico Duccio, querelato anch’egli.
Perché non ho accettato l’invito? Perché - a differenza del querelante - non ho commesso alcun reato e dunque non ho nulla da conciliare.
E’ stato davvero esperito il tentativo di conciliazione? No. Lo so perché Duccio s’è presentato ritrovandosi a rispondere soltanto alle domande di un luogotenente di polizia giudiziaria.
Era un obbligo accettare l’ “invito” a comparire? Non lo era, tant’è vero che nell’ “invito” notificatomi dai Carabinieri non si faceva menzione di alcuna sanzione in caso di assenza.
E’ normale che per effetto di una querela, sia pure sporta da un personaggio così prestigioso, si venga immediatamente convocati per conciliare? Non lo è. Anzi, le querele di un comune cittadino normalmente non vengono nemmeno prese in considerazione.
Prima ancora: è fondata la querela sporta dal signor Caltagirone? A colpo d’occhio si intuisce di no. Abbiamo raccontato semplici fatti, i quali talvolta possono anche risultare offensivi, ma quest’effetto è inconciliabile.
Sicché quella querela era ed è da archiviare senza indugi. Invece la pubblica ministera lecchese, prima ancora di archiviare la pratica o chiedere il rinvio a giudizio, mi ha spedito una bell’informazione di garanzia per violazione di un obbligo insussistente.
Non ho motivi per ritenere che sia in malafede; non grido al complotto della magistratura faziosa e politicizzata. Mi limito a criticare specifici provvedimenti, difendendomi entro il quadro delle regole. Questa è una delle differenze fra la masnada berlusconiana e le persone serie.
Il 19 settembre sarò a Lecco a condurre un incontro pubblico con Marco Travaglio. Può essere l’occasione per ricordare due semplici concetti:
1 I pregiudicati per reati contro la pubblica amministrazione devono essere cacciati dalla pubblica amministrazione.
2 La libertà di espressione è inviolabile. E nessuno deve farsi intimidire da una querela. Che è un segno di arroganza se proviene da chi ha tutti gli strumenti per rispondere alle critiche in sede di dibattito pubblico.
Rieccomi
Agosto 4, 2007 on 11:49 am | In Libertà | 177 CommentsRiprendo la parola su questo blog dopo un silenzio che dura dal 10 luglio. L’interruzione, come sapete, non è dovuta alla mia volontà.
Scusate, se credete, il pubblico ministero Giuseppe Saieva: ha dimostrato, chiedendo l’oscuramento preventivo di un blog a tutela dell’onore di Emilio Fede, di non conoscere il mondo web e di non avere rispetto per l’articolo 21 (primo comma) della Costituzione. Scusate, se credete, anche la dottoressa Cecilia Demma, gip presso il tribunale di Roma, che ha ordinato, su richiesta del dottor Saieva, l’oscuramento dei miei articoli su Fede e del famoso video su youtube: ha rivelato pari ignoranza delle dinamiche della rete e poco inferiore disprezzo della libertà di espressione dei cittadini. Scusate, se credete, perfino il maresciallo capo Sergio Zorzo del nucleo frodi telematiche della guardia di finanza di Roma: non riuscendo a togliere da youtube il video e non pago di aver oscurato un solo innocuo articoletto ben visibile sui motori di ricerca, ha pensato bene, per impedirmi di ripubblicare o modificare quel singolo post, di modificare le chiavi di accesso al blog, di fatto sequestrandomi la libertà di parola.
Il sequestro è del 10 luglio. Il dissequestro è del 30 luglio. Al pubblico ministero Saieva sono bastati venti giorni per capire l’errore e correggerlo. Naturalmente l’articoletto su Fede rimane oscurato e la cosa spassosa è che il sottoscritto ne è stato nominato custode. In pratica sono il garante di una ridicola e inutile censura decisa ai miei danni. Ecco cosa scrive, suppongo senza arrossire, il pubblico ministero di Roma:
“… Considerato che le operazioni di inibizione password effettuate non consentono al RICCA di accedere alle altre funzionalità della propria risorsa web; che ai fini delle indagini non appare necessario trattenere in sequestro l’intero blog ferme restando le disposizioni di cui al decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del tribunale di Roma; ritenuto che permane la necessità di impedire che il reato venga portato ad ulteriori conseguenze; che permane la necessità di impedire la visibilità degli articoli relativi ad Emilio Fede agli internauti avventori del blog; visti gli articoli 262, 263 comma 4 cpp e 84 D. Lv 271/89;
ORDINA
la restituzione all’avente diritto della disponibilità del blog www.pieroricca.org fermo restando l’oscuramento degli articoli riguardanti FEDE Emilio inerenti il presente provvedimento, nominando il RICCA Piero custode degli articoli citati”.
Per ora mi fermo qui. Ma questa storia non finisce qui. Come ho già scritto, mi adopererò affinché serva a mettere dei paletti chiari a difesa della libertà di espressione su Internet. Mai più un blog dev’essere sequestrato a seguito di una querela. Grazie di cuore a tutti coloro che in queste settimane hanno sostenuto le mie ragioni.
Il video-appello del 10 luglio notte, riproposto da numerosi blog, che ringraziamo, sul sequestro preventivo.
Lui e Cristo
Giugno 6, 2007 on 4:17 pm | In Libertà, Informazione | 49 Comments
La Chiesa che non amo ha il volto di Luigi Maria Verzè, il boss della sanità privata. Una certa Milano lo venera come un santo. Le persone informate sanno che è invischiato da sempre negli intrighi dell’Italia peggiore. E criticare il prete non significa negare meriti al manager. Amicone dei democristiani, intimo di Craxi, socio in affari di Berlusconi, don Luigi ama stare sotto i flash, presentare i libri con i banchieri. La sua storia è segnata da scandali e disavventure giudiziarie. Nel 1964 fu sospeso dall’esercizio del sacerdozio. Papa Montini gli suggeriva: occupati meno degli affari e più dei sacramenti. Non gli dette ascolto. A 86 anni Luigi Maria Verzè è un intoccabile che gestisce denari e carriere. Da ultimo ha messo gli occhi sull’ospedale di Emergency in Afghanistan. L’ultima volta che lo incrociai, conclusi la serata in commissariato, per avergli rivolto una domanda. Eravamo in due, il mio amico Riccardo e io. Ieri eravamo una decina alla bramantesca sagrestia della basilica di Santa Maria delle Grazie, per la presentazione del suo ultimo libro: “Io e Cristo”. In platea una folta delegazione della Milano che venera il denaro, berlusconiana nelle viscere. Da non confondere con la borghesia, quella civile di una volta, che non esiste più. In assenza del buon De Bortoli, moderava l’incontro Armando Torno, che ha letto una toccante lettera di Cesare Geronzi, in cui il banchiere in odore di impunità definiva il prete “azionista di minoranza di Cristo”. Tra i relatori Massimo Cacciari, ex rettore dell’università personale di don Verzè: ha tenuto una dotta relazione, infiocchettata di citazioni greche e latine, per dire che il suo ex datore di lavoro incarna il Vangelo e lo spirito cristiano del “fare verità”. A questi dibattiti pubblici le domande non sono consentite. Ma è un’abitudine cui non bisogna rassegnarsi. Sicché alla fine mi sono dato la parola da solo e ho chiesto a Luigi Maria il motivo per il quale definì Berlusconi “un dono di Dio all’Italia”. Lui ha risposto: “non per i soldi, ma perché ha le idee chiare”. Poi si è allontanato tra i complimenti dei presenti, protetto da molte guardie. Sull’uscio non se l’è sentita di rispondere alla domanda di Elia, che gli chiedeva conto dell’ammirazione per Craxi e relativo sodalizio. E nemmeno a Franz, che chiedeva un chiarimento sugli abusi edilizi al San Raffaele, sanzionati con condanna definitiva. Abbiamo interpellato anche Cacciari, il quale per una volta ha rinunciato all’acutezza. Quando Franz gli ha ricordato la cacciata dei mercanti dal tempio, il filosofo ha risposto: ma lui costruisce ospedali, non templi. La platea era lì per applaudire e farsi vedere, per questo ha mal tollerato il nostro intervento. Siamo stati magnanimi: avevamo nelle corde un’invettiva in stile dantesco, ma per questa volta abbiamo desistito. Un guardiano voleva a tutti i costi farmi identificare dalla polizia. Ma poi anche lui ha desistito.
Speciale Visco, materia per gli storici?
Giugno 5, 2007 on 11:37 pm | In Politica, Libertà, Informazione | 24 Comments
Le riflessioni di Franz sul caso Visco-Speciale.
“Ci sono momenti, nella vita di una Repubblica, in cui farsi un’opinione è complicato. Quanto sta accadendo in questi giorni, protagonisti il viceministro Visco e il generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale, si presta a infinite interpretazioni. La carta stampata si divide, il cittadino assiste allo show delle speculazioni politiche. C’è il rischio, ancora una volta, che il mistero possa sopravvivere alla verità.
Quello che sappiamo.
Nel 2006, dopo l’insediamento del nuovo governo, il vice-ministro Visco si informa dei trasferimenti previsti dal comando generale della Gdf per l’anno in corso. Non sono previsti avvicendamenti per i vertici lombardi. Visco non sembra d’accordo. A suo avviso, Milano e la Lombardia devono rientrare nel piano di riorganizzazione dei vertici delle fiamme gialle.
Consegna alcuni nomi all’attenzione di Speciale, e consiglia di provvedere vagliando le singole cariche e i rispettivi trasferimenti con i generali Italo Pappa e l’allora capo dei reparti d’istruzione Sergio Favaro, già al corrente delle intenzioni del vice-ministro. Le richieste e i tempi per soddisfarle non sembrano tenere conto dell’iter che normalmente tali procedure prevedono. Inoltre, alcune delle cariche individuate da Visco, collaborano da tempo con la Procura di Milano nelle indagini Unipol, Bnl, Antonveneta e Telecom, ecc. È il procuratore capo di Milano, Manlio Minale, a chiedere ragione delle voci sugli avvicendamenti della GdF in Lombardia. Con il suo interessamento scoppia il caso. Speciale prende tempo, avvia le procedure istruttorie per i trasferimenti.
Nel frattempo, in Procura verrà aperto un fascicolo. Speciale sarà interrogato insieme al capo di stato maggiore Spaziante. L’Ansa pubblica la notizia mettendo i fatti in relazione con le indagini su Unipol. Visco non gradisce, pretende una smentita da parte di Speciale, sostenendo egli stesso che trattasi di normali avvicendamenti, estranei alle indagini della Procura.
Ormai la vicenda è di dominio pubblico e politico.
La maggioranza, a parte alcuni esponenti che chiedono chiarimenti sulle eventuali responsabilità, protegge il suo vice-ministro. L’opposizione grida allo scandalo. Visco viene sollevato dalla delega che riguarda la Gdf. La procura di Roma si interessa al caso. Il ministro Padoa Schioppa invita Speciale, vista l’imbarazzante situazione, a dimettersi. Al generale viene offerta una carica presso la Corte dei Conti. Il rifiuto di Speciale, che esclude anche un ricorso al Tar, è notizia di oggi.
Quello che ci raccontano.
A raccogliere la ghiotta notizia arriva per primo il Giornale di Belpietro, facendone un caso. Pubblicherà il carteggio tra Speciale e gli altri protagonisti della vicenda, compresa la Procura di Milano. La tesi del giornalista Nuzzi e del suo direttore Belpietro è la seguente: la mancata motivazione dei trasferimenti voluti da Visco nasconde la volontà politica di rendere inoffensive le cariche lombarde che si stanno occupando di alcune indagini concertate con la magistratura milanese. La Cdl cavalca l’onda. Parla di scandalose ingerenze, di attentato alla democrazia. Calderoli, ben oltre i chiarimenti pretesi da alcuni esponenti della maggioranza, firma la richiesta di dimissioni del vice-ministro, dando forma istituzionale all’indignazione dell’opposizione. Berlusconi chiede elezioni anticipate. Fini rincara la dose.
A sinistra c’è imbarazzo. Il 2 giugno, durante la parata nei fori imperiali, i riflettori sono puntati su Speciale, che rilascerà un’intervista al Corriere in cui, con ostentata sicurezza, si dice sereno a pronto a dar battaglia, contro una decisione del consiglio dei ministri, quella del suo trasferimento alla Corte dei Conti, la cui legittimità, a detta di Speciale, è tutta da dimostrare.
Le dichiarazioni di Speciale sono arroganti. Questa l’opinione di due nomi del giornalismo “di sinistra” come Scalfari e Colombo. Tra i due editoriali, su Repubblica esce un lungo articolo che rilegge la vicenda in chiave pidduista. È quello che Belpietro chiamerà complottismo. Secondo l’autore, Giuseppe D’Avanzo, il complotto sarebbe ai danni dell’intera classe politica, indebolita da un “network” di poteri occulti, un “agglomerato oscuro” che si è andato costituendo all’ombra del governo Berlusconi, in grado di controllare, intercettare e ricattare anche le più alte cariche dello Stato. I trasferimenti caldeggiati da Visco sarebbero dunque il tentativo del governo di mettere mano ad una situazione che, dopo i dossier ospitati in casa Telecom, pare doveroso ridimensionare.
D’Avanzo giudica un errore quello di non aver reso pubblica l’intenzione di voler avvicendare alcune cariche della Gdf troppo vicine al precedente ministro Tremonti. Mentre legge un preoccupante atto di forza nell’offensiva di Speciale, esponente di quel “network” occulto che saprebbe gestire e stimolare le ansie degli schieramenti politici, interpretando sia il virus che la cura, inscenando complotti e proponendo soluzioni. Ma il modo in cui il governo ha tentato di coprire, anche di fronte alla magistratura, le responsabilità di personaggi come Pollari, e la negligenza con cui si è occupato di tutto il caso Telecom danno da pensare. Furio Colombo cita Speciale. Durante la parata del 2 giugno il generale destituito si rivolge a Berlusconi: sempre agli ordini, presidente. Misere leggerezze che non piacciono alla sinistra? Segnali da decifrare? Codici occulti di una nuova loggia trasversale che tiene sotto scacco la politica?
Oggi il caso è all’esame del parlamento. Crisi di governo? Rimpasto tecnico? Nuove elezioni? Per colpa di chi?
Quello che non sappiamo. Ipotesi, illazioni, speculazioni.
Su una cosa non possiamo dare torto a Belpietro: Visco non è stato chiaro. Ad ora non sappiamo per quale motivo sentisse così urgente l’opportunità di avvicendare alcune delle cariche milanesi. La Procura si era espressa in favore dell’operato delle fiamme gialle nelle varie collaborazioni con la magistratura. Inoltre, è imminente l’attuazione della “riforma ordinativa che comporterà, dal 1˚ settembre 2007, in tutto il Paese, la fusione dei Nuclei Regionali e dei Nuclei Provinciali di Polizia Tributaria in un unico reparto.” (dalla lettera di Speciale a Visco – sulle motivazioni che hanno portato il generale, d’accordo con Pappa e Favaro, ad escludere i trasferimenti richiesti dal vice-ministro).
La tesi del “network occulto” è fumosa, bisogna ammetterlo. O meglio, plausibile, ma difficile da collegare in modo incontrovertibile al caso Speciale. Dalla sua, il generale adduce esigenze procedurali che lo hanno portato (suo malgrado?) a scontentare il ministero e al successivo scontro.
Speciale ha fornito il grosso del materiale sul quale sono state costruite le tesi de il Giornale. Perché non farlo? Se davvero ha ricevuto immotivate pressioni, una volta interrogato dall’Avvocatura generale, perché non tutelarsi a mezzo stampa, facendo anche un redditizio favore allo stimato presidente Berlusconi?
Berlusconi non poteva gettare al vento questa occasione. E se fosse un cavallo vincente? Certo, una seria richiesta di dimissioni da parte di Visco dovrebbe essere preceduta dalla fuoriuscita di Previti dal Parlamento, di grazia. Ma nessuno è perfetto, e Berlusconi, si sa, dalla perfezione è proprio lontano. Ma come negare a priori che l’urgenza, che ha reso Visco tanto imprudente nel trattare con un generale così zelante, non riguardasse le indagini sul caso Unipol – Bnl? Innegabile che alcune delle intercettazioni raccolte nel merito di quelle inchieste siano potenziali spine nel fianco per la vacillante credibilità della sinistra.
E se non fosse la politica a cavalcare il giornalismo? Se fosse, ancora una volta, il giornalismo a servire la politica?
Il generale, al servizio di occulte trame, favorisce un’opposizione che mira a delegittimare il governo? Il governo, che ha provato a sbarazzarsi di alcuni uomini della Gdf per ostacolare alcune indagini della Procura di Milano, si serve dei giornali a lui vicini per montare un complotto? Magari utilizzando al meglio i recenti scandali del dossieraggio occulto, dello spionaggio tra privato e pubblico. E’ una mossa di Mastella per arrivare ad un governo tecnico nel quale il centro la farà da padrone? Il cittadino non ha modo di rispondere. Alcune tesi sembrano più logiche, altre meno. Ma nessuna è scartabile a priori perché il quadro è viziato dalla strumentalizzazione politica. Intorbidate le acque, trovare la verità diventa quasi impossibile in un Paese dove chi vuole informarsi è spesso abbandonato a se stesso, dove questa ricerca incontra mille ostacoli.
L’unica cosa certa è che il Paese non ne esce bene, anzi. Bertinotti prevede ripercussioni politiche. Impossibile dargli torto. Spiace che tali ripercussioni nasceranno da mancate risposte, da interrogativi irrisolti, da speculazioni politiche irresponsabili.
Speciale non ricorrerà al Tar. Il suo ritiro sembra annunciare un silenzio complice su tutta la vicenda. Silenzio estorto? Ricompensato? O addirittura preventivato?
100 euro che il mistero, un’altra volta, sopravviverà alla verità che nasconde. E troverà posto nel già stipato retrobottega dei ricatti”.
Francesco Baraggino
Ti denuncio!
Maggio 31, 2007 on 4:51 pm | In Libertà | 50 Comments
Eravamo in attesa della querela di Emilio Fede e invece è arrivata quella di Pietro Caltagirone. Il mio amico Duccio mi ha comunicato oggi di essere stato convocato dai solerti carabinieri di Lecco per vedersi notificata una querela per diffamazione, estesa anche a me. La colpa di Duccio? Aver diffuso un volantino sul curriculum giudiziario del direttore dell’ospedale della sua città. La mia? Aver scritto questo articolo sul blog. Così la giustizia lecchese, che immagino intasata di gravi questioni, dovrà occuparsi anche dell’onore di Caltagirone. Il magistrato di turno studierà i documenti, compulserà il codice e deciderà se avviare il procedimento. Intanto può essere sottolineato che i fatti riportati sono veri. Vera è la condanna definitiva comminata a Caltagirone. Vero il rifiuto di Caltagirone alla pubblicazione dell’intervista rilasciata a Duccio. Vera la telefonata al preside della scuola dove Duccio studia per accertarsi che l’intervista non fosse pubblicata. Vero il dominio dei partiti del centrodestra e di Comunione e Liberazione sulla Sanità lombarda. Vero che i pubblici funzionari in un paese civile dovrebbero dare il buon esempio ed essere al di sopra di ogni sospetto. Vero che la credibilità delle istituzioni pubbliche è svilita dall’indifferenza alla questione morale nella selezione della classi dirigenti. Vera la nostra indignazione e la nostra volontà non di diffamare bensì di informare.
Vero, prima di ogni cosa vero che il potente di turno che arriva a denunciare un diciottenne per un volantino non gradito, rivela tutta intera la sua natura. Per questo solo atto, io al posto di Caltagirone proverei vergogna. Ma il sentimento della vergogna è un lusso, di questi tempi.
Trasformeremo la querela in un boomerang. Una bella manifestazione a Lecco a questo punto s’impone, dopo che Duccio avrà conseguito, anche formalmente, il diploma di maturità. Può essere l’occasione per parlare della gestione della Sanità in Lombardia, oltre che per difendere la libertà di espressione. Che è libertà di critica o non è. Per la libertà di applauso bastano e avanzano i cortigiani.
Tronchetti ad Hammamet…
Aprile 3, 2007 on 8:06 pm | In Libertà | 76 Comments
… e Grillo in Second life!
Il 16 aprile mi voglio divertire. Quel giorno è prevista a Milano l’assemblea dei soci Telecom. Potrebbe essere l’ultima uscita pubblica di Marco Tronchetti Provera in qualità di azionista di riferimento dell’azienda. Sto progettando un mega-striscione per esprimere un concetto chiaro: TRONCHETTI AD HAMMAMET. L’uomo infatti merita un saluto, essendo tra i più spregiudicati briganti comparsi sulla scena pubblica italiana negli ultimi decenni. Un volantino spiegherà le ragioni: l’arricchimento sulle spalle degli utenti e dei piccoli azionisti, la creazione di una pazzesca rete di spioni e tutto il resto. C’è anche un fatto personale, il personaggio mi sta antipatico. Quando in una conferenza stampa ebbi la possibilità di rivolgergli una domanda mi rispose con l’arroganza tipica di chi è abituato a circondarsi di servi e cortigiani. Alla fine il suo addetto stampa venne perfino a chiedermi le generalità. Restituirò la gentilezza.
Il 16 aprile è prevista pure la presenza di Beppe Grillo, in qualità di masaniello anti-potere per delega di un gruppo di piccoli azionisti. Pur interpretando differenti parti in commedia, sul piano umano i due sono più simili di quanto possa sembrare. L’interesse primario di entrambi è il denaro. Ne avevo il sentore. Ne ho avuta la certezza sabato 17 marzo a Parma, dove ho appreso che la conclusione dello spettacolo del tour 2007 è la celebrazione dell’arricchimento nei mondi virtuali di Second life: il “futuro”.
Un finale meno educativo e più auto-rivelatore non era facile inventarselo.
A margine, ci sarà una punzecchiatura anche per lui.
Post scriptum
Poi il 18 sera rimetterò l’abito buono per “moderare” un dibattito sul caso Europa 7, con Francesco Di Stefano e Gianni Barbacetto.
Operazione San Gennaro
Gennaio 19, 2007 on 3:35 pm | In Libertà | 18 Comments
Michele Giordano, arcipuffone
Sapete tenere un segreto? E allora ve lo rivelo.
Ormai il territorio delle contestazioni ai politici è coperto. Dobbiamo puntare più in alto. Direzione Napoli. Verso l’ampolla che contiene il sangue di San Gennaro.
Fino ad ora abbiamo scherzato con i fanti. Ora ci tocca difendere i santi. Dalle manipolazioni dei chierici e dalla superstizione dei fedeli.
Due o tre volte all’anno, a Napoli, si ripete la stessa storia. Il presunto sangue, da solido diventa liquido, davanti agli occhi stupefatti di migliaia di fedeli che stipano il Duomo dalle prime ore del mattino. La Chiesa di Roma osserva a distanza, limitandosi a dire che non di miracolo si tratta, ma di prodigio. Non hanno torto: è prodigioso gestire per secoli la mente delle folle con metodi da imbonitori da fiera di paese.
Con Ric Farina, fratello di vino e di poesia, abbiamo deciso che il 19 settembre saremo a Napoli, per realizzare un film e manifestare un’idea chiara: signori, il medioevo è finito. Le contestazioni alle convention dei buffoni in doppiopetto sono nulla in confronto. Laggiù si rischia davvero. Camorra e folla di fedeli inferociti sono un mix medievale ad alto rischio di linciaggio. Ma sono pronto al martirio purché San Gennaro sia lasciato in pace.
Il rimpianto è che l’arcivescovo officiante non è più quella leggendaria figura di Michele Giordano. Dargli del Puffone in piena messinscena sarebbe stato troppo divertente.
Prepariamoci. Dobbiamo essere in tanti. Incazzati e illuminati. Ma non ditelo a nessuno, se no le Iene ci rubano l’idea.
Benny Calasanzio
Gennaio 14, 2007 on 6:57 pm | In Libertà, Legalità | 13 Comments
Benny Calasanzio è quel ragazzo che ha contestato pubblicamente l’arroganza di Salvatore Cuffaro, presidente della Sicilia e frequentatore di mafiosi, con una lettera aperta e in un confronto tv da Santoro. Mi ha scritto questa lettera.
Caro Piero,
ho iniziato un percorso difficile, quello della lotta alla mafia, la stessa mafia che ha ucciso prima mio zio e poi mio nonno, piccoli imprenditori che non hanno ceduto al ricatto mafioso. Una lotta contro i mafiosi e contro i politici che li favoreggiano
Provo a spiegare il mio pensiero e la mia idea di legalità. In Sicilia operano tante associazioni che lottano contro la mafia in modi diversi. C’è chi si occupa di coltivare le terre confiscate ai boss, chi lotta contro il racket delle estorsioni, chi lotta contro il traffico di droga, chi contro la prostituzione, chi contro la piccola criminalità collegata alla grande. E’ tutta gente che fa il suo lavoro in maniera eccellente e a cui va il merito del cambiamento in atto dagli anni ‘90 ai giorni nostri. E’ chiaro che tutte queste attività sono fondamentali per la lotta alla mafia, tutte e nessuna esclusa.
La mia personale lotta alla mafia nasce da un concetto diverso e più “politico”. Io credo che finchè la mafia sarà tutelata e rappresentata nelle istituzioni, l’antimafia sarà una lotta contro l’infinito, contro l’eternamente rigenerabile. Credo che se non si tranciano definitivamente i legami tra la classe politica siciliana e Cosa Loro ogni vittoria dell’antimafia sarà una vittoria parziale alla quale Cosa Loro saprà prontamente rispondere in maniera dolce e burocratica. La mia idea di lotta alla mafia, conciliabile con tutte le altre è una lotta senza quartiere a tutti quei politici e a tutti quegli organi istituzionali che dalla mafia non sanno stare lontani.
Se i magistrati rischiano la vita per assicurare alla giustizia i vermi mafiosi e poi (secondo le indagini) il presidente della regione svela tutto agli indagati abbiamo già perso prima di iniziare e perderemo tutte le volte che riproveremo ad iniziare se i presupposti rimarranno gli stessi.
Il mio “giustizialismo” nasce da una pretesa di trasparenza e onestà che la classe politica siciliana deve assicurare e deve impegnarsi anche a dimostrare, non solo a mantenere. Negli ultimi anni si è troppo tollerata l’ambiguità di alcuni personaggi, sono passate inosservate alcune amicizie e alcune vicinanze ad ambienti dubbi. Si è riusciti a far passare per buono il concetto che siccome fai politica ad alto livello puoi venire a contatto con chiunque. Questo è aberrante. A me fa paura. Se non sai distinguere tra gente per bene e mafiosi non devi fare politica. Io credo che la nostra esigenza primaria sia quella di pretendere uomini “più attenti”, che sappiano distinguere chi è malavitoso da chi non lo è. Sia la destra che la sinistra in questo momento non hanno la forza per rinunciare a queste vicinanze dubbie, forse perché sono bacini enormi di voti.
La mia pretesa è che nel momento in cui siano emersi fatti (non voci) riguardo ad un esponente di questo o di quel partito che accertano anche solo una vicinanza consapevole con ambienti criminali, il partito politico o l’organo istituzionale competente debba quanto meno sospendere quel personaggio fino al completo accertamento della sua posizione.
Siamo ormai abituati ad accontentarci del leggermente meno peggio, ma in Sicilia non possiamo più permettercelo. E’ una pretesa che tutti dobbiamo avanzare, uomini e donne di destra e uomini e donne di sinistra.
Questi sono i fondamenti della mia lotta. Non ho l’arroganza di dire che è una lotta perfetta e vincente. Ma se ho aperto un blog è perché ho bisogno di sentire la gente, ho bisogno di ricevere critiche e consigli perché so che da solo non posso andare da nessun parte. Diamoci una mano.
Benny
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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