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	<title>Piero Ricca</title>
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	<description>Il Blog Di Piero Ricca</description>
	<pubDate>Thu, 15 May 2008 16:14:57 +0000</pubDate>
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		<title>La bestemmia</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2008 18:04:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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Normalizzare il berlusconismo: questa è la linea. Che cosa vuol dire? In pratica accettare che l&#8217;Italia abbia un padrone. Che sa anche essere tollerante e perfino generoso con chi non gli manca di rispetto. A dettarla sono le guardie bianche di Berlusconi, ovvero gli editorialisti del Corriere della Sera: Panebianco, Battista, Galli Della Loggia. Anime [...]]]></description>
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<p>Normalizzare il berlusconismo: questa è la linea. Che cosa vuol dire? In pratica accettare che l&#8217;Italia abbia un padrone. Che sa anche essere tollerante e perfino generoso con chi non gli manca di rispetto. A dettarla sono le guardie bianche di Berlusconi, ovvero gli editorialisti del Corriere della Sera: Panebianco, Battista, Galli Della Loggia. Anime servili, questi sedicenti liberali non vedono lo scandalo. E dunque plaudono a un Paese finalmente pacificato, esortano a farla finita con il &#8220;giustizialismo&#8221;, incoraggiano l&#8217;opposizione a deporre l&#8217;ascia dell&#8217;antiberlusconismo, predicano la via del dialogo e delle riforme condivise. Da sempre abituati a negoziare sui principi e prima di tutto tesi a sopravvivere, i &#8220;riformisti&#8221; del pd non hanno certo bisogno di consigli. Rappresentano già l&#8217;opposizione ideale, che il nano s&#8217;è plasmato in quindici anni di duro lavoro. Fuori dal parlamento la cosiddetta sinistra radicale, l&#8217;opposizione intransigente a Berlusconi è ridotta alla voce di Antonio Di Pietro più qualche cane sciolto. Non fa piacere ammetterlo, ma è così. Lo dimostra il suo intervento di ieri alla Camera, interrotto dai fischi e dagli strepiti dei paladini della libertà. Quindici anni dopo Mani Pulite, parlare di legalità e conflitto di interesse dentro l&#8217;assemblea legislativa è peggio che bestemmiare in chiesa. Sarà molto dura risalire la china.
</p>
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		<title>Jole Santelli</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2008 17:23:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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Moracciona calabrese dai tratti marcati, quarantenne a dicembre, Jole Santelli è un avvocato con un ottimo curriculum nel partito padronale. Nel 1994 s&#8217;iscrive a Forza Italia. Nel 1996 è assistente giuridica del gruppo parlamentare azzurro. Nel 2001 viene eletta deputata e poi riconfermata per due volte. La sua competenza è premiata con l&#8217;incarico di sottosegretario [...]]]></description>
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<p>Moracciona calabrese dai tratti marcati, quarantenne a dicembre, Jole Santelli è un avvocato con un ottimo curriculum nel partito padronale. Nel 1994 s&#8217;iscrive a Forza Italia. Nel 1996 è assistente giuridica del gruppo parlamentare azzurro. Nel 2001 viene eletta deputata e poi riconfermata per due volte. La sua competenza è premiata con l&#8217;incarico di sottosegretario al ministerro della giustizia, retto dall&#8217;ingegner Roberto Castelli. Fino al 2006 si occupa di amministrazione della giustizia e leggi ad personas. Lei nega. &#8220;Furono tutte leggi di interesse generale&#8221;, mi ha detto a Roma il 29 aprile, quando l&#8217;abbiamo interpellata in occasione dell&#8217;inaugurazione della legislatura. L&#8217;equivoco, secondo Jole, nasce dal fatto che alcuni parlamentari si trovano a essere sotto inchiesta. E allora diventano &#8220;obiettivi sensibili&#8221; del pregiudizio. In realtà - sostiene Jole - le leggi valgono per tutti, mica si possono discriminare gli imputati che le scrivono e i delinquenti in fuga dai processi. Anzi, insistere sulla &#8220;contrapposizione fra magistratura e politica&#8221; - così la chiama Jole - impedisce di affrontare i veri problemi della giustizia. L&#8217;alternativa sarebbe tener fuori dalla politica chi ha grosse grane con la legge. Ma questo, secondo Jole, vorrebbe dire affidare ai giudici la selezione dei candidati. Nessun problema nemmeno sul versante conflitto di interessi. Se i cittadini votano Berlusconi, ragiona Jole, forse è perché pensano che chi è ricco non ha bisogno di rubare. E poi, aggiunge, se questa legge non andava bene perché la sinistra non l&#8217;ha cambiata? Fine dialettica, Jole Santelli s&#8217;è fatta le ossa come avvocato nel rinomato studio Previti. Ormai per Cesarone non c&#8217;è più niente da fare. Marcello Dell&#8217;Utri invece è ancora un &#8220;obiettivo sensibile&#8221; della malagiustizia. Ma Jole esclude interventi legislativi per salvarlo dalla furia delle toghe rosse. &#8220;Non è tecnicamente possibile&#8221;, giura. C&#8217;è da crederle?</p>
<p><a href="http://chediconodinoi.blogspot.com/2008/05/la-cosa-pi-pericolosa-la-mancanza-di.html"><strong>DALL&#8217;ESTERO</strong></a> - Articolo del quotidiano spagnolo <strong>El País</strong> sul pacchetto sicurezza firmato Lega Nord (<a target="_blank" href="http://chediconodinoi.blogspot.com/">chediconodinoi</a>)</p>
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		<title>&#8220;Diffamatore abituale!&#8221;</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2008/05/09/diffamatore-abituale/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 19:28:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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Da ieri Vittorio Sgarbi non è più assessore alla cultura di Milano. Ha ascoltato il nostro invito e s&#8217;è dimesso per incompatibilità morale? No, ha atteso che fosse lady Moratti a cacciarlo. &#8220;Ha offeso i cittadini e le istituzioni&#8221;, si legge nella lettera di licenziamento. Come darle torto? Il problema è che lo fa da [...]]]></description>
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<p>Da ieri Vittorio Sgarbi non è più assessore alla cultura di Milano. Ha ascoltato il nostro invito e s&#8217;è dimesso per incompatibilità morale? No, ha atteso che fosse lady Moratti a cacciarlo. &#8220;Ha offeso i cittadini e le istituzioni&#8221;, si legge nella lettera di licenziamento. Come darle torto? Il problema è che lo fa da vent&#8217;anni. Meglio tardi che mai. Le cronache raccontano che il pregiudicato per truffa allo Stato e diffamazione di magistrati non l&#8217;abbia presa bene. S&#8217;era affezionato alla poltrona. Ma non si perde d&#8217;animo. Si è precipitato a Roma, a chiedere udienza a Berlusconi. Non gli dispiacerebbe un incarico da sottosegretario alla cultura, in modo da poter riprendere la vecchia abitudine di farsi aprire i musei di notte. L&#8217;ho sentito questo pomeriggio al telefono. Gli ho chiesto un&#8217;intervista, ma ha rifiutato. L&#8217;ho trovato mogio, un po&#8217; fiacco perfino negli insulti. Ha dichiarato di essere un seguace del &#8220;pluriomicida Grillo, modello perfetto di diffamatore&#8221;. Ha ripetuto che era suo dovere comportarsi come s&#8217;è comportato ad Anno Zero, per difendere Veronesi e Napolitano da un&#8217;aggressione diffamatoria. Ha negato di aver agito su commissione: &#8220;io insulto per conto mio&#8221;. Ha ammesso, mentendo, solo una condanna su trecento querele per diffamazione di magistrati, glissando su quante volte l&#8217;ha scampata grazie all&#8217;insindacabilità parlamentare. Ha aggiunto che la condanna per truffa allo Stato e falso è frutto dell&#8217;incapacità del giudice, perché lui ha sempre dato &#8220;cultura e intelligenza&#8221; allo Stato. Quando gli ho ricordato il succo della sua ragion pratica, cioé la dichiarazione: &#8220;il sistema è così corrotto che tanto vale trarne vantaggio&#8221;, s&#8217;è tolto d&#8217;impaccio dandomi del corrotto. Poi s&#8217;è prodotto nella sua performance preferita, la tiritera di insulti gratuiti: &#8220;Ladro! Ladro! Ladro di parole! Delinquente! Tu sei un truffatore! Furfante! Corrotto! Delinquente! Falsario! Mentecatto! Diffamatore abituale!&#8221;. E&#8217; sempre un piacere sentirlo delirare. Questa volta non posso condividerlo con voi, per non consentirgli appiglio a qualche cavillo giuridico. Però mi toglierò lo sfizio di querelarlo, visto che non è più deputato, per punirlo dell&#8217;abuso dell&#8217;insindacabilità parlamentare. Senza di lui ci divertiremo di meno, ma non ci mancherà. L&#8217;abbiamo interpellato con una certa insistenza in quest&#8217;ultimo anno per un solo motivo: è l&#8217;espressione di un&#8217;Italia che proprio non ci piace. E chi non fiata, acconsente.<br />
Se vi capita a tiro di voce, criticatelo anche voi! </p>
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		<title>Qui Chianciano Libera</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 09:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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L’epitaffio civile di una generazione di italiani: nati sotto Mussolini; vissuti sotto Andreotti; morti sotto Berlusconi.
Gli ultimi due sono ancora in vita. E possiamo almeno spernacchiarli.
Ieri era il turno di Andreotti, senatore a vita per “altissimi meriti”: tra i quali una collusione con la mafia accertata e prescritta a norma di legge. Fino al 1980, [...]]]></description>
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<p>L’epitaffio civile di una generazione di italiani: nati sotto Mussolini; vissuti sotto Andreotti; morti sotto Berlusconi.<br />
Gli ultimi due sono ancora in vita. E possiamo almeno spernacchiarli.<br />
Ieri era il turno di Andreotti, senatore a vita per “altissimi meriti”: tra i quali una collusione con la mafia accertata e prescritta a norma di legge. Fino al 1980, s’intende. Era in visita a Milano per ricordare Aldo Moro, che tanto lo stimava. L&#8217;Osservatore Romano sotto braccio, avanzava attorniato da quattro poliziotti che gli facevano da badanti. L&#8217;abbiamo interpellato in due riprese. Ci ha risposto chiamandoci “provocatori”, lui che è una provocazione vivente, e consigliandoci una “piccola cura a Chianciano”. Mente sempre, perfino sul numero di pagine della famosa sentenza. Due anni fa la descrisse come “un volumone”, ieri ha detto che è di “cinque pagine”. Gli serviva a dimostrare che non l&#8217;abbiamo letta e dunque lui è innocente. In realtà, la sentenza di appello è di oltre 1500 pagine, quella di Cassazione di 217. Nel giugno 2006 mi indicò come prova di innocenza il fatto che lui quel certo giorno era in Giappone. Ma il meglio di sè, questo incallito provocatore, l’ha dato a Roma il 29 aprile: “L’equivoco nasce dal fatto che ero amico di Salvo Lima, ma come facevo ad avere rapporti con la mafia se ho sempre abitato a Roma?”. Pensa di poter liquidare la gente così. E qualcuno deve averglielo fatto credere.<br />
Coraggio amici, svergognatelo anche voi!</p>
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		<title>Chiusi per mafia</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2008/05/05/chiusi-per-mafia/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 15:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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Caro Piero,
Ti scrivo dal mio paese, Comiziano, in provincia di Napoli, dove scendo di tanto in tanto abbandonando Roma dove lavoro (in radio) e vivo. Ti scrivo questa lettera, come promesso, per mettervi al corrente di una emergenza dimenticata: le mafie nella pubblica amministrazione. E’ il mio cruccio, un progetto che porto avanti da due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://get.edidomus.it/auto/club/latuaopinione/foto/big_1389_fotoreporter_Casal%20di%20PRINCIPE.JPG" /></p>
<p>Caro Piero,</p>
<p>Ti scrivo dal mio paese, Comiziano, in provincia di Napoli, dove scendo di tanto in tanto abbandonando Roma dove lavoro (in radio) e vivo. Ti scrivo questa lettera, come promesso, per mettervi al corrente di una emergenza dimenticata: le mafie nella pubblica amministrazione. E’ il mio cruccio, un progetto che porto avanti da due anni e che, se mi assiste la buona sorte e trovo una casa editrice, diventerà presto un libro dopo vari articoli scritti sull’argomento.<br />
Dal 1991 ad oggi nel nostro paese abbiamo avuto 168 comuni sciolti per mafia. Il dato potrebbe far sorridere, l’entità del fenomeno anche, cosa vuoi che sia un comune, talvolta piccolo, sciolto per infiltrazioni mafiose?<br />
Niente di più sbagliato i comuni hanno il potere di rilasciare concessioni edilizie, di far costruire centri commerciali, autorizzare passaggi dell’alta velocità, vagliare progetti, affidare la raccolta dei rifiuti, insomma, rappresentano il primo baluardo dello Stato, la prima forma di relazione con i cittadini. Se questo baluardo è contaminato, abbruttito dalle connivenze mafiose il comune diventa un feudo. I comuni gestiscono i soldi, redistribuiscono le risorse. I comuni elargiscono gli assegni alle famiglie disagiate e le case popolari. Nei comuni mafiosi le case popolari vanno ai pregiudicati, gli assegni ai familiari dei camorristi, lo stato sociale della mafia. Nessuna tassa nessun servizio, il sud muore e i giovani emigrano al nord. Per gli onesti, da queste parti, non c’è spazio. I comuni hanno l’ufficio anagrafe, in quello di Villabate (che ha avuto come consulente esterno il presidente del Senato Renato Schifani) si falsificò la carta di identità di Bernardo Provenzano, ma non è l’unico caso, i comuni e il loro controllo servono per avere favori, appalti, consulenze, attraverso il nuovo albero della cuccagna: le società partecipate.<br />
Feudi sono i 168 comuni sciolti, feudi le amministrazioni che furbe si sono dimesse prima dello scioglimento, signorotti sono i sindaci conniventi che poi ci ritroviamo in parlamento, o a distanza di anni ancora sindaci, nonostante lo scioglimento. L’altro giorno parlavo con un prefetto mi ha detto: “ Il comune che guido dopo lo scioglimento non è comune è un feudo amministrato dalla mafia, lo stato non ha mai messo piede”. Alcuni comuni non vengono sciolti perché: “ E’ inutile, la mafia è più forte”.<br />
Ti racconto la storia di San Paolo Belsito, è emblematica del livello di assenza dello Stato. San Paolo Bel Sito è in provincia di Napoli, provincia con il più alto numero di scioglimenti. San Paolo è terra del clan Russo, non ne parla nessuno, il clan è retto da due superlatitanti <a target="_blank" href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/ministero/dipartimenti/dip_pubblica_sicurezza/direzione_centrale_della_polizia_criminale/scheda_16056.html">i fratelli Russo</a>. Minacciano, intimidiscono e così controllano il territorio, dopo la caduta di Carmine Alfieri. A San Paolo Bel Sito c’è un sindaco, si chiama Raffaele Riccio, era lui il sindaco quando il comune fu sciolto nel 2002. Hai capito bene, sindaco di nuovo dopo lo scioglimento. Prima di lui Luigi Riccio, nessuna omonimia, era il padre. Il comune fu commissariato la prima volta, nel 1994, perchè «risulta far parte - si leggeva nel provvedimento - di quella cerchia di comuni inseriti nella così detta “Cupola comitati affari” che faceva capo al boss, oggi pentito, Carmine Alfieri». E più avanti: «Significativa la vicenda del sig. Luigi Riccio, ex sindaco e per lungo tempo a capo dell’ente nelle amministrazioni precedenti, appartenente alla richiamata organizzazione camorristica, avendo contribuito in favore della medesima».<br />
Da venti anni costoro governano il territorio, indenni hanno attraversato i due scioglimenti. Indenni come le latitanze dorate dei fratelli Russo che, nell’ultima inchiesta, si è scoperto mandavano i figli in macchine di lusso e a Milano alloggiavano all’Hotel Ritz.<br />
Questo è il sud, un sud che si allarga alle coste laziali (vedi Nettuno, Ardea) e al nord Italia. E’ un vero assedio, la vera emergenza che nessuno vede.</p>
<p>Cari Saluti, Nello Trocchia.</p>
<p><strong>Post scriptum</strong></p>
<p><a target="_blank" href="http://www.quimilanolibera.net/index.php/sostieni-qml/">Qml ha finalmente riattivato il conto paypal</a>, chiuso per oltre un mese per problemi tecnici. Chi volesse contribuire alle nostre iniziative senza ricorrere al bonifico bancario ora può farlo. Grazie
</p>
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		<title>L&#8217;eroe di Silvio</title>
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		<pubDate>Sat, 03 May 2008 17:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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Nella mattinata passata a Roma abbiamo interpellato i neo-parlamentari sull&#8217;eroe Vittorio Mangano. Non tutti, anche tra le fila del PDL, sono d&#8217;accordo con Dell&#8217;Utri e Berlusconi. C&#8217;è chi non è al corrente. Altri si arrampicano sugli specchi. Per qualcuno la verità sta in tasca a chi ha vinto le elezioni.
Verso le undici e trenta Duccio [...]]]></description>
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<p>Nella mattinata passata a Roma abbiamo interpellato i neo-parlamentari sull&#8217;eroe Vittorio Mangano. Non tutti, anche tra le fila del PDL, sono d&#8217;accordo con Dell&#8217;Utri e Berlusconi. C&#8217;è chi non è al corrente. Altri si arrampicano sugli specchi. Per qualcuno la verità sta in tasca a chi ha vinto le elezioni.<br />
Verso le undici e trenta Duccio nota un movimento sospetto. Il nano sta per lasciare Montecitorio. Raggiunta l&#8217;uscita laterale ci appostiamo tra giornaliste in ghingheri e fotografi. Piove. Il nano appare dopo mezz&#8217;ora sfoggiando il solito sorriso di plastica.</p>
<p>&#8220;<strong>Mangano era un mafioso, non un eroe!</strong>&#8220;, gli urlo addosso.</p>
<p>&#8220;<strong>Vergognati!</strong>&#8220;, mi risponde. Poi scompare nell&#8217;auto blu, mentre Duccio rincara.</p>
<p>Forse non ci rimane altro che la soddisfazione di rovinargli la festa per qualche minuto. L&#8217;alternativa è il silenzio, la rassegnazione. Meglio sfogarsi, tutto sommato. Anche perché la verità soffre, perde le elezioni, ma non muore.</p>
<p>Franz
</p>
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		<title>Vacanze romane</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2008/04/29/vacanze-romane/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 18:17:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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Mattinata sull&#8217;ottovolante quest&#8217;oggi a Roma, con Diego, Elia, Franz, Duccio e un paio di amici romani. Abbiamo inaugurato le Camere a nostro modo, interpellando e svergognando un bel po&#8217; di rappresentanti del popolo sovrano (si fa per dire). Pensate che alle otto e un quarto, appena sbarcati nell&#8217;Urbe, il primo che ci è capitato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src=" http://www.fsfi.it/montecitorio/2006/palazzo_montecitorio.jpg" alt="" /></p>
<p>Mattinata sull&#8217;ottovolante quest&#8217;oggi a Roma, con Diego, Elia, Franz, Duccio e un paio di amici romani. Abbiamo inaugurato le Camere a nostro modo, interpellando e svergognando un bel po&#8217; di rappresentanti del popolo sovrano (si fa per dire). Pensate che alle otto e un quarto, appena sbarcati nell&#8217;Urbe, il primo che ci è capitato a tiro di voce è stato Giulio Andreotti, appena uscito da messa. Poi Cossiga, una vergogna umana. Lunardi, Fini, Bonaiuti, Crisafulli, Jole Santelli, Buttiglione, Fitto, Scajola, Speciale&#8230; Ci siamo divertiti. A un certo punto è apparso il puffone e non abbiamo resistito&#8230;</p>
<p>Qui sotto un breve lancio di repubblica.it. Vi racconterò meglio. Ora vi lascio chè ho un incontro pubblico a Reggio Emilia.</p>
<p><strong>Roma, Berlusconi contestato<br />
&#8220;Rispetta la memoria di Falcone&#8221;</strong></p>
<p>ROMA - All&#8217;uscita di Montecitorio, Berlusconi è stato contestato da due cittadini aderenti all&#8217;associazione &#8216;Qui Milano libera&#8217;. &#8220;Vergognati, vergognati. Che cosa andiamo a raccontare ai ragazzi che Mangano era un eroe? Mangano era un mafioso&#8221;. </p>
<p>Il premier in pectore prima di entrare in macchina si è rivolto ai due contestatori dicendo: &#8220;Vergognati tu&#8221;. Ma i due hanno insistito: &#8220;Berlusconi rispetta la memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e di quelli che sono morti per la mafia&#8221;. Il leader del Pdl non ha replicato e si è infilato in macchina per raggiungere la sua residenza a Palazzo Grazioli.  </p>
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		<title>Reggio Emilia</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Apr 2008 21:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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		<description><![CDATA[Martedì 29 aprile l&#8217;associazione culturale La Gabella di Reggio Emilia dedica una serata alle attività di Qui Milano Libera. Proietteremo e commenteremo alcuni video. Parleremo dei temi ricorrenti in questo blog.
L&#8217;appuntamento è alle ore 21 in via Roma 76.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Martedì 29 aprile</strong> l&#8217;associazione culturale La Gabella di Reggio Emilia dedica una serata alle attività di Qui Milano Libera. Proietteremo e commenteremo alcuni video. Parleremo dei temi ricorrenti in questo blog.<br />
L&#8217;appuntamento è alle ore 21 in via Roma 76.
</p>
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		<title>Sandro Bondi</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Apr 2008 01:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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		<description><![CDATA[
L&#8217;individuo ritratto nella foto è Sandro Bondi, il ministro della cultura in pectore. Ecco una sua poesia, dedicata a Fabrizio Cicchitto. Non sorridete, non siete su Scherzi a parte.
Viviamo insieme
questa irripetibile esperienza
con passione politica
autentica
con animo casto
e con la sorpresa
dell&#8217;amicizia. Ci mancheremo
quando verrà il tempo nuovo
e ci rispecchieremo finalmente
l&#8217;uno nell&#8217;altro. E ci mancherà
anche quello che non
abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src=" http://pornopolitica.files.wordpress.com/2007/11/bondi.jpg" alt="http://pornopolitica.files.wordpress.com/2007/11/bondi.jpg" /></p>
<p>L&#8217;individuo ritratto nella foto è Sandro Bondi, il ministro della cultura in pectore. Ecco una sua poesia, dedicata a Fabrizio Cicchitto. Non sorridete, non siete su <em>Scherzi a parte</em>.</p>
<p>Viviamo insieme<br />
questa irripetibile esperienza<br />
con passione politica<br />
autentica<br />
con animo casto<br />
e con la sorpresa<br />
dell&#8217;amicizia. Ci mancheremo<br />
quando verrà il tempo nuovo<br />
e ci rispecchieremo finalmente<br />
l&#8217;uno nell&#8217;altro. E ci mancherà<br />
anche quello che non<br />
abbiamo vissuto assieme<br />
fra i banchi della scuola<br />
nell&#8217;adolescenza inquieta e nell&#8217;età in cui non si ama. La mia fede<br />
è la tenerezza dei tuoi sguardi. La tua fede<br />
è nelle parole che cerco.
</p>
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		<title>Torino</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 08:42:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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		<description><![CDATA[
Sto per andare a Torino per il V Day. Incontrerò tanti amici e questo mi fa piacere. Ma se non fosse per lavoro (mi è stato chiesto un reportage da un&#8217;emittente locale) non andrei. Come ho già scritto, trovo la scelta della data inopportuna. Il 25 aprile è la festa della Liberazione. E secondo me [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src=" http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/politica/200709images/grillo03G.jpg" alt="" /></p>
<p>Sto per andare a Torino per il V Day. Incontrerò tanti amici e questo mi fa piacere. Ma se non fosse per lavoro (mi è stato chiesto un reportage da un&#8217;emittente locale) non andrei. Come ho già scritto, trovo la scelta della data inopportuna. Il 25 aprile è la festa della Liberazione. E secondo me merita di essere rispettata in quanto tale, senza sovrapporvi altri eventi, quand&#8217;anche condivisibili, specie in un&#8217;epoca di scandaloso revisionismo storico come l&#8217;attuale.</p>
<p>Penso tuttavia che rilanciare in ogni sede e con ogni mezzo l&#8217;attenzione sul ruolo cruciale dei media e manifestare il dissenso rispetto al giornalismo addomesticato, sia un fatto fondamentale. Se non ci ribelliamo a questo modo falso e servile di rappresentare la realtà, non andiamo da nessuna parte. Questo mi sembra l&#8217;aspetto positivo del V day 2. </p>
<p>La manifestazione di oggi, com&#8217;è noto, è l&#8217;occasione per sottoscrivere tre proposte di referendum: per abolire l&#8217;ordine dei giornalisti, per azzerare i finanziamenti pubblici all&#8217;editoria, per abrogare la legislazione in materia televisiva. </p>
<p>Ribadisco qui in sintesi la mia opinione. Sono da sempre d&#8217;accordo con chi (da Einaudi in poi) propone di abolire l&#8217;ordine dei giornalisti. E&#8217; un ente inutile e un filtro contro la libertà di espressione. Proviamo dunque ad abolirlo, anche se non credo che sia il problema centrale dell&#8217;informazione italiana. E vedremo se ci andrà meglio che a Pannella, il quale negli anni novanta convocò - tra i tanti - un referendum proprio su questo tema, ma senza raggiungere il quorum dei votanti, e contribuendo a indebolire lo strumento referendario.</p>
<p>Nutro invece delle perplessità sull&#8217;idea di azzerare completamente il finanziamento dello Stato all&#8217;editoria: in alcuni specifici casi può favorire la qualità e il pluralismo editoriale. Mi rendo conto che il referendum abrogativo non consente particolari distinguo e lascia semmai al legislatore (nel nostro caso, la maggioranza berlusconiana) l&#8217;onere di riscrivere le leggi, ma non m&#8217;illudo che, togliendo il finanziamento pubblico, ci sarebbe un&#8217;informazione più libera. Al massimo si cancellerebbero degli odiosi privilegi, insieme a delle apprezzabili iniziative editoriali. </p>
<p>Il terzo punto è il più interessante. Si propone di incidere sul vero nodo della questione: la tv. Il problema in questo caso è che il quesito è di dubbia costituzionalità. Aprirebbe un vuoto legislativo e pertanto difficilmente la corte costituzionale lo ammetterà. Più in generale, fin quando avremo il reuccio del conflitto d&#8217;interessi a dettare legge (finché campa, temo) non avremo alcuna riforma liberaldemocratica del mercato pubblicitario e televisivo. E sarà dura vincere referendum che gli risultino sgraditi, visto il ruolo della tv nella formazione del consenso.</p>
<p>Per inciso: se anche si riuscisse a convocare e vincere uno dei referendum (per esempio sul finanziamento pubblico ai giornali), non è detto che il parlamento non lo reintroduca per legge. Vedi il caso del finanziamento pubblico ai partiti, abolito dagli italiani e di fatto ripristinato dai partiti. Ci fu la rivoluzione popolare? No, non ci fu.</p>
<p>Sul piano formale, non sottovaluteri un ulteriore problema: secondo alcuni osservatori, l&#8217;iniziativa rischia di essere invalidata per effetto di un antipatico <a href=" http://elezioni.blogosfere.it/2008/04/vday-del-25-aprile-tre-referendum-inutili-beppe-grillo-informati.html">cavillo giuridico</a> relativo alle procedure di convocazione dei referendum: spero che i promotori ne abbiano tenuto conto.   </p>
<p>Ciò detto, auguro al V Day il pieno successo, di pubblico se non di critica. Ma, al pari dell&#8217;iniziativa dell&#8217;otto settembre e nonostante l&#8217;entusiasmo di piazza, dubito che il suo esito vada oltre il livello, pur importante, di una spettacolare testimonianza di dissenso. </p>
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