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	<title>Piero Ricca</title>
	<link>http://www.pieroricca.org</link>
	<description>Il Blog Di Piero Ricca</description>
	<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 19:08:14 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>Sulla nostra pelle</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 04:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
	<category>Libertà</category>
	<category>Costituzione</category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><embed id="VideoPlayback" src="http://video.google.it/googleplayer.swf?docid=-4045224556931710347&#038;hl=it&#038;fs=true" style="width:400px;height:326px" allowFullScreen="true" allowScriptAccess="always" </p>
<p>Il modo in cui il governo intende archiviare la questione del testamento biologico è dispotica e anticostituzionale. Non dovessimo più essere in grado di decidere per noi stessi, la legge che il governo intende approvare porrà il nostro destino nelle mani dello Stato, sottraendolo alla nostra volontà o alla pietà di un congiunto.<br />
Rincasato dalla conferenza che ha ospitato, tra gli altri, il giudice Scarpinato, mi sono imbattuto negli interventi della manifestazione di piazza Farnese convocata da MicroMega lo scorso sabato, 21 febbraio, dal titolo "Sì alla vita, no alla tortura di stato".<br />
L'arroganza con cui questi parassiti decidono finanche della nostra vita è figlia di quel disprezzo per le regole democratiche che in questi anni abbiamo visto realizzarsi nei feroci attacchi alla Costituzione repubblicana, ai capi dello Stato, alle istituzioni tutte qualora ostacolassero il disegno eversivo di concentrazione del potere.<br />
Il calvario di Eluana l'ha resa involontaria testimone di un assedio che ci minaccia non soltanto come cittadini, ma addirittura come persone, nella violazione sfacciata dei diritti umani.<br />
Dei tanti interventi ho scelto di riportare quello di <strong>Stefano Rodotà</strong>, che ci esorta ad essere società civile attiva ed organizzata, a ricostruire gli anticorpi democratici, a difendere quella Costituzione che, come ricorda Roberto Scarpinato, tante volte ci ha difeso e ancora una volta è messa a dura prova, ultimo baluardo tra noi e il baratro.<br />
<a target="_blank" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/">QUI</a> trovate gli altri interventi: Camilleri, Colombo, Englaro, Welby&#8230;</p>
<p>Franz</p>
<p>p.s. <a target="_blank" href="http://www.radioradicale.it/scheda/272838/verita-e-menzogne-su-eutanasia-coscioni-welby-englaro-sotto-il-dominio-violento-e-antidemocratico-della-pa">DA VEDERE</a>: Elia segnala il video di un convegno organizzato da Radio Radicale e tenutosi a Roma il 14 febbraio scorso dal titolo &#8220;Verità e menzogne su eutanasia, Coscioni, Welby, Englaro sotto il dominio violento e antidemocratico della partitocrazia&#8221;. Tra gli ospiti lo stesso Stefano Rodotà.
</p>
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		<title>Il dispiacere della vergogna</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 18:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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Ho perso il conto delle cose che mi fanno vergognare di questo Paese. E questa perdita è anch&#8217;essa una vergogna, annunciando forse una pericolosa forma di assuefazione al tutto. Perdere di vista la composizione quotidiana di questo disastro comporta in sé dei costi culturali, sociali ed umani immensi.
Un prezzo altissimo lo stiamo pagando in questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="vauro razzismo" alt="vauro razzismo" src="http://i257.photobucket.com/albums/hh240/finoadomani/vauro_razzismo.gif" /></p>
<p>Ho perso il conto delle cose che mi fanno vergognare di questo Paese. E questa perdita è anch&#8217;essa una vergogna, annunciando forse una pericolosa forma di assuefazione al tutto. Perdere di vista la composizione quotidiana di questo disastro comporta in sé dei costi culturali, sociali ed umani immensi.<br />
Un prezzo altissimo lo stiamo pagando in questi giorni. Mentre l&#8217;approvazione in Senato del <a target="_blank" href="http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=87261&#038;idCat=54">decreto sicurezza</a> attende la conferma della Camera, il pensiero razzista e xenofobo torna a darsi forme giuridiche, a plasmare le relazioni tra esseri umani all&#8217;ombra di una vilipesa Costituzione antifascista che all&#8217;articolo 32 obbliga la Repubblica a tutelare la salute &#8220;come fondamentale diritto dell&#8217;individuo                e interesse della collettività&#8221;, e a garantire &#8220;cure gratuite                agli indigenti&#8221;.<br />
Se agli italiani è indirizzata l&#8217;amplificazione della paura e del pregiudizio, allo straniero sono riservate precise norme che condannano la dignità umana a rifugiarsi altrove, a diffidare delle istituzioni e perfino dell&#8217;aiuto di un medico, se il codice deontologico dell&#8217;ordine può essere messo in discussione &#8220;secondo coscienza&#8221;. I medici potranno denunciare la clandestinità di un paziente, questo dice il decreto sicurezza approvato ieri in Senato.<br />
Inoltre il cittadino potrà, associandosi ad altri zelanti, dar vita a ronde per garantire meglio la pubblica sicurezza. Ogni persona dalla pelle &#8220;abbronzata&#8221; potrà sentirsi intimare l&#8217;altolà, magari in regioni dove il lavoro degli immigrati garantisce la sopravvivenza di interi settori.<br />
Rinnovare il permesso di soggiorno, non fosse già un&#8217;impresa, comporterà una tassa fino a duecento euro. Soldi questi che serviranno per le operazioni di rimpatrio dei clandestini. Un &#8216;Fondo&#8217; per cacciare gli indesiderati a spese di altri indesiderati che tolleriamo perché necessari.<br />
Per lo straniero l&#8217;Italia diventa un luogo dove vivere a testa bassa, meglio se nell&#8217;ombra e nella paura. <em>Questa</em> lotta alla clandestinità in realtà condanna centinaia di migliaia ad una clandestinità a norma di legge. Ai nostri giovani insegnerà il sospetto o peggio il disprezzo. I figli di immigrati cresceranno nel rancore.<br />
Duole ammettere che è cambiato anche il linguaggio di chi si oppone, ed è questo un altro enorme prezzo che paghiamo. Quando senza riserve dovremmo dirci indignati, a mala pena argomentiamo la nostra contrarietà.<br />
Mi è capitato di leggere che la norma riguardante i medici sarebbe &#8220;inopportuna&#8221;! Disincentivando il clandestino a farsi curare, impedirebbe di monitorare possibili epidemie, di arginarle per tempo. Certo, sono effetti probabili e preoccupanti. Ma non dovremmo innanzitutto richiamarci ai diritti inviolabili della persona, tacciando senza indugio i promotori di queste riforme di xenofobia o peggio di razzismo? O si rischia la demonizzazione anche questa volta?<br />
Ecco dove ci ha condotto la tolleranza verso chi tolleranza non merita. Il Paese, che forse non è mai cambiato, rivendica alla luce del sole la sua indole fascista, il suo bisogno di populismo e decisionismo, di leader che si concedono tutto e tutto gli è ormai concesso, di capi carismatici che (ancora una volta a spese degli ultimi) soddisfino i desideri di superiorità propri di un popolo ignorante e incivile, quale il nostro ha sempre preferito rimanere.</p>
<p>Franz</p>
<p>p.s. <a target="_blank" href="http://www.divietodisegnalazione.medicisenzafrontiere.it/appello.asp">QUI</a> trovate l&#8217;appello promosso da Medici Senza Frontiere e da altre associazioni e indirizzato ai nostri parlamentari. Leggete e firmate.
</p>
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		<title>L&#8217;importanza di chiamarsi Bruno</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2009/01/16/limportanza-di-chiamarsi-bruno/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 23:07:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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Ci mancava una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale: è arrivata oggi. La nostra colpa è aver tentato di dire due parole, videocamera alla mano, a Bruno Vespa, di passaggio quest&#8217;oggi a Milano per moderare un convegno sulla crisi della sessualità maschile con annessa reclame a specifici prodotti farmaceutici. In gergo si chiamano marchette.  [...]]]></description>
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<param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/H4RkOauLlc4&#038;hl=en&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Ci mancava una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale: è arrivata oggi. La nostra colpa è aver tentato di dire due parole, videocamera alla mano, a Bruno Vespa, di passaggio quest&#8217;oggi a Milano per moderare un convegno sulla crisi della sessualità maschile con annessa reclame a specifici prodotti farmaceutici. In gergo si chiamano marchette.  Con Elia e Franz alle 17,30 siamo al teatro San Babila. Troviamo ad accoglierci una pattuglia della digos, presenza ormai immancabile quando si muove in città una personalità istituzionale del rilievo di Bruno Vespa. &#8220;Non potete entrare, abbiamo controllato e voi non siete in lista&#8221;, così ci dice un funzionario di polizia. Lo incontro in strada da anni, non mi è mai sembrato una testa calda. Ma qualcosa dev&#8217;essere cambiato. Il gestore del teatro dice che dobbiamo retrocedere di cinquanta metri, perché la strada è privata. Ce ne andiamo al bar. Quando l&#8217;appassionante dibattito volge al termine ritorniamo. Attendiamo Vespa a cinquanta metri dall&#8217;uscita. Intendiamo congratularci con lui per la pubblicità gratuita sulle reti Rai ai suoi bestseller natalizi, per la confezione di trasmissioni su misura per i suoi azionisti di riferimento, per l&#8217;onnipresenza nei palinsesti del &#8220;servizio pubblico&#8221;. Io tengo la videocamera, Franz lo interpella facendogli i complimenti per la puntata su Andreotti (<a href="http://it.youtube.com/watch?v=0O8zOIIjfvU">video</a>). Vespa gli risponde: &#8220;pensi alla sua povera mamma!&#8221;. Il funzionario di polizia, a freddo, mi placca contro il muro per impedirmi di riprendere. Franz ed Elia seguono Vespa e gliene dicono quattro. Io cerco di divincolarmi mentre il funzionario di polizia continua a mettermi le mani addosso, mi blocca il passaggio e, chiamandomi per cognome, mi ordina di esibire il documento di identità. Non ha riguardi per la telecamera, che rischia di fare una brutta fine per effetto delle sue manate. Quando Vespa si allontana nell&#8217;auto blu, al cuor di leone scappa qualche parola fuori cerimoniale: &#8220;ma va&#8217; a cagare!&#8221;. Dopo un&#8217;altra botta alla telecamera parte la procedura di identificazione. Al commissariato di piazza san Sepolcro, dove mi portano con l&#8217;auto di servizio, mi viene notificato un atto di elezione di domicilio in quanto &#8220;persona indagata&#8221; per resistenza a pubblico ufficiale. Stessa sorte, probabilmente, toccherà a Elia e Franz. Chiedo ai vari poliziotti intervenuti di qualificarsi con nome e cognome. Invano. Nessuno esibisce il tesserino, nessuno mi fornisce le proprie generalità, nemmeno l&#8217;anonimo funzionario che mi ha denunciato. (Pensate che bello quando l&#8217;impulso all&#8217;azione penale, <a href=" http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/politica/giustizia-10/patto-pm/patto-pm.html">come si vuole</a>, sarà interamente nelle mani della polizia!) Lo denuncerò a mia volta domani stesso, anche per calunnia. Non può non sapere che non ho commesso alcun reato, come il nostro video e diverse persone presenti al fatto potranno testimoniare. Naturalmente non mi illudo di ottenere giustizia. La mia denuncia - a meno di un miracolo - si archivierà da sola, come le altre. Non sono giorni facili per chi non voglia commettere torti né subirne in silenzio.</p>
<p><strong>Post scriptum</strong></p>
<p>in tema di resistenza agli abusi dei pubblici ufficiali <a href=" http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_13/errore_taglia_abusi_agenti_ferrarella_c44aa80a-e13c-11dd-ac77-00144f02aabc.shtml">QUI</a> trovate notizia dell&#8217;ultima porcata di Calderoli.
</p>
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		<title>Onorina</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 11:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
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Quest&#8217;estate con gli amici Diego e Pietro abbiamo trascorso una mezza mattinata a telecamera accesa con Onorina Brambilla, la compagna di lotta e di vita del comandante partigiano Giovanni Pesce. Altre tempre, un&#8217;altra Italia. Ne è venuto fuori questo video che Diego ha inviato al concorso di cortometraggi &#8220;Memoria e Libertà&#8221;. Il video - che [...]]]></description>
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<p>Quest&#8217;estate con gli amici Diego e Pietro abbiamo trascorso una mezza mattinata a telecamera accesa con Onorina Brambilla, la compagna di lotta e di vita del comandante partigiano Giovanni Pesce. Altre tempre, un&#8217;altra Italia. Ne è venuto fuori questo video che Diego ha inviato al <a href=" http://blog.yks.tv/?p=500">concorso</a> di cortometraggi &#8220;Memoria e Libertà&#8221;. Il video - che per le regole del concorso non poteva superare i cinque minuti - ha vinto il primo premio. Ne pubblicheremo appena possibile una versione più ampia. La premiazione si svolgerà a Roma il 22 dicembre.
</p>
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		<title>Acqua, bene comune</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 03:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
	<category>Economia</category>
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L&#8217;Acqua si avvia a diventare un bene di rilevanza economica, una merce e non più un diritto. Dal 2010 la gestione dei servizi idrici sarà messa completamente sul mercato e andrà di fatto nelle mani di società private. Lo stabilisce l&#8217;articolo 23bis del famigerato decreto legge 133 (quello che conteneva i primi provvedimenti sulla scuola), [...]]]></description>
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<param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/1nAB7ORGzrA&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>L&#8217;Acqua si avvia a diventare un bene di rilevanza economica, una merce e non più un diritto. Dal 2010 la gestione dei servizi idrici sarà messa completamente sul mercato e andrà di fatto nelle mani di società private. Lo stabilisce l&#8217;articolo 23bis del famigerato decreto legge 133 (quello che conteneva i primi provvedimenti sulla scuola), approvato dal parlamento con il voto di fiducia il 6 agosto 2008.<br />
La definitiva privatizzazione dell&#8217;Acqua toglierà dalle mani della pubblica amministrazione il controllo e la responsabilità della qualità e dei costi, trasformando una volta di più i cittadini in consumatori. Non sempre privato è sinonimo di efficiente. Laddove l&#8217;Acqua è già in mano ai privati i costi sono sensibilmente aumentati, e i controlli sulla qualità si abbassano in nome del profitto. La gestione delle reti idriche è uno dei grandi business del futuro e alcune multinazionali sono già all&#8217;opera per dividerselo. La legge approvata ad agosto, nel silenzio dei media e con gli italiani in vacanza, non ha acceso gli animi dell&#8217;opposizione. La mercificazione dell&#8217;Acqua, già in atto in molte realtà locali, è figlia di interessi trasversali, di una politica subalterna all&#8217;economia.<br />
Nella società un pensiero critico esiste e si diffonde grazie a uomini dei movimenti e numerose amministrazioni locali.<br />
Abbiamo intervistato su questi temi Rosario Lembo, Segretario nazionale del Comitato per il Contratto Mondiale dell&#8217;Acqua.</p>
<p><a title="acqua rumiz" target="_blank" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/11/14/acqua-la-rivolta-dei-sindaci.html">QUI</a> la prima parte dell&#8217;inchiesta sul tema di Paolo Rumiz (la Repubblica)
</p>
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		<title>Processo Diaz, intervista a Vittorio Agnoletto</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 03:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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In campagna elettorale Berlusconi ne ha dette parecchie. Una delle più gravi era riferita ai fatti del G8 di Genova: &#8220;Altro che Commissione su Genova, dovremmo farla sui pubblici ministeri!&#8221;
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<p>In campagna elettorale Berlusconi ne ha dette parecchie. Una delle più gravi era riferita ai fatti del G8 di Genova: &#8220;Altro che Commissione su Genova, dovremmo farla sui pubblici ministeri!&#8221;<br />
Quella dichiarazione incornicia il clima in cui si è svolto un processo durato oltre sette anni, quello per le violenze e gli abusi della Diaz. E&#8217; una sentenza di primo grado, ma il processo, in pratica, finisce qui. La prescrizione è dietro l&#8217;angolo.<br />
Toccherà ai libri di storia, forse, dire quello che in un tribunale non si è saputo, potuto o voluto dire. &#8220;Vergogna!&#8221;, dice Vittorio Agnoletto nell&#8217;intervista che abbiamo realizzato il 14 novembre scorso. E lo è, questo di Genova, un finale vergognoso.<br />
Quand&#8217;anche le motivazioni esprimessero una sentenza equa sotto il profilo giuridico, non si cancellano gli impedimenti omertosi delle forze dell&#8217;ordine, le pressioni politiche, il disinteresse delle istituzioni alla verità.<br />
Questa sentenza non offre giustizia alle vittime perché è un parto indesiderato, e le sue motivazioni, per quanto rigorose, non potranno che essere tali: figlie di uno Stato di diritto in agonia, impotente com&#8217;è di fronte ad oligarchie eversive che considerano se stesse al di sopra della legge.<br />
Per questo non ci sentiamo, nemmeno per un istante, simili a coloro che incensano questo triste epilogo, assolvendo moralmente l&#8217;intera scala gerarchica e festeggiandolo come un successo politico, oltreché istituzionale. Non si tratta di anticipare le motivazioni che i giudici depositeranno, ma di ammettere che il bilancio è avvilente, che dopo sette anni di processo i conti non tornano e non torneranno.<br />
La notte del 21 luglio 2001, in seguito a due riunioni di vertice presso la questura di Genova, oltre trecento agenti fecero irruzione nel complesso della Diaz. Dei novantatré presenti (tutti arrestati per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio), i feriti furono più di settanta, alcuni molto gravi, uno addirittura in coma. I condannati in primo grado e futuri prescritti sono tredici. Tra loro nessun dirigente. Al contrario, come ricorda Agnoletto, i dirigenti coinvolti nella tre giorni di Genova sono stati quasi tutti promossi.<br />
I fatti di Genova sono un&#8217;ipoteca sul futuro della nostra Democrazia. Andava estinta immediatamente. Ad oggi, questo Paese ne sembra incapace.</p>
<p>Buona visione, Franz
</p>
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		<title>Intervista a Gilberto Pagani</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2008/11/19/intervista-a-gilberto-pagani/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 12:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
	<category>Libertà</category>
	<category>Democrazia</category>
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Dopo sette anni di processo il dispositivo della sentenza per gli abusi alla scuola Diaz delude profondamente chi cercava giustizia. Abbiamo sentito Gilberto Pagani, uno degli avvocati di parte civile. Tre i punti chiave del suo ragionamento:
1
Le prove contro i dirigenti c&#8217;erano, numerose e pesanti. Inspiegabilmente il tribunale non le ha prese in considerazione.
2
I vertici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><br />
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<p>Dopo sette anni di processo il dispositivo della sentenza per gli abusi alla scuola Diaz delude profondamente chi cercava giustizia. Abbiamo sentito Gilberto Pagani, uno degli avvocati di parte civile. Tre i punti chiave del suo ragionamento:</p>
<p>1<br />
Le prove contro i dirigenti c&#8217;erano, numerose e pesanti. Inspiegabilmente il tribunale non le ha prese in considerazione.</p>
<p>2<br />
I vertici della polizia hanno sabotato l&#8217;inchiesta in ogni modo, nel silenzio della politica.</p>
<p>3<br />
L&#8217;impunità dei responsabili dei misfatti di Genova è un gravissimo precedente per lo Stato di diritto nel nostro Paese.
</p>
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		<title>Istigatore a vita</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 20:57:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
	<category>Libertà</category>
	<category>Democrazia</category>
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La &#8216;macelleria messicana&#8217; dell&#8217;assalto fascista alla scuola Diaz ha soltanto colpevoli materiali, capri espiatori in via di prescrizione. Nessun dirigente della Polizia di Stato pagherà. I tre che tra mille sabotaggi e atti di omertà si era riusciti a portare davanti ai giudici sono stati assolti pochi minuti fa a Genova. L&#8217;ennesima vergogna italiana. QUI [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="cossiga" title="cossiga" width="300" hight="500" src="http://www.claudiocaprara.it/mediamanager/sys.user/38949/Francesco%20Cossiga.jpg" /></p>
<p><strong>La &#8216;macelleria messicana&#8217; dell&#8217;assalto fascista alla scuola Diaz ha soltanto colpevoli materiali, capri espiatori in via di prescrizione. Nessun dirigente della Polizia di Stato pagherà. I tre che tra mille sabotaggi e atti di omertà si era riusciti a portare davanti ai giudici sono stati assolti pochi minuti fa a Genova. L&#8217;ennesima vergogna italiana. <a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_817005833.html">QUI il primo comunicato Ansa.</a> Domani intervisteremo Vittorio Agnoletto.</strong></p>
<p>Di seguito la lettera del nostro amico Duccio che annuncia una iniziativa su Cossiga, al quale forse questa sentenza non dispiacerà.</p>
<p>Caro Piero,</p>
<p>il sistema mediatico italiano funziona come un tritacarne impazzito. Gonfia panzane e nasconde i fatti. Salvo rarissimi casi, la televisione padronale, i giornali (locali o nazionali) asserviti a gruppi di pressione più o meno influenti e poltiglia internettiana perseguono lo stesso fine: annichilire la Memoria di questo Paese. La Memoria rende liberi e meno buggerabili. La Memoria aiuta un paese a maturare e impedisce a questo o quel ciarlatano di mentire impunemente. Esattamente quel che sta capitando al nostro Paese, dove scorrazzano i professionisti della bugia.</p>
<p>Pensate - ad esempio - al caso del G8 di Genova. A Licio Gelli e alla P2. Alla corruzione che ha portato la Mondadori in casa Berlusconi. Al malaffare trasversale diffuso nelle stanze dei bottoni italiane. Alle balle leghiste sui Rom che rapiscono i bambini italiani. Ai miliardi che la Chiesa di Ratzinger s’intasca a spese nostre. Alla violenza (fisica e mediatica) contro i migranti. A Giulio Andreotti che passa per santo.</p>
<p>Abbiamo il dovere di indignarci. Di essere meno indifferenti, per essere più liberi. Per esser cittadini nel senso pieno del termine.</p>
<p>La ricetta è molto semplice: un megafono, un pacco di volantini documentati e attendibili, uno striscione e l’entusiasmo della vivacità intellettuale. Il tutto in una piazza del centro città. Non si deve esser giornalisti o politici navigati: basta esser consapevoli.</p>
<p>Il 15 novembre - Qui Lecco Libera e non solo - si partirà con un primo incontro. Il tema: Francesco Cossiga, l’istigatore a vita. Le sue parole deprecabili e minacciose riguardo la mobilitazione studentesca sono passate in sordina o giustificate in quel modo idiota tutto nostro: “è un vecchietto scoppiato”. L’istigazione a delinquere, l’istigazione di militari e l’apologia di reato sono reati. Reati gravi soprattutto se perpetrati da un senatore a vita ed ex Capo di Stato. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha il dovere istituzionale d’intervenire.<br />
<a href="http://www.quileccolibera.net/files/cossiga_istigatore_a_vita.pdf">Ecco il volantino della giornata</a> che potete utilizzare nella vostra città. Fatelo!</p>
<p>Alziamo la testa! Ci vediamo sabato in piazza Garibaldi a Lecco, dalle ore 11 alle 17.</p>
<p><span style="font-style: italic">Duccio Facchini</span>
</p>
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		<title>ALZA LA TESTA!</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 15:10:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Libertà</category>
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Cari Amici del Blog
da giovedì 13 novembre è in libreria ALZA LA TESTA!, libro più dvd che ho realizzato insieme agli amici Diego Franz ed Elia. Lo pubblica l&#8217;editore Chiarelettere. La prefazione è di Marco Travaglio.
Il video propone una selezione dei nostri filmati, alcuni già presenti in rete, altri inediti. Tra i temi che tocchiamo: [...]]]></description>
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<p>Cari Amici del Blog</p>
<p>da giovedì 13 novembre è in libreria ALZA LA TESTA!, libro più dvd che ho realizzato insieme agli amici Diego Franz ed Elia. Lo pubblica l&#8217;editore Chiarelettere. La prefazione è di Marco Travaglio.</p>
<p>Il <strong>video</strong> propone una selezione dei nostri filmati, alcuni già presenti in rete, altri inediti. Tra i temi che tocchiamo: la vicenda Europa 7, le ombre di Cesare Geronzi, il nodo irrisolto del conflitto di interessi, i casi Andreotti, Dell&#8217;Utri e Cuffaro, il G8 della vergogna, la corruzione previtiana nel caso Mondadori, la questione Unipol-Bnl, la mala-informazione, da Fede a Farina. Le incursioni si alternano a manifestazioni improvvisate e interviste irriverenti; il tutto ha come contrappunto alcuni frammenti di miei comizi da un balcone milanese. Le musiche sono di Matteo Ponzano. Il trattamento delle immagini è di Matteo Fiacchino. </p>
<p>Il <strong>libro</strong> racconta i retroscena e il contesto delle varie iniziative; riporta in versione integrale i testi di alcuni comizietti in strada e di vari botta e risposta; riepiloga la vicenda del processo vinto contro Berlusconi (con le sentenze pubblicate in appendice) e del sequestro del blog conseguente alla querela di Emilio Fede; fa il punto delle varie denunce per diffamazione e riunione non autorizzata; propone i carteggi con Claudio Petruccioli, Cesare Previti, Giulio Andreotti; parla di Qui Milano Libera e dell&#8217;esperienza del blog; spiega il senso che attribuiamo alla nostra attività di disturbatori del quieto vivere.  </p>
<p>Come scrivo nell&#8217;introduzione, il motivo che ci ha spinto ad accettare la proposta dell&#8217;editore è questo: attraverso una testimonianza di cittadinanza attiva incoraggiare i lettori a mettersi in gioco in prima persona. Per rompere gli schemi, per non subire in silenzio.</p>
<p>Chi vuole organizzare una presentazione, ci scriva.   </p>
<p>Piero Diego Elia Franz</p>
<p><strong>Post scriptum</strong></p>
<p>Per acquistarlo on line clicca <a href=" http://www.ibs.it/code/9788861900592/ricca-piero/alza-testa-potenti.html">QUI</a>
</p>
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		<title>Intervista a Daniele Checchi</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 02:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
	<category>Libertà</category>
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Gelmini - Istruzione  1-0
L&#8217;ultimo pezzo della riforma è passato ieri in Senato. A tappe forzate, come piace al capo. Il parere contrario di centinaia di migliaia di studenti, genitori, ricercatori, insegnanti e professori non interessa.
L&#8217;istruzione non dovrebbe essere una materia da regolare con decreti agostani, senza concertazione, senza confronto, senza aver considerato (questa almeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><br />
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<p>Gelmini - Istruzione  1-0<br />
L&#8217;ultimo pezzo della riforma è passato ieri in Senato. A tappe forzate, come piace al capo. Il parere contrario di centinaia di migliaia di studenti, genitori, ricercatori, insegnanti e professori non interessa.<br />
L&#8217;istruzione non dovrebbe essere una materia da regolare con decreti agostani, senza concertazione, senza confronto, senza aver considerato (questa almeno l&#8217;impressione) le conseguenze reali di tagli che sembrano andare in direzione opposta rispetto agli obiettivi comunitari. La Conferenza di Lisbona esorta ad investire almeno il 3% del Pil in ricerca. Invece si tagliano i fondi e si scoraggiano i ricercatori. Da ultimo si aggiunge che gli atenei hanno la possibilità di cercare miglior sorte trasformandosi in fondazioni e l&#8217;istruzione in un bene di mercato che, come ogni altro bene di mercato, è per forza di cose più accessibile ai facoltosi che non ai meritevoli.<br />
Nella scuola si taglia senza curarsi di poter valutare e premiare le realtà più virtuose, sacrificando così la didattica. Anche il modello emiliano di scuola primaria, invidiato e imitato in tutto il mondo, rischia di essere sacrificato al dogma dei tagli, del maestro unico, dei fondi da destinare all&#8217;Expo, all&#8217;Alitalia o ad altre sciagure.<br />
Il pericolo è quello che si corre volendo uccidere una mosca con un cannone. Questa è l&#8217;opinione del professor <strong>Daniele Checchi</strong>, preside della facoltà di Scienze Politiche all&#8217;Università Statale di Milano ed esperto in formazione scolastica e istruzione pubblica. Dalla scuola all&#8217;università, Checchi espone alcune possibili soluzioni alternative che rivelano l&#8217;urgenza sospetta con cui il governo ha partorito questa riforma.<br />
Lo abbiamo intervistato. (il video è in due parti)</p>
<p>Franz</p>
<p><strong>Post scriptum</strong></p>
<p>Come volevasi dimostrare. A margine dell&#8217;approvazione del decreto Gelmini, ieri si sono verificati i primi scontri di piazza. Non era necessaria la consulenza di Cossiga per alimentare il sospetto che si sia trattato di un&#8217;aggressione organizzata al movimento studentesco. In piazza Navona, a due passi dal Senato, in mezzo a un pacifico corteo di studenti, sotto gli occhi dell&#8217;imponente schieramento di polizia che proteggeva l&#8217;incolumità dei senatori. Ne abbiamo già viste. In certi casi bastano trenta squadristi con licenza di sprangare. &#8220;Scontri fra studenti&#8221;, ha subito titolato il Corriere.it. <a href=" http://it.youtube.com/watch?v=osxWdmQUQTw">QUI</a> trovate un video. <a href=" http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-4/camion-spranghe/camion-spranghe.html">QUI</a> il resoconto per Repubblica di Curzio Maltese</p>
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