Lettera a Moratti

Dicembre 22, 2006 on 3:57 pm | In Libertà | 18 Comments

Ho mandato questa lettera a Massimo Moratti, petroliere e presidente dell’Inter.
Chi la condivide, gliela mandi. Magari si convince.

Caro Massimo,

mi perdonerai, spero, il tono irrituale di questo biglietto d’auguri. Noi non siamo amici, anzi non ci conosciamo proprio. Tu sei un miliardario dal volto umano, e io un povero cristo come tanti. Perché Ti scrivo, dunque?
Ti scrivo per suggerirti un’idea: tieni una minima rendita per Te e dona il resto ai poveri, Massimo. Regalaci una rivoluzione spirituale, questo Natale. 
Ammassare ricchezze è segno di disperazione, Massimo. A Te è concesso questo immenso privilegio: ricordare al mondo, con un solo gesto, che l’amore è tutto. Lascia un segno nuovo, Massimo. Dimostraci che sei un uomo vero. Che T’importa del petrolio, per cui si uccidono i bambini? E che senso ha, Massimo, regalare tutti quei soldi ai calciatori? Scrollati di torno tutti quei parassiti! Ma perché devi ridurti a far spiare Bobo Vieri? Capisco Tuo fratello, ma Tu? Pensaci, Massimo! Parlane con  Don Rigoldi, che Ti vuole bene. Ti racconterà la storia della cruna di ago e del cammello. Te la ricordi, Massimo? Se fai un attimo di silenzio intorno a Te, forse lo sentirai anche Tu il grido di dolore dei dannati della terra.  Perché Ti ostini a stare dalla parte dei carnefici? Cambia il Tuo destino, Massimo. Manda al diavolo la plebaglia miliardaria del jet set. Come dici? Ah le opere di beneficenza, la responsabilità sociale dell’impresa. Vendi tutto, Massimo! La barca, l’aereo privato, tutto! Anche il Picasso che hai dietro le spalle. Milly sarebbe fiera di Te, insieme a tutti coloro che si son messi dalla parte buona della vita. Fatti questo regalo, Massimo. Pensa che bello leggere sul giornale: Massimo Moratti lascia tutto ai poveri. In un mare di gossip, sarebbe una notizia. Lascia tutto agli ultimi, Massimo. Datti questo coraggio e sarai lo stupore del mondo. Scegli di esser folle, Massimo. Mi raccomando: tutto ai poveri! Diventa ricco davvero. Fallo subito, Massimo!  
Buon Natale.
  

Not in my name

Dicembre 15, 2006 on 2:50 pm | In Libertà, Legalità | 11 Comments

Paolo Scarpis, questore di Milano
Paolo Scarpis

Non mi unisco all’affettuoso messaggio di saluto che il vice-sindaco di Milano, il post-fascista Riccardo De Corato, ha rivolto al questore uscente, il neo-fascista Paolo Scarpis, promosso ”Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza”.
Definisco Scarpis neo-fascista in quanto è colui che ha dato l’ordine di sequestrarmi per evitare al Buffone il dispiacere di vedermi a un convegno pubblico dov’era onorato l’ex latitante pluricondannato Bettino Craxi. Si usava così anche durante il Ventennio. Anche allora i codardi facevano carriera.
Ecco il messaggio, tratto dal sito del Comune di Milano: ho evidenziato in neretto le parti più commoventi.

PAOLO SCARPIS LASCIA MILANO PER IL NUOVO INCARICO DI DIRIGENTE GENERALE DI PUBBLICA SICUREZZA

 ”A nome della città e dell’Amministrazione comunale, rivolgo un saluto colmo di gratitudine al questore Paolo Scarpis che lascia Milano per il nuovo incarico di Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza. Le più sincere congratulazioni per questa nuova e importante sfida che saprà affrontare con competenza e capacità e che lo vedrà senza dubbio raggiungere ancora nuovi e importanti successi”. Queste le parole del vice Sindaco Riccardo De Corato per Paolo Scarpis, questore di Milano dal luglio del 2003.

“Desidero ringraziare Scarpis, – prosegue De Corato – che conosco da lungo tempo, ancor prima che diventasse Questore, quando era uno dei più validi dirigenti della Questura e dimostrava già allora di avere grande competenza e capacità. Scarpis lascia una città che ha conosciuto a fondo, dove fino al 1997 ha ricoperto importanti incarichi come dirigente per diventare poi Questore nel 2003. In questi anni ha svolto un ottimo lavoro, sempre in perfetta sintonia con l’Amministrazione comunale, e ha saputo garantire sicurezza ai milanesi anche in periodi difficili della vita cittadina. Siamo certi che anche nel nuovo incarico, Scarpis ricorderà la lunga esperienza fatta a Milano e soprattutto ricorderà i milanesi che continueranno a essergli vicini e grati per tutto quello che ha fatto. Ci auguriamo che il suo successore possa assicurare una linea di continuità con l’operato del Questore uscente e che abbia le stesse qualità e competenze nel governare la città e nell’affrontare le questioni di ordine pubblico e sicurezza”.

Lettera a Manlio Minale

Dicembre 10, 2006 on 5:53 pm | In Libertà, Legalità | 10 Comments

Manlio Minale
Manlio Minale

Ho inviato a Manlio Minale, titolare dell’azione penale a Milano, questa lettera. manlio.minale@giustizia.it

“Egregio Procuratore della Repubblica di Milano,

il 28 novembre 2006 sono stato assolto dall’accusa di aver offeso l’onorevole Silvio Berlusconi, poiché “chi agisce nell’esercizio di un diritto non è punibile”.
Per effetto di quell’accusa e della contestuale “identificazione”, tuttavia, negli anni scorsi ho dovuto subire diverse ingiustizie: ho perso collaborazioni professionali di vitale importanza, sono stato diffamato dagli organi di stampa controllati da quel personaggio, sono stato trattato come un sorvegliato speciale dalla polizia di Milano.
Sono stato pedinato, sono stato fermato con motivazioni pretestuose, in molte occasioni mi è stato impedito di partecipare a convegni pubblici: tutto questo per aver gridato allo scandalo dell’impunità del potere.
L’episodio meno piacevole accadde sabato 29 gennaio 2005 in corso Magenta a Milano. In quell’occasione fui trascinato in un’auto da cinque agenti in borghese e portato a forza in un commissariato del centro, dove rimasi per circa tre ore. In tal modo mi si volle impedire, per dichiarati “motivi di ordine pubblico”, di partecipare a un convegno pubblico in memoria dell’onorevole Bettino Craxi. Di quella decisione si è assunto personale responsabilità il Questore di MIlano, dott. Paolo Scarpis, in un colloquio che ebbi con lui il 25 aprile 2006, durante il corteo per la festa della Liberazione.
Ebbene, il 18 marzo del 2005 inviai al Suo ufficio un regolare esposto per chiedere di indagare su quel fermo di polizia, a mio giudizio abusivo. Non ho ottenuto risposta, pur avendo chiesto di essere informato in caso di archiviazione. Sei mesi dopo, ho inviato a Lei, signor Procuratore, e per conoscenza a tutti i Suoi Aggiunti, una lettera con la copia di quell’esposto e una fotografia che ritraeva il prelevamento coatto. Rinnovavo in tal modo la mia richiesta di un’indagine e in subordine di una notifica del provvedimento di archiviazione. Anche in quel caso, non ho ricevuto alcuna risposta.  
Le scrivo dunque questa lettera per rinnovare per la terza volta la mia richiesta: esigo di sapere che fine abbia fatto il mio esposto, che peraltro domani stesso rafforzerò con una formale denuncia per sequestro di persona.
Se insisto, non è per rancore, mi creda Signor Procuratore. Il fatto è che mi sta a cuore la libertà. E dunque avverto l’esigenza di esercitarla e difenderla in ogni sede. E prendo sul serio la Costituzione del mio Paese, che stabilisce l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, l’inviolabilità della libertà personale e l’obbligatorietà dell’azione penale. Non voglio perdere la residua fiducia che nutro nello Stato di diritto. Per questo mi auguro che ci sia ancora un giudice a Milano e che quel giudice, egregio dottor Minale, sia Lei”.

Staccare la spina a Pannella

Dicembre 10, 2006 on 4:36 pm | In Politica, Libertà | 4 Comments

Sono a favore del divorzio, dell’aborto, dell’obiezione di coscienza, della legalizzazione delle droghe, dell’eutanasia. E sono contro Pannella e i suoi metodi da stregone.
La lettera di Piero Welby l’ha scritta certamente lui, di suo esclusivo pugno. Suoi gli aggettivi, le iterazioni, le metafore. Sua l’evocazione di Aldo Moro, come pure la reazione sdegnata alle accuse di strumentalizzare un caso umano. Il suo stile da predicatore laico lo riconosco lontano un miglio.
Non è la prima volta che Pannella ricorre a questi mezzi, e non sarà l’ultima. Quand’anche al servizio di cause condivisibili, il metodo non mi piace. Rappresenta un uso cinico e autocompiaciuto della politica-spettacolo.
Il cui schema è questo:
1 Adottare un caso simbolo, ad alto tasso di emotività, per agitare una delicata questione di coscienza
2 Utilizzare il tasso di emotività per far breccia sui media
3 Sfruttare la risonanza mediatica per imporre ai politicanti una reazione e tentare di incardinare un’iniziativa parlamentare.
4 Supportare l’iniziativa con proposte schock e l’immancabile sciopero della fame. Lo lancia Marco Giacinto Pannella, chiede ai militanti di sospenderlo Piero Welby Pannella.
Sul piano tattico, per gruppi minoritari e spregiudicati, un metodo siffatto può essere efficace. Sul piano morale lo trovo indegno. Sul piano politico, una volta che i riflettori si spengono sul caso ad alto tasso di emotività, rischia di essere controproducente.
Si stacchi dunque la spina a Welby: anche per liberarlo dalle manipolazioni di Pannella.

 

Destino di un laico

Novembre 10, 2006 on 2:02 pm | In Libertà | 9 Comments


Luigi Tosti

Puffonia è uno Stato secolarizzato, nel senso che la religione più diffusa è il culto del denaro. Ma non è uno Stato laico, poiché la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nei limiti e nelle forme stabiliti dal Vaticano.
L’indimenticabile scena dei politicanti di destra e sinistra che all’Arena di Verona, qualche settimana fa, sgomitavano per un’inquadratura a fianco di Benedetto XVI, è rivelatrice.  Nessuno scandalo, per carità. Ma per correttezza andrebbe scritto nelle leggi, così uno si regola. Per esempio, nella libera teocrazia di Puffonia, sui cui confini identitari vigilano gli “atei devoti”, non dovrebbe sussistere l’obbligo di esibire il crocifisso nelle aule di tribunale. E il motivo di questo vuoto normativo è semplice: ogni religione è rispettata a Puffonia, nessuna è superiore alle altre.  Eppure chi invita al rispetto della legge, ovvero alla non osservanza di leggi non scritte, non sempre è persona gradita. Il giudice Luigi Tosti, per esempio.
A chi non lo conosce, dirò che è un magistrato di Camerino, con un vissuto privo di particolari segni di squilibrio, il quale, in nome della laicità dello Stato, un paio di anni fa si rifiutò di proseguire a tenere udienza in aule provviste di crocifisso. In alternativa alla rimozione, propose di affiggere anche i simboli delle altre religioni.
Risultato?
Condannato in primo grado a sette mesi per omissione di atti d’ufficio. Dichiarato dal Csm non idoneo alla nomina a magistrato di Cassazione. Messo sotto procedimento disciplinare dal ministro della Giustizia.  

Se l’è cavata, insomma. 
  
Qui trovate notizie sul caso Tosti. E una lettera di solidarietà al magistrato, da inviare al presidente del Csm Giorgio Napolitano.
In alternativa, si può sempre chiedere che sia stabilito per legge l’obbligo di esporre il simbolo religioso dei cattolici in ogni sede di servizio pubblico.

 

Per la libertà del web

Novembre 9, 2006 on 2:54 pm | In Libertà, Informazione | 1 Comment

La Rete nasce libera, ma in molti luoghi è in catene: sia come fonte di informazione (censure selettive sui motori di ricerca, oscuramento dei siti non graditi) sia come mezzo di espressione (controllo delle comunicazioni, rappresaglie contro chi scrive cose scomode).
La tecnologia offre ai moderni censori nuovi e più “puliti” strumenti, ma rimangono in voga anche i tradizionali metodi repressivi: le spedizioni punitive e la galera, per esempio.
Secondo l’associazione Reporters sans frontières, almeno 61 bloggers sono in prigione per aver criticato su internet i loro governi. Il maggior numero di cyberdissidenti in carcere è in Cina (52), quattro sono in Vietnam, tre in Siria, uno in Tunisia e Iran.
La lista completa dei cyberdissidenti.
Nemmeno l’informazione dei media tradizionali se la passa bene: almeno 63 giornalisti (fonte Annuario Rsf) sono stati uccisi nel 2005 nell’esercizio della loro funzione; altri finiscono dietro le sbarre: secondo Rsf, sono 134 i giornalisti attualmente in prigione come dissidenti. Il maggior numero (31) anche in questo caso è in Cina; Cuba ne vanta 24; l’Etiopia 22. Gli Usa 2.
La lista completa dei giornalisti in prigione

Da oggi a domani 8 novembre, Rsf invita tutti gli utenti di Internet a partecipare alla prima “cybermanifestazione” internazionale in difesa della libertà di stampa e di espressione, e contro ogni forma di censura. Per partecipare basta connettersi al sito di Rsf. Ogni “clic” trasformerà la mappa interattiva dei “Buchi neri del web”  contribuendo - almeno virtualmente - a far indietreggiare la censura…

Uomini in via di estinzione

Novembre 8, 2006 on 3:07 pm | In Libertà, Democrazia | 1 Comment

Di uomini come Alessandro Galante Garrone, a Puffonia s’è perso lo stampo. Per mantenerne in vita almeno la memoria può essere utile una recente biografia scritta da Paolo Borgna per i tipi di Laterza. L’hanno presentata ieri a Milano, insieme all’autore, Ezio Mauro, Marco Revelli, Virginio Rognoni e altri ancora. Tutti concordi su un punto: per rigore morale e fedeltà ai valori repubblicani, uomini come Galante Garrone rappresentano il meglio dell’Italia civile. Non casualmente la nuova destra italiana, alla sua epifania, lo mise nel mirino. Avevo in mente di redigere una sintesi degli interventi. Ma intanto mi fa piacere pubblicare qui sotto la lettera inviatami da una giovana amica, Elena Rosselli.

Caro Piero,

perché ti ho chiesto di aspettare a scrivere un pezzo su Alessandro Galante Garrone? Perché per me, quest’uomo che non ho mai ascoltato ma che attraverso i suoi scritti credo di aver conosciuto, rappresenta un punto di riferimento imprescindibile, una guida morale che mi fa desiderare di essere migliore, non tanto per me stessa, quanto per il nostro Paese, per quest’Italia troppo debole di cuore. Finché uomini come G.G. sono stati in vita, il compito di noi giovani era forse più facile: ad ogni tentativo di revisione o stravolgimento della verità c’era sempre una delle voci autorevoli di questi partigiani a rimettere nel loro giusto ordine le cose. Già nel 1987, G.G. diceva: E dobbiamo dirlo, alto e forte, perché assistiamo, nelle sedi più impensate, e più ufficialmente autorevoli, a un subdolo tentativo di capovolgimento della verità, all’arrogante pretesa di certi studiosi di contrapporre alle nostre “sentenze emotive” le loro “analisi propriamente storiografiche.

Il tempo si è portato via molti di questi partigiani e presto non ci saranno più le loro testimonianze dirette, capaci di rievocare la Resistenza e quello che significò per il destino dell’Italia. Dipenderà da noi farli vivere o farli morire per sempre“. Sarà un nostro compito difendere la verità su quel periodo storico così cruciale per il nostro Paese. A nostra volta avremo il dovere morale di raccontare ai nostri figli perché e verso chi dobbiamo provare gratitudine per la nostra bella Costituzione. Diceva G.G.Disfattismo costituzionale e processo alla Resistenza, sono due facce dello stesso fenomeno. La Costituzione non è altro che lo spirito della Resistenza tradotto in formule giuridiche. Come dargli torto? Proprio in questi anni non solo stiamo assistendo ai tentativi da destra e da sinistra di sfasciare e stravolgere completamente il senso e la portata della nostra Carta costituzionale, ma vediamo insinuarsi nel dibattito pubblico l’inqualificabile progetto di screditare i partigiani per equipararli ai repubblichini. Non credo di essere catastrofica se dico che solo la memoria può salvarci: solo se teniamo ben a mente quali sacrifici fecero i giovani che volontariamente entrarono in clandestinità per consegnarci uno Stato libero, democratico e giusto, non indietreggeremo di fronte ai vari Pansa che in futuro tenteranno di spacciarci la loro verità.

Ti voglio lasciare con un pensiero riguardo alla nostra Costituzione visto che non sono passati nemmeno sei mesi dall’ultimo referendum con il quale si chiedeva agli italiani di avallare l’ennesima nefandezza ai danni della Carta costituzionale:

La Resistenza ha lasciato le sue orme nella Costituzione: una Costituzione emendabile, come ho già detto; qua e là arrugginita, invecchiata, anchilosata. Possiamo, anzi dobbiamo migliorarla e sveltirla, ovviando a certi processi degenerativi e inceppamenti sempre più gravi, e restaurando la funzionalità delle istituzioni pubbliche contro le troppe invadenze dei partiti e di organismi prevaricatori, e contro il dilagare di corrotti e corruttori. Ma guardiamoci dal proposito di sfasciarla, di cancellare lo spirito animatore, di recidere le radici. Per difenderla e rafforzarla, noi confidiamo soprattutto nelle nuove generazioni. Anche per un pessimista è forse l’ultima speranza che ci resta; e ad essa ci aggrappiamo. Diceva Primo Levi nella sua ultima intervista:”Se non avessimo fiducia nei giovani, non varrebbe la pena di conservarsi“.

Non senti, caro Piero, tutto il peso, dolce e terribile insieme, di quel “noi”?

Con affetto, Elena

Democrazia e illegalità

Novembre 2, 2006 on 3:11 pm | In Libertà, Legalità | 3 Comments

La democrazia - scriveva Vittorio Foa - è quella cosa che se senti bussare alla porta all’alba è sempre il lattaio. Ma qualche eccezione c’è. Può capitare, nella democratica Italia 2006, di essere svegliati all’alba non dal lattaio ma da agenti di polizia giudiziaria con tanto di mandato di perquisizione, e sentirsi rivolgere questa bizzarra accusa: aver pubblicato un documento - tutt’altro che clandestino - sulle infiltrazioni mafiose nell’Asl di Locri. Un documento che descrive l’inquietante contesto dell’omicidio Fortugno e racconta il marciume della pubblica amministrazione in Calabria. La procura di Reggio Calabria avrebbe potuto risparmiarsi questo errore marchiano: il nemico è la ‘Ndrangheta, non chi la denuncia. Ecco il resoconto di Roberta Anguillesi e Marco Ottanelli. Solidarietà a tutto lo staff di Democrazia e Legalità.

“Ci hanno sequestrato i computer. Siamo tristi.
Qua nessuno fa l’indomito eroe. La perquisizione alle prime ore del giorno del 27 ottobre, il sequestro dei computer e di altro materiale, il vagare per casa di impeccabili poliziotti della Polizia Postale NON ci ha fatto piacere. E non siamo “sereni e tranquilli”: siamo un tantino nervosi,sì.
Mentre scriviamo, e aggiorniamo il sito grazie all’aiuto e alla collaborazione di amici fidati, i nostri hard disck giacciono chissà dove, sezionati fin nel midollo da una sorta di autopsia informatica. Che amarezza.
Quando abbiamo ricevuto la “visita” dormivamo della grossa, ognuno nella sua privata abitazione. Chi non ha mai avuto una perquisizione, come noi, non è preparato all’evento: ti ritrovi in pigiama davanti a distintivi e lunghi mandati che non hai il tempo materiale di leggere, confuso come sei, mentre domande e richieste si affollano nella tua mente assonnata. In poche parole, ci hanno contestato un reato di “concorso”, ovvero di complicità, con un pubblico ufficiale che - in ipotesi- ci avrebbe passato la relazione di Locri. Un pubblico ufficiale, per quanto ci riguarda, del tutto inesistente, perchè il documento circolava (uh, se circolava!) da molti mesi negli ambienti giornalistici e non. Questo fantomatico pubblico ufficiale, sempre nella ipotesi della Procura di Reggio, ci avrebbe dunque incontrato (ma dove? In Calabria?) e ci avrebbe passato il materiale, come in una delle peggiori spy story, in una notte buia e tempestosa battuta dal vento dello stretto. Invece come e quando e da chi e con che mezzo l’abbiamo avuto, il documento, è noto alla polizia stessa, che lo ha dedotto con un paio di click sui nostri PC.
Le ore passano lente, mentre sei perquisito ed indagato. Venerdì 27 sono passate lentissime. Mentre Marco seguiva in caserma ispettore ed agenti, e Roberta rimaneva invece in loco, partivano le prime agenzie sull’episodio, e la notizia si spargeva grazie all’intervento di Veltri e di tanti amici.
Portarci via gli hard disck, oltre che privarci del nostro strumento di lavoro, ci ha privato anche delle nostre capacità di comunicare e di tutti i nostri dati - professionali o strettamente personali - memorizzati su quei supporti magnetici così preziosi e ritenuti così “scottanti”.
Non sappiamo perchè possano essere considerati scottanti e neanche perchè debbano essere confiscati: internet è la cosa meno segreta del mondo, e ogni traccia della nostra attività era stata accuratamente analizzata (email mandate e ricevute, pubblicazione su internet, collegamenti con siti ecc.), anche a seguito di una precedente spedizione della Polizia dal nostro server, a Pisa.
Cosa possiamo dire, nella nostra posizione di indagati? Siamo innocenti. Sembra una banalità, ma è proprio così: non abbiamo commesso alcun reato e alcun illecito, tantomeno quello che ci viene attualmente contestato. Il fatto che la relazione Basilone sia tuttora reperibile online, e che sia tuttora leggibile proprio sul nostro sito, dimostrano che non era, non è e non è stato necessario oscurarla o nasconderla.
Oltretutto, è un bel pezzo di verità, che doverosamente deve essere conosciuta, anche da coloro che vi sono citati direttamente per nome e cognome, visto che - magari a loro insaputa - erano stati ritenuti “noti pregiudicati”. Chi si occupa di informazione sa perfettamente che l’informazione è sempre utile, sempre, ma talvolta scomoda. Forse stavolta era scomoda.
La nostra sensazione è che si tratti, come si dice nel gergo della mala, di un equivoco. Dovremmo uscirne presto, e con le ossa intere. Certo, ci sentiamo un po’ violati e un po’ stressati. Ma dalla Procura di Reggio, confidiamo, arriverà il chiarimento in tempi brevi (almeno altrettanto brevi dell’operazione di sequestro). Ora rivogliamo i nostri computer, il nostro materiale, la nostra dignità.
Sappiamo di non essere soli e di non essere isolati, e questo dà molto conforto.
Però siamo tristi, come abbiamo detto nel titolo, perchè abbiamo assistito, stavolta in prima persona, ad un’altra sconfitta dello Stato. Ogni volta che lo Stato, infatti, per proteggere sè stesso, i propri cittadini, per raggiungere la verità su fatti criminali o illeciti amministrativi, ogni volta che lo Stato, per combattere la criminalità e le deviazioni è costretto a segretare, confiscare, sequestrare, apporre sigilli, nascondere e occulatare, ebbene, ogni volta che questo capita, è una sconfitta per lo Stato stesso e per noi tutti. Dalla grande e tragica vicenda del segreto di Stato sul rapimento di Abu Omar, dalla grave e pesante vicenda dei fascicoli sui “nemici di Berlusconi” da “disarticolare” (tra i quali c’era anche - incidentalmente - il direttore di questa testata) fino alla vicenda piccina che ci coinvolge, alla chiarezza e alla verità si contrappone puntualmente la nebbia e il mistero. Peccato, peccato, peccato”. (Roberta Anguillesi e Marco Ottanelli)

Pennsylvania Avenue 1600

Ottobre 27, 2006 on 3:57 pm | In Libertà, Democrazia | 1 Comment

 

Eccola, l’altra America. Ha il volto di “Conchita” Picciotto e William Thomas. Dal maggio 1981 (all’inizio lei sola) questi due matti manifestano ininterrottamente, davanti alla Casa Bianca, contro la follia della guerra. I presidenti passano, loro restano. Hanno iniziato con Reagan, in piena guerra fredda; sono ancora lì con Bush jr, nei giorni dell’inferno irakeno. Manifestano, coinvolgono, informano. A turni di sei ore. Sono stati arrestati più volte. Hanno provato in mille modi a farli sloggiare, ma loro resistono con l’energia ostinata degli idealisti. Si sono dati una missione: testimoniare la necessità di un pensiero alternativo a una volontà di potenza che si fonda sull’industria bellica e sull’esercito. Si sono dotati di un sito internet, dove raccontano le loro mille iniziative: www.prop1.org.
Dopo due guerre preventive, dopo la sfilza di misfatti delle agenzie governative, dopo il patriot act, dopo Guantanamo, se la locuzione “democrazia americana” ha ancora un senso, lo si deve anche a persone come Conchita e William. Se passate da Pennsylvania Avenue, andateli a trovare.
 

 

La democrazia non russa…

Ottobre 17, 2006 on 5:44 pm | In Politica, Libertà, Democrazia, Informazione | 8 Comments

Il silenzio dell’Occidente sulla dittatura in Russia e sulla catastrofe cecena è una vergogna.

Continueremo a dirlo.

Qui il video del presidio al consolato russo della settimana scorsa.

« Pagina PrecedentePagina Successiva »

Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

Powered by WordPress with design based on Pool theme by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds. Valid XHTML and CSS. ^Top^