La feccia

Aprile 8, 2008 on 3:54 pm | In Politica | 189 Comments

“La scoperta che c’è un’Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime… Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l’avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo”.
Indro Montanelli

“Bisogna votare per qualcuno, non contro qualcuno”, mi disse una volta Luciano Violante. Ma è possibile in Italia? Nel 1992 votai contro Craxi e Andreotti. Dal 1994 voto contro Berlusconi. Comincio a essere un po’ stufo. Anche perché non sono così sicuro, avendo votato Progressisti, Ulivo e Unione, di aver votato davvero contro il tipetto che mi sembrava il peggiore. Ad ogni elezione il dilemma si ripropone. Votare gli amici di Consorte o annullare la scheda? Sono ancora incerto. E sento che in molti condividono tale incertezza. Nel 2006 condussi una mia personale campagna elettorale, documentata dai film “Qui Milano Libera” e “Radio Foppa” , per esprimere questo semplice concetto: occorre andare a votare, al costo di turarsi il naso, per impedire un nuovo, esiziale lustro di governo della Banda Berlusconi. Sappiamo com’è finita, ipotesi brogli a parte. Ma additare il male senza dare un riferimento positivo non basta, e io stesso non ne ho più voglia, mentre quell’incubo è più attuale che mai. Il che vuol dire che in quindici anni non siamo riusciti a liberarci, in nome di una visione alternativa e per un’esigenza di dignità, della destra meno presentabile del mondo occidentale: “la feccia che risale il pozzo”, come la chiamava Indro Montanelli. Non ne usciamo bene come italiani. Non ne esce bene la cosiddetta sinistra italiana. Nel medio periodo, la speranza è che dalle macerie nasca qualcosa di completamente nuovo. Nell’immediato, l’unica speranza concreta è di impedire il trionfo della Banda con un sostanziale pareggio al Senato. Chi pensa che questo sia utile è costretto a votare partito democratico, magari turandosi le narici con le mollette. Chi invece pensa che tra i due principali contendenti non ci sia più alcuna differenza, nemmeno quanto a capacità di far danno, farà altre scelte, magari annullando la scheda (che è sempre meglio che astenersi). La gran parte delle persone che stimo sono ancora incerte fra queste due opzioni. Tra questi ci sono anch’io. Deciderò domenica mattina, a urne aperte. Dipenderà dall’umore e dal disgusto prevalenti. Ma senza attendere lo scrutinio dei voti, un dato è certissimo: culturalmente ha già stravinto il nano. E il dilemma menopeggiosì-menopeggiono in cui mestamente ci dibattiamo, ne è la prova.

Campobello di Licata

Aprile 7, 2008 on 3:38 pm | In Politica | 54 Comments

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”.
Antonio Gramsci

Mi scrive Giuseppe, 21 anni, dalla provincia di Agrigento.

Caro Piero

mi chiamo Giuseppe ho 21 anni e ti scrivo dalla Sicilia.
Una terra bellissima ma bagnata troppo spesso dal sangue di gente che ha lottato per spazzare via quello schifo che si chiama MAFIA. Come saprai quest’anno c’è una novità nel panorama politico siciliano. La lista civica con la candidatura di Sonia Alfano presidente. Finalmente qualcosa sta cambiando ed io ci credo, in molti ci credono.
Io ho deciso di rimanere qui, perchè non devo essere io ad emigrare per non “sporcarmi le mani” per cercare un lavoro, ma deve andare via chi questa terra l’ha martoriata.
Troppo spesso mi sono trovato davanti ai tuoi video, con una voglia irrefrenabile di essere al tuo fianco per gridare il mio sdegno, ma ancora più spesso mi sono ritrovato al massimo a smanettare davanti la tastiera, ad inviare commenti di incoraggiamento alla tua persona.
Ma adesso ho detto basta e ho creato un piccolo spazio cartaceo che periodicamente metto in giro (volantini e manifesti) al quale ho dato il nome di QUI CAMPOBELLO LIBERA (il mio paese infatti si chiama Campobello di Licata in provincia di Agrigento).
Ancora sono il solo ad occuparmene, ma confido di risvegliare qualche bell’anima; Il mio spazio si occupa di informare i cittadini di ciò che i media nazionali oscurano o censurano: condannati in parlamento, leggi vergogna, inciuci ecc.
Ho già avuto i primi commenti negativi, ma non mi fermo qui. Questa è la mia terra e io la difendo. Colgo l’occasione per porti i miei saluti e tutto il mio incoraggiamento.

Giuseppe

Qui Matera Libera

Aprile 6, 2008 on 12:52 pm | In Politica, Informazione | 65 Comments


Caro Piero,

con grande piacere annunciamo la nascita di Qui Matera Libera, un piccolo ma agguerrito gruppo di cittadini di Matera.
Seguiamo da tempo le tue vicende e quelle degli altri amici di Bologna, Lecco, Torino e Roma. Il progetto è partito dal meetup Beppe Grillo Matera 2 (sassi emigranti) con l’intento di accogliere il dissenso e la rabbia di gran parte dei cittadini nei confronti dell’abuso di potere a livello nazionale e locale. Già da tempo avevamo intenzione di fare denuncia e informazione servendoci di una videocamera. Ne abbiamo avuto l’occasione lo scorso venerdì 28 marzo, partecipando a un convegno sulla opportunità
della “termovalorizzazione” nella nostra città, organizzato dal Lions Club. Erano presenti il sindaco, senatore di An, già membro del CSM e presidente del consiglio nazionale forense, l’assessore all’ambiente della città e, tra gli esperti, un docente dell’università di Napoli. Il video prodotto è già on line sul canale “quimateralibera”.
Ti chiediamo di volerlo pubblicare sul tuo “blob”, capirai ben presto il perchè… Nel frattempo stiamo lavorando al nostro sito.

Grazie e a presto.
QuiMateraLibera

p.s.
Info sul nostro caro sindaco
www.buccico.it

Miss Libertà

Aprile 5, 2008 on 4:28 pm | In Politica | 53 Comments

Michela Vittoria Brambilla è candidata alle elezioni. O meglio: nominata a un posto sicuro in Parlamento da un anziano gagà che l’ammira. Duccio e gli altri amici di Qui Lecco Libera ne hanno ingenuamente dedotto che questa condizione comportasse il dovere di confrontarsi con i cittadini-elettori. Non è così. Chi non applaude è un provocatore e non merita l’accesso a “pubblici” dibattiti. Il film è già visto. La Morticia Adams rossa sorride, promette e fugge. I fedeli battono le mani. I galoppini inveiscono e minacciano. La polizia fa da palo. E’ ancora politica questa? Ecco i video.



FESTA QML

Aprile 4, 2008 on 1:59 pm | In Politica | 21 Comments

Due righe per ricordarvi che questa sera vi aspettiamo allo Spazio Sugus (Via Jacopo Dal Verme, 4 - Milano, quartiere Isola) per la festa di Qui Milano Libera. Siete tutti invitati.

Saranno benvenute bevande e vivande, anche per non ridurci all’improbabile pasta fredda nella quale si sta adoperando Piero in queste ore!

Si inizia alle 19.00

qml

La contestazione a Ferrara

Aprile 3, 2008 on 12:39 pm | In Politica | 92 Comments


«Finché non degenera — dice Giuliano Ferrara — la contestazione è lecita. Io parlerei volentieri con quelle persone, anche per ore, se si calmassero e si mettessero a sedere per discuterne con me». Si riferisce al migliaio di manifestanti che ieri l’hanno duramente contestato a Bologna. Detesto Ferrara. E certo non ho simpatia per la polizia dal manganello facile. Ma quel tipo di contestazioni sono l’esatto contrario del genere che in questo blog viene proposto. Per vari motivi. Primo, perché scagliarsi in mille contro uno non è mai un bello spettacolo. Secondo, perché pretendere di impedire (non solo di contestare) un comizio, qualsiasi comizio, è segno di intolleranza. Terzo, perché con le urla scomposte e il lancio di oggetti si fa quasi sempre il gioco dell’avversario. Ferrara sta cercando questo tipo di reazione. Si diverte a provocare, vuole le prime pagine, cerca un antidoto alla noia. E dopo una sfilza di contestazioni minori, quella di ieri gli ha rilanciato la visibilità elettorale. Ma Ferrara è libero di portare avanti le sue provocatorie ragioni. La differenza fra i rumorosi manifestanti di ieri e le persone consapevoli che cerchiamo di incoraggiare in questo blog sta qui: loro lo assalgono in mille lanciandogli addosso una bottiglia, noi gli ricordiamo fatti precisi puntandogli in faccia una telecamera. Loro hanno bisogno del mucchio, noi ci esponiamo anche da soli. Loro cadono nella provocazione ideologica, noi riportiamo il Ferrara di turno alla sua miseria morale. Tutto sommato, non mi sembra una differenza da poco. Dubito che il Crociato anti-abortista abbia voglia di mettersi a discutere attorno a un tavolo con noi “anche per ore”, dei soldi di Tanzi, delle accertate diffamazioni a mezzo stampa, delle mille manipolazioni, del finanziamento pubblico tramite escamotage al Foglio, del legame con la Cia, delle menzogne a sostegno della criminale guerra preventiva, della carriera fatta a colpi di raccomandazioni, del servilismo nei confronti di Craxi e Berlusconi. E per questo ci toccherà ancora stanarlo a bordo palco, schivando le uova marce. Fatelo anche voi.

Una brava persona

Marzo 30, 2008 on 6:09 pm | In Politica | 18 Comments

Antonio Ingroia
Antonio Ingroia

“Salvatore Cuffaro è una brava persona”. Ce l’ha garantito questa mattina a Milano Pierferdinando Casini, da me interpellato a scena aperta davanti alla solita platea di intolleranti galoppini e militanti di partito. Aveva appena finito di dire, parlando di extracomunitari, che la differenza è fra persone perbene e delinquenti. S’era appena vantato della candidatura di un sindacalista di polizia. Aveva appena ricordato il senso del dovere e la moralità di Aldo Moro. S’era appena scagliato contro il capo cui ha obbedito fino a ieri. Gli ho consigliato di vergognarsi. Fatelo anche voi non appena una faccia di bronzo del genere vi capiti a tiro. Questa volta niente video, ma la trascrizione sintetica dell’intervento tenuto l’altro giorno dal magistrato palermitano Antonio Ingroia alla presentazione del saggio “La Sicilia delle stragi” (a cura di Giuseppe Carlo Marino - Newton Compton Editori).

“Della mafia ci sono narrazioni fuorvianti, mistificate e semplicistiche. Penso ad esempio alle numerose fiction televisive, che non rendono un buon servizio ai cittadini. La storia della mafia è storia di verità negate. Penso alle stragi di mafia, le quali sono in gran parte impunite. O non sufficientemente punite. Nella migliore delle ipotesi si sono scoperti gli esecutori materiali e gli organizzatori, ma non si è individuata la trama più complessa. Quella trama che permette di individuare le menti delle operazioni, di mettere in fila i singoli episodi stragisti, di percepire il filo che li lega al di là delle singole contingenze.
E qual è verosimilmente questa trama? Una classe dirigente – e la mafia è parte della classe dirigente siciliana – che ha contrattato, usando la violenza, spazi di potere, autorevole, potere centrale. La “trattativa” tra mafia e Stato è una costante, viene da lontano. Possiamo dire che lo stragismo mafioso, fin dalle origini della prima Repubblica, ha a che fare con una lunga e costante trattativa che ha per oggetto la spartizione del potere sul territorio. La mafia è un fenomeno interclassista: i suoi cervelli sono spesso appartenenti alla buona borghesia. Non è un caso che tra i capi famiglia o capi mandamento di cosa nostra vi siano stati medici, ingegneri, avvocati, professionisti, politici. E non sorprende che la “borghesia mafiosa” abbia avuto un ruolo fondamentale nel dettare le strategie militari della mafia stragista. E’ dunque un’intollerabile semplificazione parlare oggi, di fronte ai pur importanti risultati raggiunti sul piano repressivo, cioè la cattura di molti boss, di crisi della mafia o di mafia in ginocchio. Non solo i dati investigativi di cui può disporre un magistrato come me, ma i dati che sono sotto gi occhi di tutti ci dicono al contrario che siamo di fronte ad una fase di trasformazione del sistema di potere mafioso. Una trasformazione che passa anche attraverso l’esaurimento della fase precedente, incentrata sulla logica della trattativa e della contrapposizione violenta per la conquista di spazi di potere, la cosiddetta “fase corleonese”.
La storia dei Riina, dei Provenzano, dei Bagarella, cioè dei capi più sanguinari dell’organizzazione mafiosa, è solo una parentesi in una storia lunga varie generazioni. È una fase che ha avuto un inizio e una fine. Una fase che ha avuto un esito fallimentare dal punto di vista dei protagonisti, i quali sono tutti in galera, seppelliti da numerosi ergastoli. Ma non del tutto negativo sul piano generale, dal punto di vista degli interessi dell’organizzazione mafiosa, perché le ha consentito di superare un periodo di crisi e di difficoltà, traghettandola in una nuova fase, l’attuale, che in parte è di ritorno al passato. Non c’è più il delirio di onnipotenza antagonista che aveva caratterizzato l’azione di Riina, poi superato da Provenzano, il quale secondo le risultanze più attendibili è uno dei registi della “trattativa”.
Oggi la mafia è mafia degli affari e della finanza. Questa mafia, è vero, attraversa una fase di difficoltà sul piano militare e del controllo del territorio, come pure sul piano internazionale (la ‘ndrangheta, per esempio, oggi è più forte di Cosa nostra nei traffici internazionali di droga). E tuttavia ha conquistato una maggiore capacità di investimento dei capitali illeciti. Cosa nostra investe di più e meglio rispetto a venti anni fa, quando investiva soprattutto in beni immobili. Come notava già Falcone, la mafia è entrata in Borsa negli anni ottanta. E in Borsa ci è rimasta investendo e ricapitalizzando sempre meglio gli immensi flussi di denaro. Per questo è più stretta la dipendenza dai consulenti, dai professionisti della “borghesia mafiosa”, la quale oggi ha un ruolo strategico molto più forte.
Ecco perché, se possiamo stare più tranquilli sul piano dell’ordine pubblico, siamo invece in una fase più insidiosa, poiché si è rafforzata la capacità di inquinamento della politica e dell’economia. Dare messaggi tranquillizzanti è sbagliato. La mafia non è affatto alle corde. Semmai è il momento di rilanciare con decisione l’azione di contrasto, anche repressivo.
E qui i nodi vengono al pettine: il rapporto fra mafia e politica è, prima di tutto, la promiscuità fra mafia ed economia. I voti della mafia servono alla politica, i soldi della mafia servono all’economia. In tempi di globalizzazione dei mercati è in corso un processo di integrazione e globalizzazione dell’economia mafiosa. Ma una mafia che non spara, limitandosi a fare affari, è forse più accettabile? Inutile dire che così non è, ma occorre incidere su un clima di diffusa acquiescenza e indifferenza rispetto a questo problema.
L’altra domanda che non si può eludere è questa: possiamo edificare un futuro credibile per il nostro Paese senza fare i conti con le verità negate sulle stragi mafiose che stanno alla base sia della Prima Repubblica (Portella della Ginestra), sia della Seconda Repubblica (biennio stragista 92-93)?
Personalmente non credo molto alle verità emergenti dalle commissioni parlamentari. Tuttavia è un dato di fatto inquietante che mai si è pensato di costituire una commissione parlamentare con il compito di indagare sul biennio stragista e sulla “trattativa”. Io non credo che si possa costruire una Repubblica dalle fondamenta solide se non si fa chiarezza sul sangue delle stragi del 92-93 e sulla trattativa fra Cosa nostra e settori dello Stato.

Mi si domanda con quale stato d’animo, da uomo dello Stato, io viva questo impegno di magistrato antimafia, se una parte dello Stato è colluso con la mafia. E rispondo: io credo che si possa operare anche dentro uno Stato che ha tali connivenze e timidezze nei confronti della mafia, innanzitutto con un senso di consapevolezza di fondo che la questione del confronto fra mafia e antimafia non è uno scontro fra Stato e anti-Stato. L’impostazione di rappresentare la mafia come qualcosa di estraneo allo Stato, nella logica del rapporto fra guardia e ladri, è vecchia e fuorviante. Non essere lucidamente consapevoli che la mafia ha forte capacità di infiltrazione nello Stato espone al rischio di fallimenti. Noi però dobbiamo guardare anche fuori dallo Stato, alle componenti sane della società che sono ugualmente fondamentali, certo in una prospettiva di non breve scadenza, per la costruzione di qualcosa di nuovo.

Certo, l’azione repressiva non basta, occorrono serie riforme legislative. Se mi si chiede un parere sulle priorità, provo a rispondere in questo modo.
1 – I tempi della giustizia sono intollerabilmente lunghi. Soltanto con una giustizia efficiente si può sperare di ottenere risultati sul fronte repressivo e di conquistare la fiducia dei cittadini. Fino ad ora nessun governo ha fatto qualcosa di serio per incidere su questo problema.
2 – Il Testo Unico delle norme antimafia: se ne discute da decenni, credo che sia ora che il nuovo Parlamento – se c’è la volontà politica di farlo – si assuma la responsabilità di aggiornare e unificare tutto lo strumentario normativo antimafia, che ormai è vecchio e superato. Per esempio tutta la normativa in materia di riciclaggio e di contrasto all’economia mafiosa è assolutamente insufficiente e inadeguata, ed è il motivo per cui in Italia ci sono pochissimi procedimenti per riciclaggio.
3 – Nel Testo Unico andrebbe riformulata tutta la gestione dei beni confiscati, con l’istituzione dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati.

Ma al di là delle pur necessarie riforme normative, occorre ritrovare la volontà collettiva di fare verità e giustizia, a cominciare dalle stragi di mafia, perché senza questa volontà collettiva, come dimostra la storia dell’antimafia, neanche la magistratura riesce a scoprire la verità. Tutti i momenti nei quali si sono raggiunti dei risultati sul piano giudiziario sono stati momenti di conquista collettiva, il frutto di un ampio movimento di opinione, di pressione. Senza volontà collettiva non c’è verità e giustizia; senza verità e giustizia siamo di fronte a una società che non ha futuro.”

Silenzio Antimafia

Marzo 28, 2008 on 5:55 pm | In Politica, Informazione | 38 Comments


Vladimiro Crisafulli, Partito Democratico

In un sussulto di autostima, il sistema dei media dovrebbe imporre una sessione di campagna elettorale interamente dedicata alle priorità anti-mafia. Ma non avverrà. Ha fatto bene l’autorevole sito di informazione economica Lavoce.info a gettare un sasso nella palude coin un editoriale del 25 marzo, che condivido e ripropongo qui.

“Lavoce.info ha preso un’iniziativa perché la politica, senza distinzioni di schieramento, si assuma impegni chiari e trasparenti sulla lotta alla criminalità organizzata. Ai candidati premier chiediamo di dichiarare in modo circostanziato quali provvedimenti adotteranno, qualora vengano eletti, per combattere, con misure d’ordine pubblico, la criminalità organizzata, per sostenere i moti coraggiosi di rivolta alla mafia che provengono dalla società civile e per ridurre l’area di consenso intorno alle organizzazioni criminali. Le loro risposte verranno pubblicate su questo sito. L’iniziativa parte dalla considerazione che qualcosa di unico stia avvenendo nei territori controllati dalla criminalità organizzata, maggior ostacolo allo sviluppo economico e civile del Sud del Paese. Vi è stata a Bari una grande manifestazione con oltre centomila persone che, ricordando le centinaia di vittime della criminalità organizzata, hanno levato il loro grido perché la società coralmente si ribelli alla schiavitù delle mafie. Dopo la Confindustria siciliana, i commercianti di Palermo, si sono ribellati al pizzo e hanno collaborato con le forze di polizia consentendo l’arresto di decine di mafiosi ricattatori. Sembra che si stia sgretolando il muro dell’omertà e che, grazie ai moti della società civile, il mangime di cui la mafia si nutre - paura e soggezione - stia venendo a mancare. Questo risveglio delle coscienze va promosso e supportato, in modo che si traduca in cultura stabile, solidificandosi in norma sociale”.

Marigliano, Italia

Marzo 27, 2008 on 12:14 pm | In Politica | 25 Comments

Caro Piero,

io ed altri componenti del Meetup di Napoli stiamo girando un documentario sulla situazione rifiuti in Campania, andando in giro per i vari luoghi interessati ed intervistando le persone del posto, nonché recuperando documenti.

Oggi sarò ad intervistare il sindaco di Giffoni sei Casali (SA), mentre la settimana scorsa siamo stati a Marigliano (NA), dove all’interno di un depuratore di acque reflue già interessato da interventi della magistratura stanno realizzando un sito di stoccaggio di balle di rifiuti “tal quale”, in deroga a qualsiasi legge e disposizione ambientale e sanitaria, nonostante tutt’intorno sia ricolmo di rifiuti speciali e tossici.

Abbiamo messo online il video girato a Marigliano. Te lo segnalo sperando che sia di tuo interesse e che tu voglia sottoporlo all’attenzione dei tuoi lettori.

Lo trovi QUI.

Ciao, Fabio

Paolo Guzzanti

Marzo 26, 2008 on 3:11 pm | In Politica, Informazione | 57 Comments

Ho scoperto il suo blog di recente. E inizio a condividere l’idea di rivedere la legge Basaglia. Già socialista, poi cossighiano, Paolo Guzzanti approdò alcuni anni fa alla corte d’Arcore. Come Pecorella, Ferrara, Meluzzi, Bondi e compagnia brutta si convertì al berlusconismo al costo di tormenti inenarrabili. Tra questi: la vice-direzione del Giornale che fu di Montanelli e un seggio al Senato con tanto di scorta personale e presidenza di commissione parlamentare Mitrokhin, la più inutilmente costosa della storia parlamentare recente. Una volta, nella primavera del 2006, mi capitò di incrociarlo al dellutriano circolo di via Marina a Milano. Mi divertii a interpellarlo sui bambini bolliti in Cina dai comunisti cattivi - argomento clou in quei giorni di campagna elettorale - e lui farfugliò qualcosa, naturalmente per dire che Berlusconi aveva ragione. Non ci fu tempo per la seconda domanda. Fui importunato, strattonato e cacciato dagli agenti di scorta. Ero solo, ma non mi arresi. In strada avvicinai di nuovo il prestigioso senatore berlusconiano e gli riferii il comportamento degli addetti alla sua sicurezza (pagati dai cittadini). Prima d’infilarsi nell’auto blu Guzzanti farfugliò di nuovo qualcosa, questa volta per dire assai coraggiosamente che non sapeva, che non capiva, che non c’entrava, mentre uno dei guardiani che gli avevo indicato, altro cuor di leone, spariva di scena come d’incanto.
Tutto questo per dire che il confronto pubblico sulla questione Scaramella-Mitrokhin fra il prestigiosissimo senatore berlusconiano (riconfermato in lista per la terza volta) e il giornalista Sandro Orlando, verosimilmente non si farà. Ricapitolo la breve vicenda, per evitare che i soliti miserabili sguazzino nel torbido. Io da questo blog ho proposto il confronto con piena garanzia di par condicio (visto che non mi chiamo Fede né Belpietro né Bonaiuti, per me tale garanzia è insita nel concetto di confronto). Orlando era disponibile. Guzzanti ha scritto di essere d’accordo a certe condizioni. Ho scritto una mail a Guzzanti per proporgli formalmente la cosa. Mi ha risposto un giovane di nome Amir, che si è presentato come un suo collaboratore. L’ho ricevuto a Milano in un bar. Abbiamo definito le modalità dell’eventuale dibattito. Gli ho segnalato due date buone invitandolo a sottoporle a Guzzanti. Il mio interlocutore mi ha promesso una risposta entro tre o quattro giorni. Sono passate alcune settimane e non l’ho più sentito. Delle due l’una: o il giovane di nome Amir è un millantatore di credito oppure il senatore Guzzanti non accetta il confronto con Sandro Orlando. Nel secondo caso, visto che da tempo sostiene che nessuno ha il coraggio di confrontarsi con lui, farebbe la figura del guappo di cartone, come si dice a Napoli.

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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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