G8, la terra trema
Luglio 3, 2009 on 3:09 pm | In Politica | 32 Comments
E’ stata davvero un’idea geniale spostare il vertice G8 dalla Sardegna a L’Aquila, non c’è che dire. Un’idea epocale, un gesto di enorme valore simbolico: come hanno commentato i reggicoda ministeriali dopo l’iniziale smarrimento per la mossa a sorpresa del capo. Di questa mattina la notizia di una nuova, forte scossa di terremoto che ha interessato perfino il palazzo della guardia di finanza, sede del vertice che fra cinque giorni porterà Berlusconistan all’attenzione del mondo.
Fino alla conclusione del vertice tuttavia è meglio evitare le polemiche interne, ha suggerito il presidente della repubblica Napolitano, lasciando forse intendere: i panni sporchi si lavano in famiglia. Ci permettiamo di dissentire, al costo di venire annoverati tra i “disfattisti” (termine che sta tornando pericolosamente di moda, insieme all’omologo “catastrofisti”).
I “catastrofisti” sono quelli che non negano l’evidente gravità della crisi economica. I “disfattisti” sono quelli esigono che del marciume italiano si parli sempre, senza concessioni al bon ton, perché l’omertà è parte integrante di quel marciume. A loro il duce corruttore e puttaniere, come ha detto e poi smentito e poi ridetto, vorrebbe che fosse chiusa la bocca, e non solo nei giorni del G8.
In una democrazia, caro presidente Napolitano, il pubblico dibattito deve andare sempre avanti. Non può essere sospeso per la necessità di fare “bella figura” (espressione tipicamente italiana) a un vertice internazionale. Il disonore è nei fatti, non nelle parole. Quel che accade a Berlusconistan devono saperlo tutti. Troviamo il modo, cari amici, per gridarlo ancor più forte nei giorni del G8. Invochiamo a gran voce l’aiuto della comunità (e della stampa) internazionale!
Anche impegnandoci strenuamente, non riusciremo mai a screditare la reputazione dell’Italia come il satrapo e la sua banda, negli ultimi quindici anni, hanno screditato la reputazione degli italiani.
Reato di clandestinità
Luglio 2, 2009 on 12:49 am | In Politica | 44 Comments
Oggi 2 luglio 2009 è prevista l’approvazione definitiva al Senato, attraverso l’immancabile voto di fiducia, il ventiduesimo della legislatura in corso, del cosiddetto “decreto sicurezza”, che tra l’altro introdurrà le ronde, delle quali si sentiva tanto bisogno. Uno dei punti qualificanti del decreto è l’introduzione del reato di clandestinità. Nei giorni scorsi un gruppo di giuristi ha diffuso un ultimo appello alla ragionevolezza, spiegando le ragioni che fanno ritenere incostituzionale (oltre che inutile rispetto agli stessi obiettivi sbandierati) quel reato. Ecco il testo integrale dell’appello. Fonte. giuristidemocratici.it
Appello di giuristi contro l’introduzione dei reati di ingresso e soggiorno illegale dei migranti
Il disegno di legge n. 733-B attualmente all’esame del Senato prevede varie innovazioni che suscitano rilievi critici.
In particolare, riteniamo necessario richiamare l’attenzione della discussione pubblica sulla norma che punisce a titolo di reato l’ingresso e il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, una norma che, a nostro avviso, oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all’uso simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e presenta molteplici profili di illegittimità costituzionale.
La norma è, anzitutto, priva di fondamento giustificativo, poiché la sua sfera applicativa è destinata a sovrapporsi integralmente a quella dell’espulsione quale misura amministrativa, il che mette in luce l’assoluta irragionevolezza della nuova figura di reato; inoltre, il ruolo di extrema ratio che deve rivestire la sanzione penale impone che essa sia utilizzata, nel rispetto del principio di proporzionalità, solo in mancanza di altri strumenti idonei al raggiungimento dello scopo.
Né un fondamento giustificativo del nuovo reato può essere individuato sulla base di una presunta pericolosità sociale della condizione del migrante irregolare: la Corte costituzionale (sent. 78 del 2007) ha infatti già escluso che la condizione di mera irregolarità dello straniero sia sintomatica di una pericolosità sociale dello stesso, sicchè la criminalizzazione di tale condizione stabilita dal disegno di legge si rivela anche su questo terreno priva di fondamento giustificativo.
L’ingresso o la presenza illegale del singolo straniero dunque non rappresentano, di per sé, fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale, ma sono l’espressione di una condizione individuale, la condizione di migrante: la relativa incriminazione, pertanto, assume un connotato discriminatorio ratione subiecti contrastante non solo con il principio di eguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia penale, in base alla quale si può essere puniti solo per fatti materiali.
L’introduzione del reato in esame, inoltre, produrrebbe una crescita abnorme di ineffettività del sistema penale, gravato di centinaia di migliaia di ulteriori processi privi di reale utilità sociale e condannato per ciò alla paralisi. Né questo effetto sarebbe scongiurato dalla attribuzione della relativa cognizione al giudice di pace (con alterazione degli attuali criteri di ripartizione della competenza tra magistratura professionale e magistratura onoraria e snaturamento della fisionomia di quest’ultima): da un lato perché la paralisi non è meno grave se investe il settore di giurisdizione del giudice di pace, dall’altro per le ricadute sul sistema complessivo delle impugnazioni, già in grave sofferenza.
Rientra certo tra i compiti delle istituzioni pubbliche «regolare la materia dell’immigrazione, in correlazione ai molteplici interessi pubblici da essa coinvolti ed ai gravi problemi connessi a flussi migratori incontrollati» (Corte Cost., sent. n. 5 del 2004), ma nell’adempimento di tali compiti il legislatore deve attenersi alla rigorosa osservanza dei princìpi fondamentali del sistema penale e, ferma restando la sfera di discrezionalità che gli compete, deve orientare la sua azione a canoni di razionalità finalistica.
«Gli squilibri e le forti tensioni che caratterizzano le società più avanzate producono condizioni di estrema emarginazione, sì che (…) non si può non cogliere con preoccupata inquietudine l’affiorare di tendenze, o anche soltanto tentazioni, volte a “nascondere” la miseria e a considerare le persone in condizioni di povertà come pericolose e colpevoli». Le parole con le quali la Corte Costituzionale dichiarò l’illegittimità del reato di “mendicità” di cui all’art. 670, comma 1, cod. pen. (sent. n. 519 del 1995) offrono ancora oggi una guida per affrontare questioni come quella dell’immigrazione con strumenti adeguati allo loro straordinaria complessità e rispettosi delle garanzie fondamentali riconosciute dalla Costituzione a tutte le persone.
25 giugno 2009
Angelo Caputo, Domenico Ciruzzi, Oreste Dominioni, Massimo Donini, Luciano Eusebi, Giovanni Fiandaca, Luigi Ferrajoli, Gabrio Forti, Roberto Lamacchia, Sandro Margara, Guido Neppi Modona, Paolo Morozzo della Rocca, Valerio Onida, Elena Paciotti, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Carlo Renoldi, Stefano Rodotà, Arturo Salerni, Armando Spataro, Lorenzo Trucco, Gustavo Zagrebelsky.
Poggibonsi
Luglio 1, 2009 on 4:15 pm | In Politica | 6 Comments
Il 5 luglio saremo a Poggibonsi, in provincia di Siena
per la presentazione di Alza la testa! nell’ambito del Festival Narrazioni-Libera Tutti
Agorà/5
Giugno 30, 2009 on 2:55 pm | In Politica | 28 CommentsIl prossimo agorà (con regolare nulla osta della questura) è fissato per
venerdì 3 luglio in piazzetta san Carlo, a Milano, dalle ore 18 fino alle 21.
QUI trovate l’evento su facebook. Fate girare!
Piazzetta san Carlo è in pieno centro, lungo corso Vittorio Emanuele, verso san Babila. Di argomenti di cui parlare ne abbiamo fin troppi. Chi vuole, porti gli articoli più interessanti della settimana, magari in più copie, per una pubblica lettura. Entro domani metteremo on line alcuni nuovi volantini in formato stampabile. Ognuno se vuole può organizzarsi un suo agorà, dovunque si trovi. Bastano tre amici e qualche materiale informativo. Lo dico ai tanti che ormai da anni, con frequenza quotidiana, mi scrivono per farmi i complimenti e domandarmi che cosa si può fare. E in particolare ai giovani. Si inizia da cose semplici, riattivando una partecipazione diretta, integrando web e strada, mettendoci la faccia, richiamando all’impegno gli amici più sensibili, piazzandosi nel cuore della città a raccontare verità sgradite al manovratore. So che non è molto, se a farlo siamo in pochi. Ma sarebbe rivoluzionario, se a farlo fossimo in tanti. Magari uno su dieci di quelli che riempiono di commenti antiberlusconiani le pagine di facebook. L’ignavia delle persone consapevoli è la prima causa del disastro. Dell’andamento dei primi quattro agorà milanesi sono soddisfatto. Centinaia di presenze (senza alcun annuncio sui media ufficiali), un clima di convinzione, l’autoselezione di un gruppo di persone motivate che hanno voglia di fare e prendono iniziative in proprio. Stiamo sulla strada giusta. Se non altro per salvarci l’anima.
Vi segnalo anche che giovedì 2 luglio, sempre a Milano, è stata convocata una manifestazione “in difesa della dignità delle donne (e degli uomini che amano le donne)” contro la mignottocrazia, per usare un termine che scolpisce lo spirito dei tempi. Alle Colonne di San Lorenzo, dalle ore 19.
L’appello di Macciello
Giugno 30, 2009 on 5:12 am | In Politica | 10 Comments
Per conoscere l’esito del processo d’appello al senatore Marcello Dell’Utri dovremo attendere l’inverno. In data 26 giugno si è conclusa la fase dibattimentale e il 10 luglio avrà luogo la prima udienza dedicata alla requisitoria dell’accusa. Se tutto va bene, le udienze a disposizione delle parti dovrebbero concludersi entro e non oltre il 18 dicembre.
L’avvocato Di Peri annuncia che Dell’Utri potrebbe prendere in considerazione l’opportunità di rilasciare alcune dichiarazioni spontanee. Gli risponde il presidente della Corte d’appello, facendo notare che il senatore avrebbe potuto evitare di ridursi alle ultime udienze. Certi viziacci son duri a morire!
In attesa di conoscere le sorti di Macciello, l’apologeta di Mussolini, preme sottolineare alcune recenti dichiarazioni del ministro Alfano in occasione della presentazione romana del libro ‘Mafia pulita’ di Elio Veltri e Antonio Laudati.
“Vi è stato un tempo nel nostro paese in cui aveva molta importanza l’antimafia delle parole, noi abbiamo fatto l’antimafia delle leggi”, dichiara il ministro Alfano. Che si riferisca alla legge sulle intercettazioni che a breve si discuterà in Senato?
Altri relatori della serata sono Antonio Manganelli, capo della polizia, e Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, gia’ calciatore della Bacigalupo allenata proprio da Dell’Utri, insieme al figlio di Gaetano Cinà (il defunto coimputato di Dell’Utri).
Al procuratore Grasso, che elogia la capacità di Falcone e Borsellino di tracciare la mappa dell’organizzazione mafiosa attraverso gli assegni e le attività finanziarie, fa eco il solito Alfano: “La tracciabilità degli spostamenti del denaro è fondamentale”, dichiara. Peccato che a marzo la Procura di Palermo si è vista revocare la password che consente di monitorare i conti correnti, causando la reazione del magistrato Roberto Scarpinato: “In questi mesi, a causa di questo scippo, abbiamo perso l’occasione per sequestrare miliardi. Scandalo nello scandalo, la password non è stata data neppure alla Banca d’Italia che ha il compito di contrastare il riciclaggio dei capitali sporchi”.
Bene. Anzi, benissimo!
Franz
Ricordo che le udienze del processo Dell’Utri le potete ascoltare QUI, sul sito di Radio Radicale.
Di seguito alcuni passaggi della sentenza di primo grado del Tribunale di Palermo che condannò Dell’Utri a nove anni. Così, per non dimenticare.
“DELL’UTRI MARCELLO - IMPUTATO
A) [..] per avere concorso nelle attività della associazione di tipo mafioso denominata “Cosa Nostra”, nonché nel perseguimento degli scopi della stessa, mettendo a disposizione della medesima associazione l’influenza ed il potere derivanti dalla sua posizione di esponente del mondo finanziario ed imprenditoriale, nonché dalle relazioni intessute nel corso della sua attività, partecipando in questo modo al mantenimento, al rafforzamento ed alla espansione della associazione medesima.
E così ad esempio:
1. partecipando personalmente ad incontri con esponenti anche di vertice di Cosa Nostra, nel corso dei quali venivano discusse condotte funzionali agli interessi della organizzazione;
2. intrattenendo, inoltre, rapporti continuativi con l’associazione per delinquere tramite numerosi esponenti di rilievo di detto sodalizio criminale, tra i quali Bontate Stefano, Teresi Girolamo, Pullarà Ignazio, Pullarà Giovanbattista, Mangano Vittorio, Cinà Gaetano, Di Napoli Giuseppe, Di Napoli Pietro, Ganci Raffaele, Riina Salvatore;
3. provvedendo a ricoverare latitanti appartenenti alla detta organizzazione;
4. ponendo a disposizione dei suddetti esponenti di Cosa Nostra le conoscenze acquisite presso il sistema economico italiano e siciliano. Così rafforzando la potenzialità criminale dell’organizzazione in quanto, tra l’altro, determinava nei capi di Cosa Nostra ed in altri suoi aderenti la consapevolezza della responsabilità di esso DELL’UTRI a porre in essere (in varie forme e modi, anche mediati) condotte volte ad influenzare – a vantaggio della associazione per delinquere – individui operanti nel mondo istituzionale, imprenditoriale e finanziario.
[..] inconfutabilmente raggiunta la prova non solo dell’inserimento di fatto del Cinà nella “famiglia” di Malaspina e, quindi, in “cosa nostra”, associazione per delinquere di tipo mafioso, ma anche la prova di condotte di partecipazione consistenti in importanti, continui e volontari apporti causali al mantenimento in vita di quel sodalizio, tra le quali basta ricordare la riscossione ed il versamento nelle casse di “cosa nostra” della somma di denaro erogata per diversi anni dalla FININVEST e l’iniziale partecipazione all’assunzione ad Arcore di Vittorio Mangano con l’avallo dei capimafia Bontate e Teresi.
[..] la pluralità dell’attività posta in essere, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di “cosa nostra” alla quale è stata, tra l’altro, offerta l’opportunità, sempre con la mediazione di Marcello Dell’Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell’economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che, lato sensu, politici.”
[alcuni passaggi del post sono ripresi da un articolo di Federico Pignalberi per AgoràVox segnalatomi da Anna Maria …grazie!]
A cena prima del giudizio
Giugno 29, 2009 on 5:26 pm | In Politica | 28 Comments
Siamo alle solite: il giudice buono è quello che si fa scrivere la sentenza dall’avvocato previo bonifico estero su estero, o invita a cena l’imputato alla vigilia del giudizio. Gli altri sono toghe rosse: da ricusare, “da estirpare come un cancro”, da additare alla pubblica riprovazione.
A fine maggio il giudice costituzionale Luigi Mazzella non s’è fatto scrupolo di invitare a cena a casa propria Angelino Alfano e Silvio Berlusconi, come rivela - non smentito - un articolo di Peter Gomez sull’Espresso in edicola. Tra gli invitati anche un secondo giudice costituzionale, Paolo Napoletano, insieme a Carlo Vizzini (fresco indagato per corruzione) e Gianni Letta. Durante la cena si sarebbe discusso, secondo il retroscena dell’Espresso, anche di una bozza di riforma della funzione del pubblico ministero. In casa mia invito chi voglio, ha commentato Mazzella, e sono amico di tanti politici di ogni colore. Come dubitarne? Si è trattato di un normale incontro fra alte cariche, ha minimizzato l’avvocato Ghedini. Ma un’alta carica, in questo caso, è giudice dell’altra. Il 6 ottobre infatti la corte costituzionale è chiamata a giudicare la legge Alfano, approvata per l’impunità del presidente del consiglio. Una legge che fa a pezzi il principio di uguaglianza, proprio come la precedente legge Schifani, cancellata dalla consulta nel gennaio 2004. Con quali garanzie di imparzialità giudicheranno quei due suoi membri che si intrattengono in ritrovi privati con l’Impunito (il cui futuro politico è in buona parte appeso a quella sentenza) non rinunciando al ruolo di consiglieri governativi?
Inutile dire che la notizia della “cena segreta” fra Berlusconi e i suoi giudici-consiglieri non ha sollevato grandi inquietudini presso la pubblica opinione ed è stata ripresa soltanto da un pugno di giornali. Oltre all’Espresso, Repubblica, Unità, Manifesto e poco altro.
Propongo di inviare questa lettera al presidente della corte costituzionale, Francesco Amirante. QUI lo spazio per le lettere sul sito della corte. Meglio ancora mandargliela per posta. L’indirizzo è: Presidente Corte costituzionale - piazza del Quirinale - Roma.
Come cittadino desidero esprimerLe direttamente tutta la mia perplessità per la vicenda dei giudici Paolo Maria Napoletano e Luigi Mazzella a cena in una casa privata con Berlusconi. Ritengo il fatto grave per la credibilità dell’istituzione che rappresentano e per il giudizio che la Corte è chiamata ad esprimere il 6 ottobre sulla costituzionalità della legge Alfano. Sia chiaro: che un giudice costituzionale si incontri con il presidente del consiglio e il ministro della giustizia in sè non è cosa anomala. Il punto è che l’attuale e gravemente anomala contingenza di un governo presieduto da un imputato di corruzione che è riuscito a sospendere i suoi processi grazie a una legge scritta dal suo avvocato, dovrebbe indurre tutti, e in primo luogo i rappresentanti delle autorità di garanzia, a una maggiore prudenza e a un più alto senso, formale e sostanziale, della propria funzione. Penso che questi due giudici - intrattenutisi con il presidente del consiglio e con il ministro della giustizia anche per discutere di bozze di riforma in materia di giustizia, come si apprende da non smentiti articoli di stampa - dovrebbero rassegnare le dimissioni.
Smentita
Giugno 29, 2009 on 12:01 pm | In Politica | 10 CommentsDa più parti mi dicono che c’è un tale “Piero Ricca” che manda messaggi su facebook invitando a iscriversi a un gruppo denominato “Italia dei diritti”. Ebbene, non ho nulla a che fare con questo soggetto e con questa presunta associazione. Non ho una pagina personale su facebook. Quel che ho da dire lo scrivo sul blog. L’unico gruppo ufficiale che su facebook sostiene le nostre iniziative si chiama Qui Milano libera. Delle due l’una: o si tratta di un caso di omonimia (e abbiamo seri motivi per dubitarne) o è un tentativo di raggiro mediante furto di identità. Capita anche questo. Valuteremo le opportune contromosse, anche legali. Intanto vi invito a diffidare e a far girare la voce. Chi riceve o ha ricevuto nessaggi di questo tipo, ce li mandi per conoscenza. Chi ne sa qualcosa in più, ci scriva.
Federalismo criminale
Giugno 28, 2009 on 12:01 am | In Politica, Informazione | 17 CommentsDal 1991 a oggi 185 comuni italiani sono stati sciolti per mafia. In quei comuni sindaci e assessori erano prestanome dei clan. Molti altri, è immaginabile, non sono ancora stati beccati con le mani nel sacco. All’asservimento delle pubbliche amministrazioni al crimine organizzato l’amico Nello Trocchia ha dedicato un libro: “Federalismo criminale” (Nutrimenti). Nello mi ha scritto questa lettera.
Caro Piero,
da pochi giorni è in libreria il mio libro ‘Federalismo criminale’ (Nutrimenti). Racconto 17 anni di scioglimenti dei consigli comunali per mafia.
Sono di Nola; sotto elezioni sono giorni strani dalle mie parti, i politici nelle 167 girano con i pacchi di carne (carne, si hai capito bene), fanno la spesa, elargiscono gettoni di sopravvivenza. E’ la vecchia politica del baratto: promesse, soldi e vettovaglie in cambio del voto. Senza retorica, quando vedi i loro scagnozzi fare incetta di consensi e voti nelle palazzine senza diritti e futuro, scopri la fragilità di una democrazia attaccata al respiratore delle elezioni. Viviamo di illusioni, una matita indelebile e una scheda elettorale per credere di vivere in un paese normale. Nelle ex municipalizzate corre l’obbligo di votare il politico che ti ha fatto assumere perché le società partecipate, anche se a gestione privata, sono i nuovi carrozzoni votati alla clientela e alla corruttela. Dalle mie parti è tornato anche Tommaso Barbato, te lo ricordi, lo sputacchiatore. Ma quello è l’aspetto noto ai più. Nel 2008 è finito citato nell’ordinanza di custodia cautelare contro uomini dei clan locali. Lui non è indagato ma uomini del clan, (nel 2005) intercettati, parlavano di Barbato per posti di lavoro da assegnare: il gip scrive che emergevano ‘rapporti di esponenti dell’organizzazione criminale con esponenti politici’, con riferimento proprio al Barbato.
Abbiamo avuto in questi anni in Italia 185 decreti di scioglimento di amministrazioni locali, tre di questi hanno riguardato Asl, aziende sanitarie dove i partiti nominano e mangiano in allegra compagnia. Sono sindaci piccoli, incapaci, che hanno organizzato e promosso la devastazione del nostro Meridione. In cima alla classifica dei comuni sciolti c’è la Campania; non sarà un caso se nella recente audizione dell’Antimafia il procuratore capo della Repubblica di Napoli, Giandomenico Lepore, ha parlato di un 30% di politici collusi con la camorra. Non c’è bisogno del voto del parlamento o del referendum popolare, quello criminale è il primo federalismo compiuto. Pezzo a pezzo le mafie hanno occupato le istituzioni e divorato il territorio. Oltre agli appalti, alle intimidazioni c’è la sistematica devastazione del territorio. Prima della camorra c’è la politica. Fuor di profilo penale conta la responsabilità morale e politica di una intera classe dirigente: a guardare dall’alto, questo nostro territorio è una distesa di comuni sciolti per mafia. Ma non solo Campania: anche Sicilia, Calabria e Puglia. Ho compiuto un viaggio da horror in una realtà che meritava di essere documentata. Il mio viaggio inizia da Arzano, comune sciolto nel 2008. C’è tutto ad Arzano: abusivismo edilizio, appalti sospetti, intimidazioni e i clan che fanno quello che vogliono. Siamo ad un passo da Secondigliano dove si è consumata la faida di Scampia per il controllo della piazza di spaccio più grande d’Europa. Qualcuno mi chiede: ma cosa può importare il controllo di un comune di poche anime? Conta perché consegna un modello, lo istituzionalizza: le mafie si costruiscono avamposti per condurre la guerra economica al nord. Di recente in una inchiesta denominata ‘isola’ sono finiti in manette affiliati ai clan Nicoscia e Arena. Non in Calabria, ma a Monza. Avevano messo le mani, con il movimento terra, sugli appalti dell’alta velocità. Questi clan in Calabria controllano comuni minuscoli e si fanno la guerra, ma al nord si alleano, forti di un modello vincente che esportano.
Sul sito federalismocriminale.it pubblicherò tutti i decreti di scioglimento, realizzando uno spazio condiviso per monitorare il lavoro dei consigli comunali e denunciare chi torna, incurante di tutto, in sella a comandare.
Saluti, Nello Trocchia.
Treno per Lecco
Giugno 27, 2009 on 12:27 am | In Politica | 10 CommentsPer chi volesse raggiungere Lecco in treno e in compagnia, l’appuntamento con noi è alle 14.30 davanti alla biglietteria della stazione Fs di PORTA GARIBALDI (MM linea verde). Prenderemo il treno delle 14.49.
La manifestazione in difesa della libertà d’espressione avrà inizio alle ore 16.30 in piazza Diaz, di fronte alla stazione Fs di Lecco.
Parteciperanno tra gli altri Beppino Englaro, Salvatore Borsellino, Gianni Tognoni e Gianfranco Scotti.
A domani!
La cortina di incenso
Giugno 26, 2009 on 1:24 pm | In Politica | 33 Comments
E’ sempre un piacere di questi tempi trovare qualcuno che le canta chiare, specie in un ambiente come la chiesa cattolica, dov’è scivoloso il confine fra prudenza e ipocrisia quando è in gioco il rapporto delle gerarchie con il capoccia di turno. Stavamo pensando a un volantino da diffondere davanti alle chiese la domenica mattina al termine della messa. Non c’è bisogno di arrovellarsi. Basterà sintetizzare la lettera aperta che don Farinella, prete e biblista genovese, ha recentemente indirizzato al cardinale Bagnasco, capo dei vescovi italiani. Il testo integrale lo trovate QUI.
Ne riporto di seguito un passo.
… Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la “verità” che è la nuda “realtà”.
Presto ne metteremo on line, insieme ad altre testimonianze critiche interne alla chiesa, una sintesi in formato volantino. A disposizione di chiunque voglia stamparlo, fotocopiarlo e diffonderlo, per contribuire a diradare la “cortina di incenso”.
Agorà/4
Per chi vorrà esserci, l’appuntamento Agorà di questa settimana (con regolare nulla osta della questura) è per oggi 26 giugno, in piazza Cordusio a Milano, dalle ore 18 alle 21. Domani sabato 27 manifestazione a Lecco, convocata dal nostro amico Duccio (ragazzi, prendete esempio da lui!) in difesa della libertà di espressione.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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